Visconti Luchino

Vaghe stelle dell’Orsa

Pubblicato il: 18 ottobre 2018

Vaghe Stelle dell’Orsa. O semplicemente Sandra.
Il film di Luchino Visconti del 1965 è stato distribuito nei mercati stranieri facendo leva sul nome della sua protagonista assoluta.
Sandra è una borghese di classe, perfetta padrona di casa del suo salotto altolocato.
Sorridendo incanta i presenti, è charmant come il francese roco che parla.
Si dedica al marito, Andrew, con moine incantevoli. I due rivelano un idillio perfetto.
Finito il party, che avvia lo spettacolo, sapremo che l’indomani si sposteranno a Volterra, città natale della donna, per risolvere alcune beghe ereditarie.
Cominciano i titoli di testa e con essi il film.
Mettiamo da parte l’incipit; non abbiamo conosciuto la vera Sandra.
Attraversare la soglia del palazzo di famiglia, dei Wald Luzzati, segnerà un ritorno obbligato a ciò che era, e che ancora è. L’attendono dei conti insoluti.
Il Comune l’ha chiamata per ufficializzare la donazione di un parco, che verrà dedicato alla memoria del padre, uno scienziato ebreo morto nei campi di concentramento.
C’è però un pericolo che incombe. Il timore di qualcosa di inevitabile, ossia l’incontro col fratello Gianni.

Le attenzioni che si rivolgono saranno quasi incontenibili e instillano il sospetto di una relazione malata e per questa ragione inizialmente rinnegata da Sandra.
Ci aspetteremmo altrettanto trasporto nell’incontro con la madre, per giunta rinchiusa in una clinica per problemi mentali, ma il tempo dedicatole è esiguo. Il regista si sofferma a singhiozzi su Corinna, risposata con Antonio Gilardini, patrigno da subito malvisto.
I giovani lo ritengono responsabile della denuncia nazista del padre all’evidente scopo di avere campo libero.
L’unica colpa accertata di Antonio sarà invece quella di svelare ad Andrew la natura incestuosa del rapporto tra i figliastri.
Come nelle migliori, o nelle peggiori famiglie, ad una cena a cui tutti saranno invitati, queste inconfessate verità si paleseranno e Sandra si ritroverà sola alla cerimonia commemorativa.
Con un marito sospeso ed un fratello suicida.
Questo film segna il ritorno della coppia Visconti-Cardinale dopo l’enorme successo del Gattopardo.
Parliamo di lavori che hanno risvolti tematici differenti.
Il Gattopardo è un affresco impeccabile, puntuale nella sua aderenza al romanzo di Tomasi di Lampedusa.
C’è di mezzo lo scavo sociologico di un epoca. I singoli personaggi, pur essendo curati nelle loro peculiarità, rimangono strumentali ad un indagine critica squisitamente storica.
Vaghe stelle dell’Orsa invece si gioca tutto sulle corde emotive dei suoi interpreti più complessi, Sandra e Gianni, i due fratelli amanti.
I punti di contatto fra le due opere sono comunque presenti.
Nella scelta di maestose dimore ritroviamo la cura estetica di Visconti, blasonato di nascita, che conosce bene i retroscena di una vita agiata ma non per questo semplice. Dalle splendide ville siciliane scelte come set del Gattopardo, si passa a Palazzo Incontri-Viti a Volterra. In entrambe le pellicole agli attori viene offerto un palcoscenico dorato, in cui soffrire nel lusso. Ma non autonomamente; sono invischiati infatti in tediose matasse domestiche.
Le famiglie sono osservate attentamente per mostrare il pesante fardello ereditato da quel bozzo che forgia, determinandoci.
Sicuramente i Wald Luzzati non hanno più occasioni ideali per concedersi un walzer; la contingenza è grigia e sofferta.
La casa paterna è un tetto vuoto e inospitale; il padre è morto e la madre ai loro occhi non esiste, ha abbandonato il senno e anche la magione. La pazzia le ha permesso di allontanarsi da un luogo rinnegato, marchiato come alcova maledetta dei suoi ragazzi.
La trama è contorta ed ambigua e prende pienamente corpo grazie alla Cardinale.

