Mondani Paolo

Soldi di famiglia

Pubblicato il: 7 maggio 2011

La Arner Bank fino a pochi mesi fa era sconosciuta ai più. Poi venne un servizio di Report che si occupava del caso Antigua e si scoprì che, tra i suoi correntisti, questa piccola banca svizzera annovera Ennio Doris, Stefano Previti e, tanto per cambiare, il nostro premier Silvio Berlusconi, titolare del conto numero uno. Paolo Moldani, l’autore dell’inchiesta televisiva, con “Soldi di famiglia”, ha voluto riproporre, coadiuvato da Paola Di Fraia, i termini della vicenda, da un lato mantenendo anche sulla pagina scritta un ritmo che ricorda molto il servizio mandato in onda su Report, e dall’altro integrando il suo lavoro con un approfondimento certosino sulla linea dell’ “Odore dei soldi”, opera paradigmatica per tutti i cronisti d’inchiesta.

Il racconto di questa oscura vicenda si apre in quel di Lugano con Nicola Bravetti, ex direttore di Banca Arner Milano e con la sua vicenda giudiziaria: per la Direzione investigativa antimafia dalle sue telefonate con un cliente siciliano (che si identifica con uno pseudonimo e lo chiama sempre da diversi punti dalle città di Palermo) si capisce che il suo ruolo era quello di aiutare a nascondere dei soldi che altrimenti sarebbero stati posti sotto sequestro dalla magistratura. In altri termini l’inchiesta inizia con una storia di collusioni mafiose e riciclaggio tutt’altro che banale e complicata da un giro vorticoso di società di comodo, prestanome, soci in affari con fedina penale non proprio immacolata, paradisi fiscali, occultamento di capitali. Scopriamo quindi chi sono Paolo Sciumè, Maurizio Carfagna, gli Zummo, prima delle interviste al pubblico ministero Antonio Ingroia (“solo in Italia non esiste il reato di autoriciclaggio”) e al consulente di procure e tribunali penali Gian Gaetano Bellavia che ci spiega con molta chiarezza i meccanismi truffaldini del cosiddetto scudo fiscale.

L’inchiesta prosegue con i conti della famiglia Acampora, con l’ispezione della Banca d’Italia presso la Arner che ha accertato come questa a Milano non abbia sportelli ma sia fatta semmai di “banker”, professionisti finanziari che si occupano direttamente dei desideri dei clienti. In pratica una sorta di“boutique finanziaria”, legittima ma non priva di notevoli incongruenze. Tante vicende estremamente complesse (“cercare di documentare quello che succede in Banca Arner è un po’ come rompere il famoso vaso di Pandora”) che si complicano ancor di più quando il racconto giunge al quarto capitolo: “I soldi di famiglia, il conto numero uno di Arner Milano.

E qui si inizia con Silvio Berlusconi, la Flat Point, i soldi che dall’Italia arrivano ad Antigua, Emerald Cove ed il consueto vortice di prestanome e società di comodo. Non fu un caso che il giorno prima della messa in onda di Report sul caso Antigua, ove il nostro premier ha una bellissima villa dalle origini discusse, il solerte avvocato Ghedini si sia espresso così: “Sarebbe davvero grave se la Rai mandasse in onda un programma con notizie così insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio”. La domanda – retorica – ed il tentativo di trovare una risposta riguarda appunto il “modo in cui Berlusconi gestisce il proprio capitale lontano dagli occhi di tutti, anche da quelli delle autorità”. Sono aspetti che vanno raccontati al di là della rilevanza penale, come giustamente ci ricorda Moldani, “così com’è di moda adesso dire che per il buon funzionamento del Paese e in nome del popolo italiano sia importante sapere come si comporta il più piccolo impiegato di un ufficio pubblico, stanando fannulloni e perdigiorno che intasano la cosa pubblica, dovrebbe essere altrettanto attento il giudizio sociale su uomini che ricoprono ruoli importanti, quando frequentano o aiutano persone dalla reputazione in odore di mafia” (pag. 232).

Alla fine delle oltre duecentocinquanta pagine dell’inchiesta le domande senza risposta rimangono tante, non fosse altro che l’onere della prova spetta ai quei magistrati che non sempre hanno gli strumenti per indagare con efficacia quando le stesse leggi sembrano fatte per proteggere i riciclatori di denaro sporco e gli evasori. Rimane la descrizione di un mondo dove le fortune di ricchi colletti bianchi si incrociano troppe volte con mafiosi e con patrimoni immensi dei quali non si riesce a giustificare la provenienza. Delle due l’una: o certi ricchi finanzieri ed imprenditori, tra cui il nostro premier, sono proprio sfortunati ad incrociare sempre sulla loro strada gli ambigui personaggi raccontati da Moldani, oppure qualcosa di poco limpido c’è per davvero. Opterei per la seconda ipotesi. E voi?

Edizione esaminata e brevi note

Paolo Mondani, giornalista professionista, ha lavorato per quotidiani italiani e network italiani ed esteri. Per la Rai, nel 1997, ha collaborato agli Speciali di Raidue. Inoltre, tra il 1999 e il 2002, ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, Emergenza Guerra e Sciuscià edizione straordinaria. Nel 2003 è inviato e coautore di Report, su Rai Tre. Nel 2006 collabora, come inviato, ad AnnoZero su Rai Due. Dal 2007 è di nuovo nel Team di Report.

Paolo Mondani, Soldi di famiglia, BUR Biblioteca Universale Rizzoli (collana Futuropassato), Milano 2011, pag. 300

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2011