Thomas Joe

Paradise City

Pubblicato il: 20 novembre 2018

Quello che ha scritto LatineLife sul romanzo di Joe Thomas – «Le indagini hard-boiled di Don Winslow e James Ellroy rivivono in un nuovo scenario: São Paulo, la più grande megalopoli sudamericana» – non è affatto campato in aria, non è soltanto uno slogan facile per attirare i lettori;  ma non possiamo nemmeno pensare a “Paradise City” semplicemente come un riuscito esercizio di stile, ad un noir incentrato in tutto e per tutto sugli aspetti più turpi e inquietanti dell’animo umano. Questo elemento non può certo mancare in un romanzo che voglia fregiarsi dell’appellativo di ”hard-boiled”, ma l’ambientazione, “la megalopoli sudamericana”, le favelas di Paraisópolis, esibiscono qualcosa di più rispetto un ordinario “noir”: un contesto storico e sociale degradato e degradante che ha pochi uguali, almeno a confronto di altri romanzi di genere, incentrati quasi esclusivamente “sull’attitudine a sondare le pulsioni più oscure che si agitano nelle mente umana” (J. De Michelis). Balza agli occhi una megalopoli caratterizzata da squilibri sociali enormi e – non può essere altrimenti – da una “gentrificazione” spudorata, nonché da una corruzione che, concretizzando l’etimologia di con – rumpere, mina alle basi le fondamenta delle istituzioni brasiliane.

Joe Thomas ha pubblicato il suo romanzo nel 2017 quando ormai “lo scandalo del mensalão”, non soltanto aveva smascherato un’intera classe politica, ma aveva altresì creato le premesse per l’ascesa di un pericoloso demagogo. Poco a che vedere con i populisti di casa nostra, irritanti e  imbranati quanto vogliamo, ma con stampa e poteri economici sostanzialmente ostili. Inequivocabili le parole di Antonio Silva, uno dei personaggi di Paradise City, nonché cronista d’assalto con le idee molto chiare: “Sostanzialmente il governo viene accusato di comprarsi i voti che gli servono, assicurandosi che determinate leggi procedano spedite, senza intoppi. Soldi in cambio di sostegno politico, il tutto con fondi pubblici. È per questo che è un casino così grande. Quei soldi dovrebbero andare al paese. Hanno messo dei politicos a libro paga – secondo le accuse, ta? – e ogni mese gli passano dei bei quattrini. Uno stipendio niente male. In una parola Mensalão” (pp.74).

Il romanzo, proprio mettendo nero su bianco il pervasivo malaffare della vita politica e imprenditoriale presente in São Paulo, ha in qualche modo anticipato la contraddittoria reazione – nel vero senso della parola – dell’elettorato brasiliano; ovvero il successo di Jair Bolsonaro, questo improponibile ed opaco personaggio nostalgico della dittatura e delle esecuzioni extragiudiziali. Il desiderio da un lato di reprimere la corruzione, e nel contempo la voglia di estremizzare quello che era già in atto: le strade percorse da un esercito che, in quanto ad illegalità, intimidazioni, violazioni dei diritti umani, sembra operare fuori dal controllo delle istituzioni democratiche, più probabilmente al servizio di interessi noti ma inconfessabili. L’opera di Joe Thomas, va precisato, rappresenta infatti un “noir” a tutti gli effetti: vocazione al realismo, critica sociale evidente e nel contempo un romanzo privo di eroi senza macchia e senza paura. Protagonista è Mario Leme, investigatore della Polícia Civil di São Paulo, che da oltre un anno ha letteralmente perso la bussola: la moglie Renata, un’avvocata ed attivista che si dedicava agli abitanti della più grande favela di São Paulo, è rimasta uccisa da una “bala perdida”, “un proiettile vagante durante una sparatoria tra polizia e trafficanti di droga”. Mario non riesce a rassegnarsi, sente la presenza della moglie defunta e, quasi in un déjà-vu,  un giorno “Leme assiste a un altro incidente mortale: un SUV sbanda e si ribalta. Sul corpo della vittima [ndr: il rampollo di una facoltosa famiglia che forse indagava su una speculazione edilizia in odore di criminalità] scorge delle ferite da proiettile, un attimo prima che la polizia militare lo porti via in tutta fretta. Un omicidio fatto passare per incidente. Da quel momento Leme è attanagliato dal dubbio che anche la morte di Renata non sia stata casuale”. Grazie anche all’aiuto del suo fraterno amico e collega Ricardo Lisboa, Leme, pur ostacolato da ambigui e arroganti superiori che vogliono archiviare tutto quello che può sfiorare i personaggi più facoltosi di São Paulo, inizia un’investigazione sostanzialmente personale e che in poco tempo gli svela una realtà più complessa del previsto: partendo dai  più truculenti crimini di strada l’investigatore della Polícia Civil giunge a scoprire quanto la corruzione e l’avidità della classe privilegiata faccia il paio con autentici crimini di sangue. Una ricerca  di giustizia che, malgrado l’ultimo colpo di scena, rimarrà incompiuta, premessa per un altro capitolo della vita professionale di Mario Leme; comunque un’investigazione pericolosa, condotta senza troppe remore tra le intimidazioni dei militari, la plateale violenza dei teppisti della favela, la violenza inaspettata dei ricchi e colti borghesi che, all’improvviso, mostrano il loro volto criminale.

“Paradise City” ci racconta la São Paulo criminale, un’autentica giungla d’asfalto, con gli occhi di un poliziotto smarrito e che, almeno in un’occasione, sembra aver ceduto alla più brutale vendetta, complici dei militari non si sa quanto realmente solidali col suo dolore di vedovo. Intorno una violenza e dir poco contagiosa, un degrado fisico e sociale che si trasforma in degrado morale, una ricchezza che rende insensibili e parimenti incentiva una criminalità forse meno ostentata ma particolarmente insidiosa, differenze sociali che, in forme diverse, evidenziano implacabilmente le oscurità dell’animo dei presunti tutori della legge e dei loro presunti antagonisti. Una violenza che si coglie pronta ad esplodere praticamente in ogni pagina del romanzo.

Se da un lato potrà risultare molto discutibile la scelta di inframmezzare il testo con parole autenticamente portoghesi, non tradotte, Joe Thomas, nel proporci i numerosi dialoghi tra i personaggi disfunzionali che abitano la São Paulo delle favelas e la São Paulo gentrificata, i ricordi e gli incubi di Leme – un sostanziale esercizio di paratassi a chiusura dei brevi capitoli – ha evidenziato, con sensibilità ed evidente conoscenza di quanto accade nelle megalopoli brasiliane, le contraddizioni disturbanti di quello che Stav Sherez ha definito “il ventre scuro di San Paolo del Brasile”.

Edizione esaminata e brevi note

Joe Thomas è docente di letteratura e scrittura creativa presso la Royal Holloway dell’Università di Londra. Ha vissuto per dieci anni in Brasile, a São Paulo. “Paradise City” è il primo libro della serie hard-boiled con il detective Mario Leme, seguito da “Gringa”.

Joe Thomas, “Paradise City”, Carbonio Editore (collana “Cielo stellato”), Milano 2018, pp. 313. Traduzione di Sandro Ristori.

Luca Menichetti. Lankenauta, novembre 2018