Gri Pier Giorgio

Il tempo delle scelte

Pubblicato il: 11 Aprile 2026

Un filo sottile si tende tra questo e i precedenti romanzi del professor Gri: ne Gli intrecci del tempo presente c’è il Friuli di prima e di oggi, la storia che rincorre le persone, intrecciata (appunto) alle vite. Nell’Incantevole Ludo l’Autore esplora un territorio psicologico declinato al presente e al femminile, disagiato e in alcuni punti disagevole, disturbato e disturbante, rivelando una non comune capacità di analizzare l’universo giovanile in tutte le sue poliedriche manifestazioni.

In quest’ultimo romanzo le reminiscenze storiche di un’epoca vissuta da coetaneo dei protagonisti, si accompagnano alla decifrazione del passaggio dall’adolescenza inquieta, ma protetta, delle nostre latitudini di Nordest, all’età di nuove consapevolezze, in quei primissimi anni Settanta soprattutto politiche e sociali, in mondi più aperti e collegati rispetto alla piccola provincia udinese (l’università di Padova, Milano).

Una storia di crescita, di iniziazioni, di cambiamenti nelle persone e nella società.

Il piccolo drappello di liceali dell’ultimo anno radunato attorno a un giovane prete di una chiesa di Udine (diverrà, non a caso, ma più avanti, cappella universitaria) prende le misure dell’età adulta, di un tempo nuovo con i suoi primi vagiti: i discorsi su una religione sempre più lontana dalla realtà e che neppure il giovane don Paolo riesce a gestire con convinzione, fanno spazio all’urgenza di giustizia sociale e di impegno politico dei ragazzi, imbarazzati per altro dall’incontro con la realtà operaia di un loro quasi coetaneo, del tutto fuori contesto. C’è un clima di attesa e di incertezza sul futuro, sul cosa fare da grandi, valido per tutti. La fine della scuola disperde amicizie e propositi, arriva la prima scelta importante: la facoltà universitaria, dove andare a studiare (la necessità di una sede udinese è di là da venire, anche se don Paolo goffamente e a parole la anticipa, ma nessuno lo ascolta e occorrerà attendere altri anni e altri eventi).

Daniela, personaggio via via emergente sul gruppo di amici, è figlia di una classe media con pochi soldi, molta dignità e il desiderio di riscatto (la mamma che l’ha cresciuta da sola lavorando da impiegata, l’appartamento in città, la rinuncia alla lingua friulana come elemento identitario, lingua che Daniela conosce ma della quale, come dirà poi, “non ha l’intonazione”). Non sapendo cosa scegliere, dopo una maturità mediocre, si iscrive alla nuovissima facoltà di psicologia, a Padova, e trova alloggio in un collegio legato al mondo cattolico, l’unico che quasi tutti conoscono e riconoscono, per quanto stretto gli vada. Il Marianum accoglie ragazze da ogni parte d’Italia, ma la religione è una scusa, un alibi, un’ipocrisia di cui ci si libera presto. Molto meglio i collettivi femministi, che Daniela ha già avuto modo di frequentare a Udine, soprattutto nell’estate di possibilità regalate dal termine del ciclo di studi, dove però è tutto ridimensionato e misurato. A Padova, con l’influenza di altri movimenti molto meno quieti, è un’esperienza quasi totalizzante, euforica, liberante e straniante allo stesso tempo.

Lo studio è pressoché impossibile, la facoltà non è nata ed è già occupata, i professori promettono e sanno di dover mantenere, perfino quando le richieste sono confuse e stupide. Padova è buona incubatrice e lo rimarrà a lungo, di fastidi politici e di conti in sospeso (li ha visti da bambina chi scrive, ormai cresciuti in violenza e ferocia, meno di un decennio dopo, con artigli lunghi anche in provincia, e leggerne qui i prodromi e le piccole genesi ha sollevato ricordi dolorosi mai del tutto sopiti).

Daniela non dà esami, è confusa e svogliata, cerca piuttosto di portare il proprio contributo all’impegno del collettivo. Legge moltissimo, senza approfondire, senza capire, ma non vuole deludere le aspettative delle nuove amiche, sente che quell’aria nuova soffia anche per lei, per sua madre, per tutte le donne che attendono un riscatto da un’eternità di predominio maschile.

