Ferrara Gianluca

Derubati di sovranità

Pubblicato il: 12 luglio 2015

Poco più di centoquaranta pagine, con capitoli che spaziano dall’ecologia, alla globalizzazione, alla UE, alla storia del ‘900, fino alle politiche economiche degli Stati contemporanei, non permettono di considerare “Derubati di sovranità” un libro scientifico o comunque una sorta di manuale tale da mettere una parola conclusiva su argomenti a dir poco controversi. Un libro che merita comunque di essere letto al di là che si concordi o meno con le tesi dell’autore, Gianluca Ferrara. Il motivo? Molte delle argomentazioni presenti in “Derubati di sovranità” spesso sono conosciute in maniera approssimativa, fatte proprie da elettori incazzati, da militanti grillini o di altri movimenti radicali; e altrettanto spesso sono divulgate in maniera semplicistica. Pensiamo a quanto accade nei social network, brulicanti economisti e politologi da bar, quelli che si sono formati all’Università dei blog e dei link (i famigerati bimbominkia). Gianluca Ferrara pare essere consapevole di certi limiti e difatti scrive: “occorre non estremizzare, non abbandonarsi alle ipotesi di complotto o, all’opposto, negare l’influenza di certi gruppi o club di potere. Analizzando queste due visioni, ciò che risulta nocivo alla riflessione è l’integralismo, cioè la sicurezza delle proprie convinzioni che rifiuta il confronto” (pp.45). Un invito alla riflessione, e probabilmente ad un confronto condotto senza delegittimare l’avversario, che in ogni caso non ha impedito la proposizione di paradigmi nettamente alternativi all’attuale sistema politico economico globalizzato. Potremmo dire che Ferrara ha espresso in maniera garbata (e quindi leggibile) argomenti “antagonisti”, con chiaro spirito pacifista. Da qui il riferimento alla “convivialità delle differenze auspicata da Tonino Bello” (pp.114). Ma soprattutto il tentativo di dare risposta ad alcune domande capitali: “Chi si trova alla plancia di comando di questo mondo globalizzato? Chi veramente guida questo sistema anti-ecologico che garantisce guadagni a pochi e miseria a molti? Chi in Europa ha voluto che scoppiasse una guerra economica fra i paesi dell’Eurozona? Chi ci ha trasformato da cittadini sovrani in sudditi inconsapevoli? E chi ci ha privato della speranza, convincendoci che non c’è alternativa a questa dittatura del mercato?” (dalla quarta di copertina).

Domande che, come abbiamo anticipato, introducono paradigmi “antagonisti”, una critica radicale al mito della “crescita” (compresa quella auspicata dai keynesiani), accuse nei confronti delle multinazionali e delle grandi banche speculative, senza risparmiare la BCE, l’attuale organizzazione della UE, in nome di un ripristino della sovranità monetaria e nazionale. Insomma, tesi non proprio sconosciute, anche se l’approccio di Ferrara, già ospite del blog di Grillo, non sembra affatto riproporre pedissequamente gli argomenti dei 5 Stelle, che (vedi immigrazione) hanno il loro bel da fare per conservarsi gli elettori più arrabbiati e quelli che provengono da destra. Tesi che abbiamo semplicisticamente definito “antagoniste”, ma che in realtà, anche se con altro spirito e prospettiva, sono state fatte proprie – almeno in parte – da intellettuali ideologicamente lontani anni luce da Ferrara. Il nostro autore non lo ricorda ma le osservazioni critiche sul PIL, “che, com’è noto, è in grado di misurare solo lo scambio di merci e non quelle di beni” (pp.24), seguono quelle di economisti come Stiglitz, Sen, Fitoussi (autori del libro “La misura sbagliata delle nostre vite”, edito da Etas nel 2010). Proprio in virtù della “convivialità delle differenze”, potremo ricordare altri argomenti che hanno trovato concordi “antagonisti” e “non antagonisti”. Ad esempio quando Ferrara scrive che “gli economisti sono sempre più imprigionati nei loro modelli”: ovvero quando la realtà viene piegata alla luce delle proprie teorie. Parimenti, se uno dei grandi imputati di “Derubati di sovranità” è il liberismo finanziario, anche le posizioni dei cosiddetti liberisti non sono sempre da interpretare in maniera manichea. Pensiamo a Marco Ponti (Istituto Bruno Leoni), docente di Economia dei traporti, magari pure favorevole agli Ogm e “liberista”, ma da sempre in prima linea contro il sistema Tav. La stessa situazione che dà luogo al titolo del libro, ovvero la progressiva compressione dei diritti politici e di cittadinanza (vedi lo strapotere dei partiti, le più recenti leggi elettorali e le “riforme istituzionali”), è ben presente anche in coloro che si definiscono liberali, non fosse altro che liberalismo è la teoria della limitazione dei poteri a garanzia della libertà degli individui. Lo stesso liberismo finanziario, avendo a che fare con la speculazione, è qualcosa di ben diverso rispetto il “mercato” e  l’opposizione ai monopoli, che invece sono al centro delle attenzioni dei liberisti classici: “Il ruolo della finanza va ricollocato nell’alveo che le compete, e cioè quello di semplice affluente che porta acqua al mare dell’economia” (pp.140).

Di sicuro Ferrara, pur senza mostrare toni estremistici, riprende modelli di riferimento di coloro che auspicano una diversa globalizzazione e una diversa Unione Europea: “L’Euro non è il risultato di un pianificato complotto come a volte si vuol far credere in maniera semplicistica: di certo è un obiettivo anelato dai creditori e non dai debitori […] Il debito pubblico dei Paesi cosiddetti in via di sviluppo, è un’arma per tenere sotto scacco il debitore, per poterne risucchiare le funzioni vitali, per non farlo sviluppare, la fine di soffocarne la concorrenza” (pp.71). Probabilmente, come leggiamo nelle conclusioni, il succo del discorso, quello che ha animato le utopie e gli auspici dell’autore, peraltro tutt’altro che inediti, sta proprio nella differenza tra “l’economia familiare” e “l’economia dell’accumulo di denaro”.

Edizione esaminata e brevi note

Gianluca Ferrara, laureato in Scienze Politiche, si dedica ad analisi dei fenomeni politici e degli scenari economico-sociali. Ha scritto per diverse riviste e quotidiani nazionali. Ai suoi libri hanno collaborato Andrea Gallo, Alex Zanotelli, Beppe Grillo, Vandana Shiva e Paul Connett. Il suo ultimo saggio è “99%. Per uscire dalle crisi generate dal sistema neoliberalista riprendiamoci il futuro partendo dal basso”. È direttore editoriale della Dissensi Edizioni, la casa editrice che a lui piace definire un “laboratorio culturale di contro-informazione e partecipazione”. Collabora con ilfattoquotidiano.it.

Gianluca Ferrara, “Derubati di sovranità. La guerra delle élite contro i cittadini”, Il Punto d’Incontro (collana Attualità), Vicenza 2015, pp. 128.

Luca Menichetti. Lankelot, luglio 2015