Baraldi Barbara

Aurora nel buio

Pubblicato il: 29 ottobre 2017

Uno dei giudizi più lusinghieri riservati al personaggio di Aurora Scalviati – e quindi al romanzo di Barbara Baraldi – è quello apparso su “Robinson”, l’inserto culturale di Repubblica, da parte di Giancarlo De Cataldo, giudice e scrittore che di poliziesco se ne intende: “Aurora è un personaggio decisamente moderno. Un incrocio tra la Saga Norén di The bridge e la Carrie Mathison di Homeland, schizzata e imprevedibile, angosciata e generosa, interprete di un pensiero divergente che la porta a scontrarsi con l’ottusità di un sistema in cui dominano il conformismo e l’ossessione delle procedure”. Parole che preavvisano le inquietanti vicende di “Aurora nel buio”, ambientate, come leggiamo in quarta di copertina, “in una tranquilla cittadina dell’Emilia”: una presunta tranquillità che probabilmente è soltanto frutto delle rassicurazioni pilatesche delle autorità politiche e amministrative. La spettacolo che si  mostra agli occhi di Aurora Scalviati, giovane profiler della polizia trasferita d’autorità per motivi disciplinari, infatti non ha proprio nulla di tranquillo. Gli aspetti terrificanti e rituali dell’omicidio di una donna – trafitta da grossi chiodi –  e del rapimento di sua figlia vengono subito derubricati come ossessioni della  inquieta profiler, da subito accolta con sospetto e insofferenza dai suoi superiori: la protagonista del romanzo anni addietro è stata gravemente ferita durante una controversa azione di polizia e, costretta a convivere un proiettile nel cranio, ora soffre di un evidente disturbo bipolare. Una disabilità che la Scalviati tenta di domare con sedute clandestine di  elettroshock e con farmaci non prescrivibili. Malgrado questi gravi limiti e l’evidente ostilità – commiserazione nella migliore ipotesi –  di colleghi, commissario e pubblico ministero, che avrebbero già trovato il capro espiatorio per il delitto e per il rapimento della bambina, Aurora è ben decisa a fare luce sul reale significato della scritta “Tu non farai alcun male” tracciata col sangue della vittima. Grazie all’aiuto del collega Bruno, persona con molti segreti, e di un piccola squadra di giovani professionisti, la giovane poliziotta inizia a frugare nel passato di un presunto assassino: il collegamento tra una strage familiare avvenuta alcuni anni prima e alcune vicende remote del XIV secolo, tra inquisitori, epidemie e brutali esecuzioni, troverà una sua spiegazione proprio grazie all’ostinazione della profiler e, paradossalmente, grazie al suo essere facile preda del “Lupo cattivo”, il serial killer.

Proprio questo voler entrare nella mente dell’insospettabile omicida, cogliendo la relazione tra vecchi e nuovi delitti, può spiegare il duplice significato del titolo: da un lato il buio della mente di Aurora, condizionata da un passato e da un presente di rimorsi e disabilità; dall’altro il bagliore che si manifesta una volta abbattuto il muro di mistero costruito negli anni da personaggi mentalmente instabili e, a volte, dominati da sensi di colpa, con una personalità molto diversa da quella mostrata alla luce del sole. Se poi vogliamo citare i serial televisivi, come ha fatto Giancarlo De Cataldo, non ci sembra il caso di dimenticare “Dexter”. I lettori capiranno perché.

Probabile infatti che Barbara Baraldi possa aver preso spunto da qualche nota produzione americana, spesso caratterizzate da sceneggiature eccellenti. Questo non vuol dire però che “Aurora nel buio” sia definibile come un classico poliziesco oppure come un noir al pari di quelli d’oltreoceano; e, in virtù di una sintassi decisamente più corretta, nemmeno un mero clone dei più noti bestseller italiani. E’ vero che Barbara Baraldi ha concesso largo spazio alle psicologie di personaggi tormentati, con un passato inconfessabile, ma, tra le fonti di ispirazione, potremmo pensare anche al gotico rurale del romagnolo Eraldo Baldini  (i delitti e le ossessioni di padre Egidio nella Bononia del 1349) e al filone slasher anni ’70 (i riti sanguinosi del serial killer). Più criticabili semmai le prime e le ultime cinquanta pagine del romanzo: da un lato appare poco credibile l’ottusità degli inquirenti di fronte alla evidente ritualità di un omicidio efferato, con la vittima trafitta da grossi chiodi; dall’altro un epilogo fin troppo concitato che però svela come certe ossessioni omicide possano trasmettersi alla stregua di un virus letale. Soprattutto nel corpo e nella mente dei più innocenti.

Edizione esaminata e brevi note

Barbara Baraldi, originaria della Bassa Emiliana, è autrice di thriller, romanzi per ragazzi e sceneggiature di fumetti, tra cui la serie «Dylan Dog». Il suo esordio nella letteratura poliziesca avviene sulle pagine de «Il Giallo Mondadori» con La bambola di cristallo. In contemporanea con l’uscita del romanzo in Inghilterra e negli Stati Uniti, viene scelta dalla BBC tra i protagonisti del documentario Italian noir sul giallo italiano.

Barbara Baraldi, “Aurora nel buio”, Giunti editore (collana “M”), Firenze 2017, pp. 528.

Luca Menichetti.  Lankenauta, ottobre 2017