Mearini Elena

È Stato Breve Il Nostro Lungo Viaggio

Pubblicato il: 19 novembre 2017

“Un romanzo sull’identità maschile che un uomo non sarebbe mai stato capace di scrivere”.

Questo dice la quarta di copertina del libro, un giudizio che forse è un po’ definitivo ma che non per questo è sbagliato. Chiedersi quanto possa essere credibile un uomo che scrive dal punto di vista di una donna, o una donna che scrive dal punto di vista di un uomo, è sicuramente lecito e la risposta non è certo semplice. In questo caso abbiamo un’autrice, Elena Mearini, che prende le parti di un uomo, Cesare Forti, riuscendoci bene ma non egregiamente, il che tuttavia non influenza negativamente la qualità del racconto, al contrario: gli elementi su cui più si focalizza il libro, ossia la profondità emotiva, i dubbi del protagonista e le digressioni dal punto di vista della sua amante, reggono bene la trama ed hanno uno spessore emotivo che sarebbe difficilmente ascrivibile ad un autore uomo.

Il protagonista è quello che noi oggi chiameremmo un uomo arrivato: imprenditore di successo a capo di una grande azienda, grande casa in periferia, Bentley, moglie e figlia modello. Tutti intorno a lui lo considerano un esempio da imitare e la storia è narrata dal suo punto di vista, in prima persona, permettendoci quindi di avere un’analisi profonda, cruda e quasi brutale del suo subconscio. Scopriamo subito che quella dell’uomo tutto d’un pezzo è solo una commedia, “un’armatura”, come viene definita, che lo protegge dalle aspettative degli altri, fornendo alla folla quello che vogliono vedere. Il suo stesso matrimonio è basato su questo concetto, il talento principale di sua moglie Margherita infatti è essere come gli altri si aspettano, dire quello che vogliono sentirsi dire e farli sentire a loro agio “una specie di sedia pieghevole che ingombra poco, porti ovunque e serve sempre”.

Cesare è consapevole di tutto questo ma continua a recitare la sua parte senza sbavature, finché non conosce Alma, nome forse non casuale, che infatti sembra smascherarlo subito. Donna inafferrabile, distaccata, che sembra prendersi gioco di lui e che il lettore può conoscere meglio grazie a digressioni in corsivo tra un capitolo e l’altro dove è che lei parla, descrivendo aneddoti della sua vita e concentrandosi sul suo rapporto con gli uomini.

Il libro si divide in giornate, a loro volta suddivise in capitoli che ne descrivono diversi momenti in ordine cronologico. La scrittura in generale è scorrevole, periodi brevi ed essenziali. La punteggiatura in particolare è minima, i dialoghi sono trattati come un discorso indiretto anche se non lo sono, una tecnica interessante che forse non piacerà ai puristi ma che non ostacola la lettura. Nota di merito alle metafore, “la tangenziale pare una bestia accucciata nel sonno, incurante delle auto che le stanno sopra come avide zecche”, “le abitudini come strofinacci per ripulire i segni di un venerdì dannato”, “il potere è la cerata che ti ripara quando dalle bocche piove verità”, originali e molto evocative.

Senza voler fare anticipazioni a chi leggerà il libro, la storia prosegue con l’introduzione di un altro personaggio, David: un ragazzino bizzarro, già adulto per molti aspetti, ancora un bambino per altri. In una sorta di discorso finale smaschera senza pietà le menzogne di Cesare, spiegandole pure al lettore che altrimenti non avrebbe mai potuto ottenere lo stesso dalla voce narrante.

Alla fine Cesare dovrà far fronte a questi problemi, tirerà le somme del film della sua vita, ne otterrà poche scene belle ma ne guadagnerà un nuovo modo di vederle.

Si tratta di un libro molto introspettivo, che gioca sul confine tra verità e menzogna e sull’equilibrio precario che si può creare intorno ad esse. Un libro contemporaneo, figlio dei nostri tempi e della nostra società, da consigliare soprattutto a uomini e donne in carriera e che ai nostri occhi sembrano “arrivati”.

Edizione esaminata e brevi note

Elena Mearini è nata nel 1978 e vive a Milano. Si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce “360 gradi di rabbia”, Premio Giovani lettori Memorial Gaia di Mani Proietti (Excelsior 1881), nel 2011 pubblica per Perdisa Pop “Undicesimo comandamento”, finalista al “Premio Maria Teresa di Lascia”. Seguono il terzo romanzo “A testa in giù” (Morellini Editore), vincitore “Premio Gerundo,” e le raccolte di poesie “Dilemma di una bottiglia” (Edizioni Forme Libere) e “Per silenzio e voce” (Marco Saya Editore). Per Cairo nel 2016 ha pubblicato “Bianca da morire”, segnalato dalla giuria del Premio Campiello, mentre è del 2017 la raccolta poetica “Strategia dell’addio” (LiberAria).

Elena Mearini, È Stato Breve Il Nostro Lungo Viaggio, Milano, Cairo 2017