Ozick Cynthia

La galassia cannibale

Pubblicato il: 6 dicembre 2013

Diverse persone, in tempi più o meno recenti, mi hanno suggerito Cynthia Ozick. Diverse persone hanno avuto ragione. La Ozick è una scrittrice che vale la pena leggere e conoscere, nonostante in Italia sia letta poco e conosciuta ancora meno. Ho trovato un paio dei suoi romanzi in un negozio di libri usati perché nelle librerie “normali” la Ozick è del tutto assente. “La galassia cannibale”, prima edizione Garzanti, anno 1988. Quasi introvabile. Un libro che ho letto con estrema curiosità e discreta soddisfazione.

Joseph Brill è il direttore di una scuola elementare americana, la “Edmond Fleg”. Ebreo di origini francesi, è giunto negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra mondiale. “Al direttore capitava spesso di fare battute ancestrali del genere, e sempre a sue spese: come avesse dentro un folletto. Del folletto aveva le smorfie, gli ammiccamenti, i piccoli denti maliziosi, lo sguardo elusivo e sornione, la pelle lustra e rubiconda. Tutto questo, però, nascondeva una natura malinconica, da eterno sconfitto“. Brill ha studiato alla Sorbona ed ora si trova a capo di un istituto scolastico piantato proprio nel cuore degli Stati Uniti, “dentro la cavità toracica del continente“. Tutto nella media: posizione, architettura, studenti ed insegnanti. La vita di Joseph Brill inizia, però, a Parigi. Lì ha modo di formarsi, sia come ebreo che come persona. Cresciuto tra la rivendita di pesce di suo padre e gli insegnamenti del rabbino Pult, Joseph, al momento giusto, sceglie di dedicarsi agli studi astronomici. Durante la guerra tutta la sua famiglia viene deportata, lui riesce a salvarsi grazie a quattro suore che scelgono di nasconderlo in una cantina. In quel periodo Brill legge tantissimo e di tutto, “indiscriminatamente“, compresi i numerosissimi libri appartenuti ad un vecchio sacerdote morto. Tra questi anche quelli di un certo Edmond Fleg.

Proprio in questa fase della sua vita, Joseph Brill elabora la sua idea. Decide che, se la guerra l’avesse lasciato vivo, avrebbe fondato una scuola “governata secondo il principio di due nobilt06à gemelle, due tradizioni gemelle. La fusione fra la dotta Europa e la brunita Gerusalemme. La leggiadria del giardino fiorito di Madame de Sévigné sposata alla perfetta serenità di un Sabbath purificato. Cornaille e Racine messi accanto a Giona Qoèlet. Le combinazioni ruotavano nel suo cervello. Vedeva la civiltà che aveva inventato il telescopio fianco a fianco con la civiltà che aveva inventato la coscienza – astronomi e salmisti in un maestoso sogno di pace“. Un progetto che realizza diversi anni più tardi in America. Brill crede fermamente nel suo sistema scolastico e lo riserva agli studenti della scuola “Edmond Fleg” che ha fondato grazie all’appoggio di una ricca signora. Dopo anni, però, tutto sembra ristagnare nel tempo, tutto si muove con la mollezza di sempre. Servirebbe rinvigorire quel sogno, caricarlo di una nuova energia. Servirebbe un genio, una mente eccelsa, un alunno che mostri il suo talento dando a Brill l’input per una missione nuova e suprema. Il direttore sembra individuare tale potenziale. Tra le sue nuove allieve, infatti, c’è Beulah Lilt, la figlia di Hester Lilt, eminente studiosa, donna erudita e di un’intelligenza ben oltre la norma. Brill immagina incarnata nella donna la forza e la supremazia della “galassia cannibale”, un ammasso di gas primordiale capace di divorare ed inghiottire tutto ciò che la circonda. E spera con forza che la figlia sia l’esatta copia di sua madre.

Però Beulah Lilt non ha le qualità di Hester Lilt. Né il suo genio, né il suo talento. E’ una bambina apatica e mediocre. Una mediocrità che Brill si ostina a non accettare e che rinfaccia pesantemente e continuamente alla madre Hester. L’uomo non riesce a spiegarsi come la madre possa tollerare la banalità di sua figlia, come riesca a reggere il peso di una bambina tanto insignificante. L’indifferenza di Hester Lilt rispetto alla “normalità” di sua figlia lo mortifica, lo ferisce. Così capisce che Hester Lilt è una madre come tutte le madri, che nonostante il suo genio è una donna con tutti i difetti e le ottusità che la maternità comporta. Non comprende che sotto la “normalità” di Beulah potrebbe esserci qualcosa di diverso da un’allieva capace e metodica. Il tempo, ovviamente, darà torto al vecchio Brill che, neppure dopo essere diventato padre, sembra mutare la propria visione del mondo.

La fissità del direttore Brill appare gelida e perenne come quella delle stelle che ha studiato. La Ozick costruisce un personaggio che, a tratti, risulta arrogante ed irritante. E’ una figura che, nel corso della sua vita, ha sempre avuto bisogno di possedere un idolo. Nonostante sua madre, da bambino, gli avesse proibito di seguire qualsiasi idolatria, nel pieno rispetto della fede ebraica, Joseph Brill vive costantemente all’ombra o alla ricerca di qualcosa da adorare, un’entità a lui superiore che lo faccia sentire vivo e partecipe. Il destino, però, sembra pronto a stravolgere le immutabilità di cui Brill vive lasciando così la sensazione che, alla fine, la vera “galassia cannibale” siano i mutamenti imprevedibili del tempo.

Edizione esaminata e brevi note

Cynthia Ozick è nata a New York nel 1928 da genitori ebrei russi. L’educazione religiosa che ha ricevuto non le ha proibito di conservare una mentalità comunque laica. Ha studiato Letteratura presso la New York University ed ha ottenuto un master alla Ohio State University. Il suo romanzo d’esordio si intitola “Trust” ed è apparso nel 1966. Nella sua carriera ha conquistato numerosi premi e riconoscimenti letterari ed è considerata una delle migliori scrittrici americane contemporanee. Tra le sue opere tradotte in italiano: “Il rabbino pagano”, “La galassia cannibale“, “Il Messia di Stoccolma“, “Lo scialle”, “Eredi di un mondo lucente”, “La farfalla e il semaforo”, “Corpi estranei“.

Cynthia Ozick, “La galassia cannibale”, Garzanti, Milano, 1988. Traduzione di Claudio Salafia. Titolo originale: “The cannibal galaxy”, 1983.

Pagine Internet su Cynthia Ozick: Wikipedia / Jewish Virtual Library / New York Times