Baraldi Barbara

Osservatore oscuro

Pubblicato il: 11 agosto 2018

Sulla quarta di copertina dell’ultimo romanzo di Barbara Baraldi troviamo subito una nota sul significato del titolo: “L’osservatore oscuro è l’alter ego negativo che ci portiamo dentro, quello che ci dice che non ce la faremo, quello che alimenta le nostre paranoie, gli incubi peggiori”. O meglio dovremmo dire su “un” significato, perché il finale del racconto svela qualcosa che va ben oltre le comprensibili turbe mentali della protagonista. L’Osservatore oscuro in sostanza potrebbe rappresentare l’anello di congiunzione tra il serial killer presente in “Aurora nel buio” e il nuovo criminale che ha ucciso all’interno della Certosa di Bologna, di sicuro ambedue ben presenti nella mente fragile e ossessionata di Aurora Scalviati. Un “anello di congiunzione”, tra l’altro, pronto a fare di Aurora una sorta di Clarice Starling in versione padana. Ma è giusto non anticipare troppo.

Basti sapere che la giovane profiler della polizia di Sparvara, una volta risolto il caso del “Lupo cattivo”, sembra aver trovato un maggiore equilibrio grazie alla vicinanza dei colleghi. Un momento di pace davvero molto breve perché se dal lato sentimentale le cose con Bruno Colasanti non vanno affatto bene, tanto che l’ex militare, sconfortato, sembra si sia fatto coinvolgere in un giro di corse clandestine, è con la scoperta di efferato delitto che la mente della poliziotta torna a vacillare pericolosamente. In quel di Bologna infatti è stato ritrovato il cadavere di uno sconosciuto ucciso con una ferocia impressionante: “Il corpo dell’uomo era in posizione eretta, posto di fronte all’angelo di pietra, ma era come se lui stesso avesse le ali spiegate. Si trattava delle sue costole, che erano state separate dalla spina dorsale, spalancate e, insieme alla pelle della schiena, ancorate con dei ganci alle estremità della statua per faro rimanere in piedi” (pp.27). Per di più il cadavere ha la bocca cucita e una scritta tatuata sul petto: “Aurora Scalviati”. Per la poliziotta, sempre sospettata a causa della sua fragilità mentale, è solo l’inizio di un nuovo incubo, di un sanguinoso rimpiattino in cui la presenza di Velraven, il nome in codice del probabile assassino, già killer a servizio della ‘ndràngheta, svela presto un tenace desiderio di vendetta scaturito da tradimenti e omicidi compiuti molti anni prima. Vicende criminali del passato che hanno coinvolto il padre di Aurora, il collega Isaak Stoner e che, dopo tanto tempo, tornano a colpire con una violenza ancor più efferata, quasi a voler compensare, con interessi fatti di sangue e sofferenza, la lunga attesa di una distorta idea di giustizia. Intanto, come già letto nel precedente “Aurora nel buio”, la giovane profiler deve fare nuovamente i conti con una dirigente apertamente ostile, con ispettori intenzionati a metterla nei guai, e con il carattere inquieto di Bruno Colasanti sempre più fuori controllo dopo aver visto morire la sua donna ed essersi inimicato sia la malavita organizzata, sia una banda di ottusi neonazisti. Le ultime pagine del romanzo – va detto – non svelano soltanto l’identità e i travestimenti del serial killer, ma anche i travestimenti di persone molto vicine ad Aurora, così da dover riconsiderare caratteri, atteggiamenti ed anche le apparenti disgrazie dei protagonisti di “Osservatore oscuro”. Da questo punto di vista anche il nuovo romanzo di Barbara Baraldi conferma lo schema della poliziotta incompresa se non proprio circondata da ostilità, bipolare, ferita nella mente nel corpo, ossessionata dal passato e da incubi che forse sono più reali di quanto si possa pensare; ma probabilmente con “Osservatore oscuro” trama e psicologie – ad esempio la persistente ottusità ed arroganza degli inquirenti – si fanno più credibili rispetto quanto raccontato in “Aurora nel buio”. In ogni caso possiamo scommettere che la nuova avventura della tormentata profiler sarà ancora una volta apprezzata dei lettori amanti del genere noir – thriller: da un lato qualche apparente incongruenza della trama viene risolta grazie alle rivelazioni finali, dall’altro le parole sono tutte quelle che servono, non una di più, per tenere vigile l’attenzione di un lettore che cerca intrattenimento e nel contempo vuole immaginare atmosfere inquietanti che sono tali soprattutto perché prendono corpo in luoghi vicino a noi.

Peraltro – l’abbiamo scritto anche per “Aurora nel buio” – se l’ambientazione del romanzo è la provincia emiliana, la netta impressione è che le fonti di ispirazione dell’autrice Barbara Baraldi non siano limitate agli autori italiani, a coloro che hanno raccontato fatti e misfatti della “bassa padana”. Lo stesso efferato omicidio ad opera di “Valraven”, quello che coinvolge subito Aurora Scalviati, altro non è che una versione de “l’aquila di sangue”, sicuramente “metodo di tortura e di esecuzione che è a volte menzionato nelle saghe norrene”, come possiamo leggere in alcuni testi di storia medievale, ma che molti rammenteranno in “Blood Eagle”, uno degli episodi della seconda stagione di “Vikings”: ovvero la fine cruenta di Jarl Borg. E quando al termine del romanzo leggiamo che “nei suoi occhi vide soltanto il riflesso del proprio volto” c’è pensare che la saga di Aurora Scalviati non sia affatto finita con Valraven e con il suo Osservatore oscuro: premessa semmai per un terzo capitolo di angosce, sangue e follia.

Edizione esaminata e brevi note

Barbara Baraldi, originaria della Bassa Emiliana, è autrice di thriller, romanzi per ragazzi e sceneggiature di fumetti, tra cui la serie «Dylan Dog». Il suo esordio nella letteratura poliziesca avviene sulle pagine de «Il Giallo Mondadori» con La bambola di cristallo. In contemporanea con l’uscita del romanzo in Inghilterra e negli Stati Uniti, viene scelta dalla BBC tra i protagonisti del documentario Italian noir sul giallo italiano.

Barbara Baraldi, “Osservatore oscuro”, Giunti editore (collana “M”), Firenze 2018, pp. 528.

Luca Menichetti.  Lankenauta, agosto 2018