Piccolo Alessandra

Lacrimante

Pubblicato il: 16 ottobre 2018

Albina e Bruna sono le due sorelle e voci narranti di “Lacrimante”, romanzo scritto dalla milanese Alessandra Piccolo. La scelta dei nomi delle due protagoniste sembra piuttosto banale considerando che Albina si chiama così perché è albina e Bruna si chiama così perché è mora: “Quando sono nata avrei dovuto chiamarmi Irina come la madre di mia madre, ma vedendomi nascere già abbronzata e con un ciuffo nero sulla fronte il nome fu cambiato in Bruna. Qualche anno dopo, fu mia sorella ad avere la peggio. È nata albina per una strana combinazione di geni e quindi si chiama Albina“. Un espediente letterario tutto sommato senza importanza che, proprio perché privo di rilevanza, avrebbe potuto tranquillamente essere evitato. Le voci di Bruna e di Albina si alternano costantemente e ordinatamente lungo tutto il romanzo a volte sovrapponendosi, a volte scaglionandosi nel tempo, a volte contrastandosi. Le due sorelle, oltre ad avere un aspetto agli antipodi, possiedono anche personalità completamente diverse. Tanto Albina è irresponsabile, evasiva e irriverente, tanto Bruna è timorosa, convenzionale e remissiva. Due universi paralleli e scostanti che si avvicinano e allontanano perennemente ma che restano legati per via di quel filo rosso che si chiama sangue o per via di quel rimasuglio di coscienza che si chiama amore fraterno.

Una volta c’era la madre a tenere insieme tutto. Una donna fragile, inconsistente e arrendevole che, comunque, sembrava funzionare da collante tra un marito/padre un po’ troppo violento e prepotente e due figlie tanto diverse l’una dall’altra. La malattia e la morte della donna hanno frantumato un equilibrio già molto friabile lasciando il padre da una parte e le figlie dall’altra, senza vicinanza e senza dialogo. Il rapporto tra le due sorelle non è semplicissimo per via di discordanze vivide che rendono il legame piuttosto precario seppur vivo a prescindere. Albina è la sorella più complicata, una ragazza che usa droghe a casaccio, che indossa improbabili parrucche, che entra ed esce da relazioni instabili e che fa la barista in un Night Club. Bruna è un’infermiera che si sta facendo sposare da Amleto, l’uomo con cui convive senza particolare convinzione, e che cura l’anziana madre di lui come farebbe una badante qualsiasi. Due sorelle dalle esistenze antitetiche che si riflettono in personalità divergenti: Albina è impulsiva, irremovibile e anche un po’ delirante mente Bruna appare più concreta anche se spesso piena di dubbi originati da una scarsa fiducia in se stessa.

Gli eventi costruiti nel corso della storia porranno le due ragazze di fronte a scelte difficili da affrontare e mutamenti che rivoluzionano una vita. Albina sarà vittima di un incidente violento che, nell’economia della storia, sembra essere tratteggiato però con un po’ troppa superficialità e approssimazione. Bruna, da parte sua, sarà salvata da una provvidenza fin troppo plateale e prevedibile. Diversi gli elementi di “Lacrimante” da cui traspare l’inesperienza della narratrice, la sua ricerca dell’effetto linguistico ad ogni costo e la volontà di scavare forzosamente e in maniera strumentale nei pensieri delle due protagoniste. Sarebbe servita, forse, un po’ di leggerezza in più, una maggiore misura nel ricorso a situazioni esasperate e caratterizzazioni smaccate. A volte la bellezza della letteratura è nelle sfumature, in quel che si lascia solo vagheggiare, nei significati più lievi e nascosti. Personaggi come quelli di Bruna e Albina, vicini ma in sistematico contrasto, non propongono, di fatto, nulla di originale.

“Lacrimante” è una lettura che fila via in fretta aiutata da dialoghi regolari e durevoli. La crisi “tossica” che coinvolge Albina nel capitolo “Black dog” non possiede l’effetto prodigioso e terrificante che forse l’autrice aveva intenzione di ottenere, si rimane incartati in una delirante ossessione allucinata, fittizia e priva di pathos. Sembra quasi di trovarsi di fronte ad un testo scritto altrove e incastonato qui per forza. In più di un momento, durante la lettura di “Lacrimante”, ho avuto la sensazione che la Piccolo raccontasse vicende personali, situazioni e percezioni vissute in prima persona che, nel momento in cui vogliono essere tramutate in letteratura, devono però essere necessariamente sgrezzate e rimodellate. Alessandra Piccolo è una scrittrice alle prime armi, questo lo si capisce fin da subito. Sono sicura che col tempo, con la passione, con la dedizione e con tantissime buone letture riuscirà a costruire uno stile autentico e personale, elemento indispensabile per poter diventare la narratrice che vuole essere.

Edizione esaminata e brevi note

Alessandra Piccolo nasce a Milan nel 1984. Dal 2012 fa parte di Carrascosa Project, un collettivo di scrittori, e con il racconto lungo “EsseriUmani” ha partecipato al libro Latinamerica (ed. Mandala, 2013). Nel 2014 pubblica il suo primo libro di poesie, “Tutti lì ad applaudire le vacche in fiera” per le Edizioni del Gattaccio. Con il romanzo inedito “Exit” viene segnalata nel 2010 dalla giuria del Premio Nazionale Italo Calvino e nel 2013, per il Premio Letterario Nazionale Rai “La Giara”, è finalista lombarda con “Lacrimante cielo”, pubblicato nel 2017 da Edizioni del Gattaccio con il titolo definitivo “Lacrimante”. Scrive su fanzine e riviste letterarie del panorama italiano, pubblicando racconti e poesie. Ha frequentato la scuola di recitazione Teatri Possibili ScenAperta. Ha ideato e sviluppato con l’aiuto di Elisa Fabbiani, coreografa di teatrodanza, il reading spettacolo in scena come presentazione di Tutti lì ad applaudire le vacche in fiera.

Alessandra Piccolo, “Lacrimante“, Edizioni del Gattaccio, Milano, 2017.