Il pudore azzerato delle lavorazioni odierne avrebbe profuso nudità e ammiccamenti più o meno invadenti e lo sforzo del regista e del cast sarebbe stato quantomeno dimezzato. Ma la bravura di Visconti nel condurre la sua musa alla rappresentazione emotiva di Sandra si riconosce nel mantenere enigmatico ciò che deve essere svelato solo da uno sguardo o da una schiena nuda. Null’altro.
Lo smascheramento della donna (misurata e solare prima e poi palpitante e torva) e la crescita graduale del climax li leggiamo nel viso intenso di quest’artista così espressiva. L’allegra compostezza cede il passo a sentimenti tormentati.
Il volto sorridente e perfetto dell’attrice prende pieghe sottili, si incupisce.
Vediamo rappresentato il dolore di una passione che brucia, il terrore per un desiderio che si vorrebbe rinnegare, ma che occorre rivivere per sbarazzarsene. Non era ruolo semplice ma è stato interpretato con mestiere, salvo l’enfasi sopra le righe di qualche sequenza.
Jean Sorel, dal canto suo, non si distingue affatto.
Sfodera il suo fascino e lascia alla collega le responsabilità che lo chiamerebbero in causa. I suoi movimenti sono teatralmente banali, fiacchi e in questa torpidezza riesce a trasmettere la debolezza di Gianni.
Gli altri due comprimari, Michael Craig (Andrew) e Antonio Ricci (avv. Gilardini), sono invece più strutturati ed intensi.
Visconti ha affrontato un progetto scomodo e potenzialmente pericoloso per la censura italiana. Con stile ha diretto un dramma dai toni forti ma sapientemente equilibrati, elegantissimo pur nell’equivocità. Impareggiabile, e la sua cinematografia parla chiaro, nel rendere di buon gusto persino il sordido.
‘Vaghe stelle dell’Orsa io non credea tornare … a contemplarvi … dalle finestre di questo albergo ove abitai fanciullo e delle gioie mie vidi la fine’, sono i versi delle Ricordanze di Leopardi a cui Gianni si è ispirato per il romanzo che vuol dare alle stampe.
Solo il titolo è forse degno di nota, perché quello che emerge dalle poche letture è soltanto l’imbarazzante cronaca di una perversione.
Vuol fuggire allo squallore della sua esistenza, osannando la follia. Ricorda quindi con nostalgia un passato dal quale non si è affrancato. Ha imprigionato sé stesso mitizzando un falso Amore.
Il tentativo di inghiottire anche Sandra vacillerà perché in Andrew ha trovato la salvezza.
Si è riconosciuta amata senza essere estorta.

Chiuderà con determinazione la parentesi di Volterra. Non guarderà più intimorita la luce falsamente ammaliante di quelle stelle, che l’avevano soltanto accecata. Si dimostra l’indiscussa Eroina alla quale intitolare, col suo solo nome, questo capolavoro.
Sandra, ovvero le Vaghe Stelle dell’Orsa.

Giovanni Capizzi

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Luchino Visconti

Soggetto: Suso Cecchi D’Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti

Sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti

Ispirato a: Le Ricordanze di Giacomo Leopardi

Direttore della fotografia: Armando Nannuzzi

Montaggio: Mario Serandrei

Interpreti principali: Claudia Cardinale, Jean Sorel, Michael Craig, Renzo Ricci, Marie Bell

Musica originale: César Franck

Scenografia: Mario Garbuglia

Costumi: Bice Brichetto

Produzione: Vides

Origine: Italia (1965)

Durata: 100 min.

Approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Vaghe_stelle_dell%27Orsa…

https://www.imdb.com/title/tt0059856/?ref_=ttmi_tt

http://www.luchinovisconti.net/visconti_sc_film/vaghe_stelle.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Vaghe_stelle_dell%27Orsa…

Omaggio Claudia Cardinale con un mio ritratto:

https://www.instagram.com/p/BpCGxUYiiG-/?taken-by=giovanni.capizzi