Ovejero José

Un anno nero per Miki

Pubblicato il: 27 febbraio 2012

Miki incarna alla perfezione l’uomo senza qualità. Un essere dagli atteggiamenti superficiali e privo di una personalità autentica e degna di nota. E’ indifferente, insofferente e, il più delle volte, ipocrita ed impassibile. Eppure quell’anno, il 2001 per essere esatti, per lui è stato un anno nero, un “mal año”. Un anno in cui, nell’arco di poche settimane, la sua vita viene toccata da due eventi tragici: la morte del figlio Boris e la morte della moglie Verena. “Boris si schiantò alle due e mezzo di notte contro la parete di fondo di un negozio di tessuti, dopo aver attraversato la vetrina e travolto la decorazione di tende e teloni”. Le cause dell’incidente? Nessuno sa spiegarle realmente e mentre Verena sprofonda in crisi di pianto e sofferenze lancinanti, Miki resta come sempre quasi indifferente. Cerca semplicemente di fare o dire quel poco che serve agli altri per credere di avere di fronte un padre inconsolabile. In realtà Miki non soffre e preferisce non ricordare neppure quel poco che sapeva di suo figlio.

Quando qualcuno stupra ed uccide Verena, la sua reazione non è molto diversa. “Congetture. Miki non poteva sapere quello che era passato per la testa di Verena quando aveva deciso di deviare leggermente dal suo percorso abituale per entrare nella Casa de Campo […]. Nel giro di pochi giorni, Miki aveva smesso di fare congetture”. La sua vita, tranne che per la comparsa di attacchi di panico che mai, prima di quel momento, aveva avuto, risulta del tutto identica al solito. L’uomo si reca presso gli studi radiofonici dove conduce un programma di economia ed apre il suo spazio con la stessa verve e la stessa brillante energia di sempre. “Miki condusse il programma con una professionalità che alcuni ammirarono e altri considerarono quasi indecente”.

La nuova situazione non gli procura sconvolgimenti eclatanti. Miki si adatta, semplicemente. Sceglie di non rispondere più al telefono e di installare un sistema di video camere di sorveglianza all’ingresso della sua casa. Si isola consapevolmente da tutto il resto e il lutto diviene un pretesto accettabile e facilmente giustificabile per blindarsi in casa e recidere i contatti col mondo. Lavora al computer, guarda film porno in TV e, se ne ha bisogno, prende sostanze calmanti e dorme.
Qualche stimolo arriva, neanche a dirlo, dalle donne. Lucia, la collega della radio, tenta di sedurlo ma si ritroverà ad essere quasi violentata da Miki e poi Mónica, la ragazza di Boris, nei confronti della quale l’uomo prova un’attrazione quasi ossessiva e vagamente patetica.

Ovejero ha costruito un personaggio perfetto, lo ha trattato con un linguaggio che gli aderisce come un guanto. La narrazione scorre senza infamia e senza lode, esattamente come la vita di Miki. Si resta in superficie: è meglio che la comprensione non vada oltre un minimo appena sufficiente. Miki sembra egoista, in realtà è qualcosa di peggio: è vuoto. Le sue reazioni sono basilari e spesso neppure sincere. Può provare rabbia o avvertire pulsioni sessuali ma si tratta di moti che, scritti come sono scritti, rientrano nella sfera degli impulsi ancestrali e che non hanno nulla a che fare con le emozioni né, tanto meno, con dei sentimenti perché Miki non sembra capace di arrivare a tanto.

L’aridità di questo 43enne se inizialmente risulta detestabile ed irritante, col procedere delle pagine tende ad assumere i toni della consuetudine. Si accetta Miki per la nullità che è e non ci si può arrabbiare con lui. Non più di tanto, almeno. Un po’ perché somiglia a molti uomini in carne ed ossa, un po’ perché la sua irresolutezza e l’approssimazione delle vicende narrate in questo libro somigliano fin troppo a quelle della vita reale.

Edizione esaminata e brevi note

José Ovejero è nato a Madrid nel 1958. E’ laureato in Geografia e Storia. Dopo aver vissuto diversi anni in Germania, si è stabilito a Bruxelles. La sua produzione letteraria è piuttosto ampia. E’ autore di poesia, di romanzi e di libri di viaggio. Collabora anche con quotidiani e riviste. Tra i libri tradotti in italiano possiamo ricordare: “Cina per ipocondriaci” (Feltrinelli, 2000), “Come sono strani gli uomini”, “Nostalgia dell’eroe”, “Donne che viaggiano da sole”, “La vita degli altri”, “Non succede mai niente”, “Prime notizie su Noela Duarte” e “Un anno nero per Miki” pubblicati tutti da Voland.

José Ovejero, “Un anno nero per Miki”, Voland, Roma, 2011. Traduzione di Bruno Arpaia. Titolo originale “Un mal año para Miki” (2003).

José Ovejero: Sito ufficiale / Scheda Voland