Mainardi Anna

Ballata per violino e pianoforte

Pubblicato il: 10 giugno 2013

La storia di Attilio e di Milli somiglia a tante storie italiane. Persino a quella dei miei nonni. Storia di persone che restano nella memoria dei figli che hanno generato. Storia di decenni che sono scivolati tra un matrimonio, una guerra, una famiglia e il tentativo di una rinascita necessaria. Anna Mainardi in “Ballata per violino e pianoforte”, il suo primo romanzo, racconta semplicemente la storia dei suoi genitori. Una semplicità che tracima da ogni pagina. Una semplicità che, purtroppo, si traduce in una narrazione incolore, prevedibile, ordinaria. La sensazione è che questa scrittrice non fosse ancora pronta per elaborare un romanzo, che è e rimane tra le forme letterarie più complesse ed impegnative che esistano. Manca uno stile che possa dirsi personale ed originale, manca un impianto narrativo adeguatamente architettato ma, soprattutto, manca quell’incanto che ogni storia, vera o finta che sia, deve possedere per avvincere il lettore e tenerlo incollato al libro.

Assodata l’immaturità letteraria della Mainardi, che a me pare lampante, si può apprezzare il suo impegno e, soprattutto, la volontà di trasformare i suoi familiari in personaggi. Il romanzo, però, sembra somigliare più ad una diligente cronaca degli eventi che ad un’opera letteraria in senso stretto. Siamo negli anni ’30, Attilio e Milli sono due giovani musicisti pieni di belle speranze. Lui violinista, lei pianista. Si incontrano al Conservatorio di Parma. Dai loro sguardi e dalle loro parole inizia una storia d’amore. Si sposano dopo poco tempo ma, proprio come accadde ai miei nonni e a tante altre persone, Attilio viene mandato al fronte perché è appena scoppiata la Seconda Guerra Mondiale mentre Milli resta nella casa paterna dove mette al mondo due gemelli: Carlo e Giuseppe. I tempi sono complicati, si ha difficoltà a trovare cibo, ci si deve arrangiare con poco, pochissimo. Intanto la paura dei bombardamenti costringe la gente a riparare dove può. Milli coi genitori e i bambini trova ricovero in una galleria e lì vive parecchio tempo in attesa che la guerra finisca e che Attilio torni a casa.

Attilio, infatti, torna. Il suo carattere è rimasto quello austero e rigido di sempre. Possessivo e geloso nei confronti di Milli, autoritario e facilmente irritabile nei confronti dei due figli che nutriranno sempre nei suoi riguardi sentimenti di rispetto ma anche di timore. La ricostruzione costa fatica e sacrifici. Attilio rinuncia per sempre al violino e ai sogni di musicista. Milli ritrova il pianoforte ma solo per suo diletto personale visto che Attilio, uomo vecchio stampo, non vuole che sua moglie lavori impartendo lezioni di musica come avrebbe desiderato. Un’imposizione che Milli decide di accettare con una remissione che oggi potrebbe apparire del tutto inaccettabile, irritante persino. Milli si adatta ai difetti di suo marito con una notevole dose di rassegnazione. La stessa rassegnazione che si impone quando Attilio, per motivi di lavoro, deve spostarsi da un luogo all’altro d’Italia: Roma, Cagliari, Trieste, La Spezia, Torino, nuovamente Roma. Un nomadismo imposto da esigenze economiche ma che costringe una famiglia intera a vagare per anni da una casa all’altra, da una scuola all’altra.

Terminata la lettura di “Ballata per violino e pianoforte” mi sono chiesta perché la Mainardi, che aveva tra le mani una storia familiare comunque interessante e, soprattutto, una vicenda materna e femminile così esemplare, non abbia scelto di sfruttarle meglio. Le mutazioni della condizione femminile, ad esempio, avrebbero potuto essere scandagliate in maniera più attenta e più approfondita. Invece sono rimaste in forma di embrione, accennate, abbozzate ma non esplose in tutta la loro deflagrante rilevanza. Un romanzo debole, questo, una scrittura ancora troppo ingenua, poco incisiva, poco compiuta. Serve altro tempo, probabilmente. Serve scrivere ancora e ancora. E, come sempre, serve leggere con estrema attenzione almeno cento pagine di eccellente letteratura per ogni pagina che si tenta di scrivere. E’ quello che auguro alla Mainardi che spero perdoni la franchezza un po’ spietata del mio giudizio.

Edizione esaminata e brevi note

Anna Mainardi è nata a Cagliari nel 1952. Ha vissuto anche a La Spezia, Torino, Siena e Roma, città nella quale abita tuttora. Ha lavorato per molti anni come bibliotecaria presso l’Università di Roma Tre. La scrittura è arrivata relativamente tardi, in età matura. Ha pubblicato alcuni racconti. “Ballata per violino e pianoforte” (Iacobelli Editore, 2013) è il suo primo romanzo.

Anna Mainardi, “Ballata per violino e pianoforte“, Iacobelli Editore, Roma, 2013.

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