Si tratta di un’opera intensa e introspettiva che affronta il tema della veglia notturna come spazio privilegiato di riflessione, memoria e inquietudine. Più che una semplice narrazione lineare, il libro si configura come un viaggio psicologico che esplora i confini tra coscienza e subconscio, tra realtà e percezione alterata, utilizzando l’insonnia come metafora della condizione umana contemporanea.
Il libro racconta l’amicizia tra l’autore, Robbie Robertson, rocker e musicista canadese che ha suonato con Bob Dylan e che ha fatto parte dei The Band, e Martin Scorsese. Robertson ha composto musica per i film di Scorsese per quarant’anni, iniziando con “The Last Waltz” e i due sono legati da una profonda amicizia che ha attraversato i numerosi alti e bassi della loro vita.
La storia ha sicuramente preso alcuni elementi di quell’amicizia: il protagonista, la cui identità assume tratti volutamente sfumati, vive intrappolato in una spirale di notti insonni che diventano il momento in cui riaffiorano traumi, rimpianti e domande esistenziali irrisolte. Durante queste ore sospese, il tempo sembra dilatarsi e perdere ogni struttura ordinaria: il passato irrompe nel presente, i ricordi si mescolano ai pensieri ossessivi e la mente diventa un luogo instabile, popolato da immagini frammentarie e riflessioni profonde. Robertson riesce a rendere con grande efficacia la sensazione di disorientamento tipica dell’insonnia, trasformandola in una condizione narrativa permanente.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è lo stile di scrittura. La prosa è essenziale ma densa, spesso lirica, capace di evocare atmosfere claustrofobiche e silenziose senza ricorrere a eccessi descrittivi. Il ritmo del testo rispecchia lo stato mentale del protagonista: irregolare, spezzato, talvolta ripetitivo, proprio come i pensieri che affollano la mente di chi non riesce a dormire. Questa scelta stilistica contribuisce a coinvolgere il lettore, che viene trascinato in un’esperienza quasi sensoriale.
Dal punto di vista tematico, Insomnia tocca questioni universali come la solitudine, la paura dell’insignificanza e la difficoltà di comunicare con gli altri. L’insonnia diventa così il simbolo di un disagio più profondo, legato all’incapacità di trovare pace in una società frenetica e alienante. In questo senso, il romanzo si inserisce perfettamente nel panorama della narrativa contemporanea, offrendo una riflessione lucida e inquietante sul malessere interiore dell’uomo moderno.
In conclusione, Insomnia è un libro che richiede attenzione e disponibilità emotiva, ma che ripaga il lettore con una narrazione intensa e profondamente umana. Non è un romanzo d’azione né di facile lettura, bensì un’opera che invita alla contemplazione e all’autoanalisi. Robbie Robertson dimostra una notevole sensibilità narrativa, offrendo un testo che resta impresso per la sua atmosfera notturna e per la sua capacità di dare voce a ciò che spesso rimane taciuto: il rumore dei pensieri quando tutto il resto dorme.
Lo consiglio a chi ama la narrativa introspettiva e psicologica e agli amanti di cinema.
Edizione esaminata e brevi note
Robbie Robertson: dopo Testimony, Jimenez pubblica il secondo memoir della leggenda del rock Robbie Robertson. Insomnia racconta gli anni successivi alla realizzazione di The Last Waltz, il film dell’ultimo valzer della Band al Winterland Ballroom nel giorno del Ringraziamento del 1976, e l’amicizia fraterna tra Robertson e Martin Scorsese. Per quattro decenni Robbie Robertson ha prodotto musica per i film di Martin Scorsese, una collaborazione iniziata quando Robertson convinse Scorsese a dirigere The Last Waltz. La conclusione della parabola della Band con quel concerto storico catapultò Robertson in un mondo nuovo e incerto. Con il deteriorarsi dei rapporti con i compagni della band e il fallimento del suo matrimonio, Robertson si presentò alla porta di Scorsese a Beverly Hills solo per scoprire che il suo amico si trovava in una situazione simile. Prima che la notte finisse, Scorsese lo invitò a trasferirsi da lui. Entrambi, già star navigate a trentacinque anni, si trovavano di fronte a un precipizio creativo, alla ricerca di una nuova fase della vita e del lavoro. Sballottati da tentazioni e paranoia, avvicinandosi all’autodistruzione più di quanto entrambi volessero ammettere, si tuffarono in una collaborazione definita in parti uguali dall’ammirazione e dall’ambizione.
Robbie Robertson, “Insomnia”, traduzione di Gianluca Testani, Jimenez Edizioni, Roma, 2026.
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