San Guedoro Lodovica

Il giardino chiuso

Pubblicato il: 12 Dicembre 2025

Scrivendo delle precedente opera di Lodovica San Guedoro, “La vita è un sogno” avevamo scritto frasi come “un gran bel romanzo, o dramma che dir si voglia”, “nelle pieghe di un linguaggio particolarmente raffinato”. Tutto quello che potremmo ripetere, od addirittura enfatizzare, per quanto contenuto ne “Il giardino chiuso”, l’ultima uscita editoriale della scrittrice “inattuale per elezione”. Sì, perché la bellissima inattualità dello stile di Lodovica San Guedoro ha molto a che fare con l’evidente contaminazione tra romanzo e teatro che troviamo nel “giardino chiuso”.

Come leggiamo nell’introduzione al romanzo breve, o come lo si voglia chiamare, il pretesto dello scritto nasce da una riscoperta: “Oggi ho trovato queste carte….Una commedia scritta tanti anni fa, distante da me mille anni luce. Si tratta di una storia realmente avvenuta. E’ un frammento della mia vita trascorsa” (p.8).

Storia, che ha come protagonisti assoluti Laura, scrittrice “dall’apparente età di quarant’anni”, Giovanni, un giovane attore di trentatre anni – “Gli altri sono comparse” -, e che si concretizza in quel di Roma, a partire da “una sera blu d’aprile”: una trama di ricordi, dialoghi lirici e appassionati, incomprensioni, desideri inquieti per lo più espressi ma difficilmente esauditi. Quel tanto che verrebbe da pensare, in un contesto apparentemente ordinario – Laura e Giovanni parlano in un’osteria, passeggiano per la città, per i suoi giardini –  ad una sorta di disputa poetica ed erotica nel contempo, per un amore negato o forse solo parzialmente negato.

Ma quello che probabilmente sorprenderà il lettore, anche quello più scafato, è proprio il linguaggio esibito da Lodovica San Guedoro: dialoghi che prendono vita grazie a una lingua aulica, musicale e ricercata e che coerentemente si armonizzano con i versi tratti da “La passeggiata” di D’Annunzio, declamati ripetutamente da Giovanni: “Voi, signora, siete per me come un giardino chiuso – Siete per me come un giardino chiuso, dove nessuno è penetrato mai. Di profondi invisibili rosai giunge tale un divino odore effuso che atterra ogni desío di chi l’aspira” (p.69).  Poesia tratta dal “Poema paradisiaco”, contenente la raccolta “”Hortus conclusus”  che significa proprio  “giardino recintato”; od anche, con la parafrasi di Lodovica San Guedoro, “giardino chiuso”. Consonanza che si coglie di pagina in pagina quando l’intreccio di ricordi diventa qualcosa di più rispetto una semplice rievocazione di momenti emozionanti nel bene o nel male. Semmai il ricordo diventa un’autentica esperienza estetica che va ben oltre gli aspetti puramente materiali.

Esperienza estetica peraltro coerente anche con la presenza di dialoghi, anche incalzanti, che sembrano tratti da un’autentica opera teatrale; e nel contempo in un contesto fortemente simbolico nonché visionario, dove lo sguardo si sofferma spesso e volentieri su innumerevoli dettagli sensoriali.

Così si descrive Laura: “Una donna dall’aspetto ancor giovane sedeva sola in un angolo della sala quasi vuota. Il suo viso, crogiulo di bellezza fisica e spirituale, d’intelligenza e di mistero, delicato e fiero, espressivo e mutevole come le nuvole in cielo, che mutano continuamente forma, era ineffabilmente bello. Lunghi capelli castani le scendevano sulle spalle con dolci onde naturali” (p.11). L’ incipit del primo capitolo ci consente di cogliere subito l’equilibrio formale di quello che caratterizzerà “Il giardino chiuso”, che comunque – ripetiamolo – non sarà affatto messo in discussione dai dialoghi fatti di ambiguità e incomprensioni tra Laura e il suo giovane amico Giovanni.

Senz’altro anche grazie alla presenza di un linguaggio perennemente colto, sofisticato, esito di una felice contaminazione tra romanzo e teatro; quindi – soprattutto di questi tempi –  totalmente insolito. Quel tanto che conviene ricordare cosa disse tempo fa Lodovica San Guedoro intervistata da Gianluca Massimini: “Quando scrivo mi viene più che naturale passare da un genere a un altro. Un mio dramma può essere lirico e un mio poema drammatico, un romanzo […] può avere dialoghi e scansioni sceniche da commedia”.

Leggendo “Il giardino chiuso” ve ne accorgerete sicuramente.

Edizione esaminata e brevi note

Lodovica San Guedoro, scrittrice, drammaturga ed esteta, è l’autrice più ombrosa della letteratura italiana contemporanea, inattuale per elezione, affascinante come un personaggio letterario, passionale, idealista, intransigente, credente. Cofondatrice, inoltre, con Johann Lerchenwald di Felix Krull Editore, una casa editrice fieramente definita senza pari, con sede a Monaco di Baviera. Una delle sue imprese è stata farsi proporre sei volte per il Premio Strega. Tra i suoi libri: Requiem di Arlecchino, L’ultima estate di Teresa Tellez e S’io fossi foco, sulla cui copertina compare un globo terrestre avvolto dalle fiamme.

Lodovica San Guedoro, “Il giardino chiuso”, C&P Adver Effigi (collana “Narrazioni”), Arcidosso 2025, pp. 100

Luca Menichetti. Lankenauta dicembre 2025