Di Paolo Paolo

Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c’era

Pubblicato il: 8 giugno 2014

Indro Montanelli non è stato soltanto un giornalista e scrittore molto prolifico. Su di lui e sulle sue avventure di inviato speciale è stato pubblicato molto: per lo più biografie, alcune riuscite come quella di Marcello Staglieno, altre meno come quella di Paolo Granzotto; ed inoltre alcuni omaggi –  in realtà spesso autentiche mistificazioni della sua personalità –  ovvero quasi dei diari di vita  che volevano raccontare cosa significava, soprattutto negli anni ’70 e ’80, appartenere al “partito di Montanelli”. “Tutte le speranze” di Paolo Di Paolo, che già per Rizzoli  aveva curato i montanelliani “La mia eredità sono io. Pagine da un secolo” e “Nella mia lunga e tormentata esistenza. Lettere da una vita”, è invece un libro particolare, una sorta di ibrido tra memoria e biografia. Da un lato la storia personale di Paolo Di Paolo giovanissimo aspirante giornalista che ammira “un signore ormai ottantenne come il suo personale Grande Gatsby”: le tante lettere inviate, anche con pseudonimi alla “Stanza”, Montanelli che risponde, la telefonata con la quale gli diceva di aver apprezzato la lettera d’auguri per i suoi 89 anni ma di non averla voluta pubblicare per evitare autocelebrazioni, l’incontro nell’aula magna di una scuola milanese, e via dicendo. E poi la rievocazione di alcuni momenti di vita del grande giornalista in un inedito viaggio a ritroso dal 2001 al 1909: dal rifiuto della carica di Senatore a vita alla rottura con la destra berlusconiana, dalla gambizzazione da parte delle brigate rosse, passando dalle battaglie sul divorzio, sull’eutanasia, da quelle ecologiste ante litteram in difesa di Rapallo e Venezia, fino al periodo coloniale, quello della fede fascista e poi della giovinezza in quel di Fucecchio, già allora funestata da una ricorrente depressione. Un omaggio che, proprio in relazione alle “speranze” del titolo, ci racconta, senza enfasi e senza pretesa di verità, come il successo non possa e non debba essere disgiunto dall’indipendenza e dalla capacità di ripartire da zero dopo che ci si è accorti di aver seguito fino ad allora idee sbagliate e uomini altrettanto sbagliati. Di Paolo non cita una nota frase di Montanelli ma alla fin fine il concetto è sempre quello: “I principi restano e le idee invece cambiano con gli uomini cui vengono date in appalto. L’impegno della coerenza ho imparato a riservarlo soltanto ai valori fondamentali cui un uomo deve ispirare la propria condotta: il dovere dell’onestà, della sincerità, del coraggio, della responsabilità. Ma sul piano delle idee, sono state proprio l’onestà, la sincerità e il coraggio che mi hanno costretto a cambiarle ogni volta che mi sono trovato di fronte all’evidenza del loro o del mio inganno”. Parole che di questi tempi sembrano destinate alla rottamazione se è vero che alcune idee, spacciate come buone perché ricordano la velocità e chissà che altro, vogliono soppiantare i principi e il buon senso.

Molti di noi potranno convenire come nel libro di Di Paolo proprio la parte biografica risulti la più carente, avendo omesso molti passaggi chiave della vita del giornalista toscano. Chiaramente però, con questa voluta fusione di privato e di storia pubblica, non era la biografia l’intento principale del nostro autore e quindi potremo apprezzare altro del libro, come lo stile che scorre via senza impantanarsi in quelle elucubrazioni sentimentali tipiche della diaristica. Bisogna poi dare atto a Di Paolo di aver scritto un omaggio al giornalista toscano evitando nel contempo la santificazione: molte delle pagine di “Tutte le speranze” riguardano gli abbagli e gli episodi controversi della vita di Montanelli, già amplificati da un carattere difficile e da un dopoguerra italiano che tendeva ad estremizzare ogni contrapposizione politica. Pensiamo al suo viscerale anticomunismo, tanto che, non disgiunto da un certo fare guascone e dall’intento di fare colpo sull’ ambasciatrice Clare Boothe Luce, nel 1954 ipotizzò una resistenza armata di “bastonatori” nel caso di vittoria elettorale dei comunisti. Un viscerale anticomunismo, poi in parte riconsiderato dopo l’esperienza ungherese del ’56, che non gli impedì di riconoscere l’onestà intellettuale di Berlinguer (“Il carissimo nemico”) e nel contempo di lasciarci alcuni dei suoi migliori articoli: “il Muro va ricordato per ciò che è stato: non un’aberrazione del comunismo, ma una sua conseguente applicazione”.

Tra gli aspetti controversi anche quella tendenza a semplificare che, ad esempio, un Giorgio Bocca, con la sua consueta sgradevolezza, non ebbe remore a considerare superficialità. Di Paolo la vede in maniera diversa e meno sbrigativa: “Montanelli semplificava, sì, mi dico oggi, semplificava quasi sempre. Lasciando però il dubbio che, anche nella più spiccia, rozza ed irritante della conclusioni a cui approdava, si annidasse una parte di verità” (pag. 53). Di queste conclusioni, forse semplificazioni, forse non prive di verità, ma di sicuro politicamente poco corrette e non prive di una loro genialità, nel libro di Di Paolo ne possiamo leggere di note e di meno note. Ad esempio sul carattere degli italiani: “Sull’aborto, fa considerazioni da laico ma trova ridicolo chi lamenta la condanna del Papa in proposito. Gli italiani, diceva, con le responsabilità se la intendono poco. Quando non riescono ad assumerle, provano almeno a spartirle. Vogliono fare il socialismo d’accordo con i capitalisti, il comunismo con i dollari, la rivoluzione con il consenso delle forze dell’ordine, e i peccati con la benedizione del Papa” (pag. 112). “Tutte le speranze” è un titolo che da una parte quasi si pone in contrasto con il ritratto dell’uomo e del giornalista che conosciamo, profondamente pessimista e disincantato; ma da un altro punto di vista, pur con tutti i limiti di opera “ibrida”, il libro di Di Paolo riesce anche a  mostrarci Montanelli nella sua versione di uomo imprudente, “che non ha mai voluto mettere d’accordo nessuno”, soprattutto tenace e sempre con la voglia di “sentirsi in trincea”.

 

Edizione esaminata e brevi note

Paolo Di Paolo (Roma 1983) è autore tra l’altro dei romanzi “Dove eravate tutti” (2011) e “Mandami tanta vita” (2013). Di Indro Montanelli ha curato per Rizzoli “La mia eredità sono io. Pagine da un secolo” (2008) e “Nella mia lunga e tormentata esistenza. Lettere da una vita” (2012).

Paolo Di Paolo, “Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c’era”, Rizzoli, Milano 2014, pag. 240

Luca Menichetti. Lankelot, giugno 2014