A proposito di maschi … galeotto fu il libro quando soprattutto non lo si legge per monitorare lo spazio intorno a sé, o la biblioteca, se da uno scaffale lo sguardo cade e si impiglia in un altro sguardo. Daniela è folgorata. Gli incontri sembrano casuali, gli appostamenti non lo sono affatto, finalmente l’occasione di esporsi: ma Max non è il ragazzo facile ed espansivo che il cuore desidera, forse perché anche lui è friulano. Daniela – ormai protagonista certificata – non sa bene che fare, il ragazzo ancora meno. Su di lui grava un’ombra e non è solo la povertà, né una provenienza inimmaginabile rivelata goffamente da una gelosia malcelata. Scambiarsi carezze è facile, il silenzio delle panchine protette dagli alberi non obbliga a parlare, ma appena le parole si affacciano, la distanza degli ideali è evidente. I binari dell’iniziazione amorosa e di quella politica corrono paralleli, rischiano di non intersecarsi mai. Per Max c’è qualcuno che decide, impone, organizza, Daniela scopre piano piano una trama che non le piace, ma nella follia dell’amore, inventa un ragazzo diverso, che fa comunque al caso suo. Gli eventi sullo sfondo della nuova vita ormai lontana dalla dimensione universitaria, il collegio troppo stretto che diventa appartamento condiviso, il lavoretto di babysitter più consono alla sua indole, ma anche le strane assenze di Max in corrispondenza di fatti violenti di cronaca, fanno presagire svolte importanti. Daniela si trova a dover compiere l’ultima più importante scelta di vita e alla faccia di tutta l’ubriacatura femminista e in barba all’inconcludenza che l’ha contraddistinta fino a quel momento, sarà forse la scelta migliore e più coraggiosa di tutta la sua esistenza.

Pier Giorgio Gri ci restituisce la fotografia un po’ sbiadita di un mondo che credeva di poter sovvertire l’ordine faticosamente riconquistato (forse la parola giusta è restaurato) dopo il secondo conflitto mondiale, dopo appena 25 anni: ne erano convinti i vincitori, certo, e altresì gli sconfitti, cui quell’ordine ricomposto sfuggiva di mano. Ne era convinta, come in ogni tempo, la gioventù, che si sarebbe accomodata prima o dopo, raramente pentita del proprio passato. Ne erano convinti i lavoratori, artefici del boom economico a loro spese, la nuova classe operaia con dentro agli occhi e nelle vene le generazioni precedenti, schiantate sulla terra lavorata spesso per altri, senza alcun riposo, e come lei senza alcuna tutela. Ne erano convinti gli studenti che chiedevano uno svecchiamento di programmi e atteggiamenti e la fine di cattedre ab aeterno. Ne erano convinte le donne, il cui genere esigeva una coscienza rinnovata nelle proprie menti e in quelle dei maschi, e soprattutto una distanza da ruoli fissati e immutabili di cura, sacrificio e sottomissione.

Il tempo delle scelte è quello dei ragazzi che crescono e debbono prendere in mano la propria vita, ma è anche quello della nostra società, impegnata in quegli anni movimentati a capire cosa diventare, come evolvere. Perfino la chiesa, pachiderma sociale per eccellenza, si interrogava e cercava risposte (che non si sforzerà di trovare davvero né allora né poi, salvo allontanare i casi critici, chi si faceva domande, chi tentava vie nuove).

Il mondo universitario, non troppo dissimile da quello a seguire, ma nuovo all’epoca e in aperta contraddizione con il passato, è un organismo tormentato, in mano a forze politiche e a istanze sociali schierate senza possibilità di contraddittorio e in fin dei conti incapaci di grande dialogo. Ne verrà una lunga, lunghissima notte, per assurdo mitigata alle nostre latitudini da una tragedia sulle cui macerie nasceranno case e cose nuove. Ma questa è un’altra storia, un altro tempo, e giustamente il professor Gri non alza il velo sul futuro incerto dei protagonisti e del Paese, preferendo chiudere con uno sguardo di speranza che rasserena e invoca pace su ciò che è stato. E su chi siamo stati.

Ilde Menis, aprile 2026

Edizione esaminata e brevi note

Pier Giorgio Gri ha studiato Filosofia a Milano e a Padova, e l’ha insegnata nei licei di Udine (e non solo). Ha pubblicato nel 2017 per i tipi del Circolo Menocchio Anna e Lorenzo : un discorso indiretto e per i tipi dell’editrice universitaria Forum Intrecci del tempo presente (2019) e Incantevole Ludo (2021). Con l’editore Gaspari e nella collana Narrativa Gaspari esce nel 2025 con una veste grafica curatissima (la copertina di Piranesi ne è la preziosa cornice) Il tempo delle scelte qui recensito.

Pier Giorgio Gri, Il tempo delle scelte, Udine, Gaspari, 2025, 310 p.