Giurickovic Dato Anna

La figlia femmina

Pubblicato il: 9 gennaio 2017

Maria ha cinque anni. E’ italiana ma abita a Rabat coi suoi genitori: Giorgio, un diplomatico che lavora presso l’ambasciata italiana, e Silvia, una donna che vive solo per la famiglia. Maria è sveglia, curiosa, attenta. Ama i suoi genitori e, soprattutto, adora il suo papà. E’ bello, il suo papà. E’ intelligente ed affascinante. Sa spiegare tutto e capisce ogni cosa: “È l’unica figlia di suo padre. Se un giorno lui la legasse e la stendesse su un altare accanto a legna da ardere, lei non si stupirebbe. Pensa che lui lo farebbe fissandola con gli occhi neri e severi, attraverso le ciglia ramate. Lei gli accarezzerebbe un riccio della criniera arancione che ha sempre voglia e timore di toccare. Penserebbe che se lo fa papà è giusto. Le piace ascoltare la sua voce mentre tiene la mano alla mamma, e si sente protetta. Ha una voce profonda, senza mai un’esitazione“.

Maria ha tredici anni. Non è più la bambina allegra e spumeggiante che era un tempo. E’ una ragazzina con lunghi capelli bruni e un carattere complicato. Ora vive a Roma con sua madre Silvia. Non ha amici, non va a scuola. E’ proprio la voce narrante della madre a descriverla “Non dorme mai. Di notte passeggia per il corridoio buio e, senza avere consapevolezza del rapporto che c’è tra il suo corpo e lo spazio, sbatte sui muri e fa rumore. A volte si fa male e impreca“. Maria e Silvia sono sopravvissute al dramma che le ha coinvolte, precipitandole di colpo da Rabat a Roma. Gli sguardi della madre esplorano la bellezza acerba ed incantevole della propria figlia, ne scrutano il fascino, ne celebrano l’energia ma si soffermano anche tra ricordi di eventi ormai passati che avrebbero dovuto indurre una madre a capire quello che, forse per semplice incredulità o cattiva volontà, ha preferito non vedere.

Antonio, l’uomo che Silvia sta frequentando, è arrivato. Vuole che Maria lo conosca e che lui conosca Maria. Una cena che la ragazzina potrebbe rovinare in qualsiasi momento, magari solo per una parola storta. Invece Maria sembra più pacata e sorridente del solito. Non è infastidita da Antonio, per lei un estraneo. Anzi. Maria è disinvolta e frizzante, persino troppo, a dire il vero. Il vino bevuto a tavola di certo esaspera un po’ i toni e quando Silvia sembra assopirsi sul divano in una sorta di ovattato dormiveglia, si rende conto che sua figlia sta tentando spudoratamente di sedurre Antonio e che lui, di fronte al giovane corpo e alle moine di Maria, viene coinvolto come mai Silvia avrebbe creduto possibile.

Maria vittima? O Maria carnefice? Esiste un confine preciso ed immutabile? Di certo la Giurickovic Dato ha saputo generare un romanzo in cui l’ambiguità cresce pagina dopo pagina, un romanzo in cui i ruoli sfumano e si confondono fino al punto in cui non è più possibile tracciare un limite nitido tra innocenza e colpevolezza. Di certo il richiamo alla Lolita di Nabokov pare inevitabile anche se qui la giovane seduttrice si porta nel cuore un segreto terribile ed inconfessabile o, più semplicemente, un segreto che non appare sufficientemente verosimile, neppure a sua madre.

“La figlia femmina” è un romanzo d’esordio ma, nonostante questo, lascia intravedere buone potenzialità. Indagare un rapporto tra madre e figlia che si fa a tratti perverso e quasi diabolico non è semplice ma Anna Giurickovic Dato ha saputo amministrare la materia narrativa in maniera assennata ed intelligente. La psiche, in tutto questo, mantiene un ruolo preponderante ma è compito di chi legge afferrare certe sottigliezze, elaborarle alla luce di quel che viene raccontato e poi farne materia di riflessione.

Edizione esaminata e brevi note

Anna Giurickovic Dato è nata a Catania nel 1989 ma vive da sempre a Roma. E’ autrice di racconti. “La figlia femmina” è il suo primo romanzo.

Anna Giurickovic Dato, “La figlia femmina“, Fazi Editore, Roma, 2017.

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