Mascali Antonella, Morosini Piergiorgio

Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia

Pubblicato il: 20 Marzo 2026

“La raccomandazione del Comitato dei ministri dei Consiglio d’Europa n.18 del 2000 afferma che ‘se l’ordinamento lo consente, gli Stati devono prendere provvedimenti concreti al fine di consentire a una stessa persona di svolgere successivamente le funzioni di pubblico ministero e quelle di giudice, o viceversa’” (p.38). Questa è soltanto una delle innumerevoli demistificazioni che troviamo nel corso del lungo dialogo tra Antonella Mascali e Piergiorgio Morosini, contenute nel libro “Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia”. Almeno per mettere un punto fermo nei confronti dei tanti politicanti che, pur di giustificare l’ingiustificabile, se ne escono col consueto mantra “ce lo chiede l’Europa”; che – di fatto – rientra nel mazzo dei “concetti da bar trasformati in verità sonanti” (p.72).

Di demistificazione in demistificazione il libro tocca dei temi assolutamente vitali per segnalare il pericolo concreto, se non la certezza  della mutazione dell’equilibrio dei poteri dello Stato, con la magistratura allineata alla maggioranza di turno.

A proposito di equilibrio si fa presente, fin dalle prime pagine, uno dei paradossi della riforma Nordio. Mentre il nostro pubblico ministero è una “parte imparziale” e, come affermano le istituzioni europee, deve ragionare da giudice, con la riforma i poteri del pubblico ministero aumentano pericolosamente. Pericolosamente per il cittadino comune, non certo per le classi dirigenti che si troverebbero un pubblico ministero addomesticato.

Paradossi di chi afferma di proporre la riforma per ottenere finalmente un garantismo, negato da orde di “toghe rosse”. Ed è a questo punto che possiamo andare a rileggere quanto ricordano Mascali e Morosini: “in Italia la percentuale dei cosiddetti colletti bianchi in carcere per reati economico-finanziari o per corruzione è dello 0,9% del numero complessivo dei detenuti, a fronte del 9,8% della Germania, del 6% della Francia, del 5% della Spagna”. In tutta evidenza qualcosa non torna.

Come torna davvero poco il cosiddetto “garantismo ad intermittenza” (p.112) espresso dalle nostre classi politiche e relativi cortigiani. Anche se probabilmente la parola garantismo andrebbe modificata, con maggiore cognizione di causa, in “impunitismo”, versione moderna del classico “deboli con i forti, forti con i deboli”.

Mascali e Morosini non si limitano a demistificare, affrontano semmai i reali problemi della giustizia in Italia – quelli veri, non quelli inventati da chi teme per la propria carriera politica –  come il problema degli organici del personale del Ministero, ma soprattutto come gli effetti deleteri delle recenti riforme. Per fare un esempio, tra i tanti, sull’abolizione del’abuso d’ufficio e su  “ascolti [ndr: intercettazioni] vietati, inutilizzabili”: “In effetti, le impronte dei gruppi mafiosi sempre più spesso emergono da indagini su reati comuni, quali la frode fiscale, la ricettazione o il falso in bilancio, o su reati commessi nelle procedure amministrative, per cui non si può applicare la legislazione speciale. E non è un caso che ciò avvenga. Le élite mafiose hanno cambiato strategia. Coi patrimoni accumulati illecitamente, fanno affari senza intimidazioni, de-localizzando attività e interessi economici […] Sono alleanze di interessi e non hanno bisogno di esteriorizzare i metodi violenti della casa madre, dato essenziale del reato di associazione mafiosa (416-bis c.p.) […] Ecco perché la stretta sulle intercettazioni per i reati comuni e l’indebolimento del contrasto ai reati nelle pubbliche amministrazioni possono favorire il crimine organizzato” (p.116).

In sostanza qualche lettore di “Mani legate” probabilmente, ricordando quanto disse un celebre imprenditore – politico sugli elettori da trattare come bambini di terza media, concorderà in pieno con la citazione dello storico Christopher Lasch, che troviamo nel “Prologo”: “Nel mondo contemporaneo la democrazia corre seri rischi non tanto per intolleranza quanto per indifferenza” (p.11).

Edizione esaminata e brevi note

Antonella Mascali, è giornalista di giudiziaria e politica giudiziaria per il Fatto Quotidiano. Nel 2007 ha vinto il premio cronisti Guido Vergani. Con il libro Lotta civile (Chiarelettere 2009) ha vinto il premio Com&Te. Menzione speciale al premio Marcello Torre 2009, “Per l’impegno civile attraverso ’attività di giornalista”. Nel 2010 ha pubblicato con Peter Gomez Il regalo di Berlusconi (Chiarelettere). Nel 2012 Le ultime parole di Falcone e Borsellino (Chiarelettere) 

Piergiorgio Morosini, è attualmente presidente del Tribunale di Palermo. Come giudice delle indagini preliminari, è stato titolare di numerosi processi ai capi storici di Cosa nostra. Si è occupato di infiltrazioni mafiose nella sanità, negli appalti, nella politica, nelle forze dell’ordine e nella giustizia. Componente del Consiglio superiore della magistratura dal 2014 al 2018. Nel 2009 ha pubblicato Il gotha di Cosa nostra: la mafia del dopo Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine (Rubbettino). Nel 2011 Attentato alla giustizia. Magistrati, mafie e impunità (Rubbettino).

Antonella Mascali, Piergiorgio Morosini, “Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia”, PaperFIRST, Roma 2026, pp. 144.

Luca Menichetti. Lankenauta, marzo 2026