Ozick Cynthia

Il messia di Stoccolma

Pubblicato il: 25 marzo 2015

Chi conosce Bruno Schulz? Io, come spesso accade, non lo avevo mai sentito nominare. Invece Cynthia Ozick nutre per questo scrittore polacco di nazionalità austriaca un’immensa ammirazione, tanto da ispirarsi alla sua opera e alla sua morte per “Il messia di Stoccolma”, un romanzo uscito nel 1987 e di cui ho trovato una prima edizione Garzanti del 1991 nel solito negozio di libri usati di Corso Rinascimento a Roma. Il 19 novembre 1942 un ufficiale della Gestapo spara a Schulz lungo una strada di Drohobycz. Secondo un’accreditata versione dei fatti, Bruno Schulz venne ucciso per una sorta di scellerata ed insipida vendetta. Il suo corpo non è mai stato ritrovato perché finito in una fossa comune accanto ai cadaveri di altri ebrei come lui. Dello scrittore e disegnatore polacco restano le poche opere che scrisse: “Le botteghe color cannella”, “Il sanatorio all’insegna della clessidra” e “La cometa”. A queste dovrebbe aggiungersi “Il messia”, un testo andato perso, di cui sono state ritrovate solo delle parti illustrate.

Ed è proprio a questo libro scomparso, al mistero legato alla sua creazione e all’originalità di Bruno Schulz che si ispira la Ozick per “Il messia di Stoccolma”. Una vicenda che possiede tratti grotteschi e persino ossessivi e che vede come protagonista un certo Lars Andemening, critico letterario dal temperamento malinconico e solitario che scrive recensioni sull’edizione del lunedì del Morgontörn. “Lars era inchiodato al lunedì: parecchio tempo addietro era stato deciso che nessuno faceva alcun caso alla pagina culturale del lunedì mattina. […] Il lunedì non valeva niente. Nessuno leggeva Lars, nessuno lo importunava, nessuno gli dava fastidio; era libero. Questo libertà lo mandava a letto prima di sera, e non si trattava di indolenza“. Ma oltre al suo mestiere di recensore di libri che nessuno legge, Lars è quasi ossessionato dalla sua provenienza. Sa di essere arrivato in Svezia bambino, sa di esserci arrivato dalla Polonia insieme a tanti altri piccoli ebrei in fuga da Hitler e sa di essersi scelto un nome direttamente da un dizionario per potersi attribuire un’identità, una coscienza. Il suo destino è comune a quello di molti profughi: aver perso tutto e doversi ricostruire un presente accettabile considerando che ogni radice è smarrita.

Lars Andemening ha quarantadue anni, fisico smilzo e tutto ossa, viso immaturo e “una nota di incompiutezza“. Due matrimoni falliti e una bambina che sua madre ha portato con sé negli Stati Uniti. Vive praticamente solo per i suoi libri, conducendo un’affannosa ricerca attorno a Bruno Schulz e a “Il messia”, l’opera scomparsa. A dirla tutta, Lars è convinto che Schulz sia suo padre. Non solo è convinto, lui sa che Schulz è suo padre. “Ho tutti i particolari del suo viso, lo conosco a memoria. Conosco quasi ogni parola che abbia scritto. Padre e figlio. Ci assomigliamo come due gocce d’acqua. Lo stesso naso – lo vede il mio mento come finisce a punta? E non è neanche una questione di lineamenti: c’è affinità – la sua voce, la sua mente“. Non confessa a nessuno questa sua idea, la nutre e la protegge da chiunque eppure trova il coraggio di parlarne ad Heidi Eklund, la profuga tedesca che possiede e gestisce una libreria. L’unica libreria di Stoccolma nella quale Lars sia riuscito a trovare le opere di suo padre in lingua originale, quella lingua polacca che lui considera la sua lingua ma che non conosce e che vuole studiare ed imparare alla perfezione per poter leggere nella stessa lingua di Bruno Schulz.

Heidi, nonostante l’assurdità della vicenda, aiuta Lars a recuperare lettere, fotografie e documenti relativi al suo presunto padre. E per l’uomo è un’emozione conoscere qualche dettaglio e qualche notizia in più sull’esistenza e sull’opera di quel padre così evanescente e dimenticato. Tutto attorno a Schulz appare indefinibile e, proprio per questo, ancora più ossessionante per Lars Andemening perché di certo è molto più facile continuare a nutrire le proprie illusioni attraverso l’inafferrabile piuttosto che sfatarle con dati certi e concreti. Per questo quando Heidi fa pervenire a Lars un messaggio spiegandogli che una ragazza con il manoscritto de “Il messia” era passata in negozio dichiarando di essere la figlia di Bruno Schulz, le convinzioni del solitario recensore del Morgontörn potrebbero essere messe in seriamente discussione. Perché credere che il manoscritto esista davvero e che esista persino un’altra persona che dichiari di essere la figlia di Bruno Schulz è qualcosa che va al di là di ogni sopportazione: “Non c’è posto per un altro figlio, in questa storia. Non è possibile, non può essere“.

Il romanzo della Ozick è semplicemente perfetto. Racchiude tutta la teatralità che serve alla parodia di un’ossessione come quella vissuta dal protagonista. Scenari cupi ma bianchi di neve e gelo che si percepiscono dalle stanze e dai luoghi in cui i personaggi si muovono. Le situazioni si incastrano come tasselli di un quadro impeccabile e la narrazione procede mettendo in luce il grande talento della scrittrice d’origine ebraica e russa ma nata e cresciuta nel Bronx. “Il messia di Stoccolma” racchiude il desiderio atavico di ogni essere umano: possedere una storia, una genesi. Lars si inventa un nome e si inventa un padre con il preciso intento di sentirsi vivo e vero e di poter pensare di poter appartenere a qualcosa, a qualcuno. La storia de “Il messia” ha sviluppi che sfiorano il giallo e che procedono in maniera estremamente intrigante. Un buon libro. Davvero un buon libro.

Edizione esaminata e brevi note

Cynthia Ozick è nata a New York nel 1928 da genitori ebrei russi. L’educazione religiosa che ha ricevuto non le ha proibito di conservare una mentalità comunque laica. Ha studiato Letteratura presso la New York University ed ha ottenuto un master alla Ohio State University. Il suo romanzo d’esordio si intitola “Trust” ed è apparso nel 1966. Nella sua carriera ha conquistato numerosi premi e riconoscimenti letterari ed è considerata una delle migliori scrittrici americane contemporanee. Tra le sue opere tradotte in italiano: “Il rabbino pagano”, “La galassia cannibale“, “Il Messia di Stoccolma“, “Lo scialle”, “Eredi di un mondo lucente”, “La farfalla e il semaforo”, “Corpi estranei“.

Cynthia Ozick, “Il messia di Stoccolma”, Garzanti, Milano, 1991. Traduzione dall’inglese di Mario Materassi. Titolo originale “The messiah of Stockholm” (1987).

Pagine Internet su Cynthia Ozick: Wikipedia / Jewish Virtual Library / New York Times