Riba Raffaele

La custodia dei cieli profondi

Pubblicato il: 30 ottobre 2018

Disfacimento. Decadenza. Dispersione. Rovina. Annientamento. Questa è la fine che attende tutto quel che vive o che i viventi spesso sperano che duri. Ed è anche il destino che attende Cascina Odessa, costruita nel 1936 dal nonno di Gabriele che, sprofondato con il suo cane in una sorta di voragine apertasi nel terreno decise che lì, proprio dove aveva schiacciato e ucciso il suo adorato cane Odessa, sarebbe sorta una cascina. Gabriele è dunque il protagonista pensante e parlante di “La custodia dei cieli profondi”, nuovo romanzo del cuneese Raffaele Riba. Nella Cascina Odessa Gabriele è cresciuto insieme a suo fratello Emanuele, poco più piccolo di lui. Un rapporto profondo ed esclusivo che, con il trascorrere della vita, sembra doversi logorare per inerzia o semplice bisogno di distacco.

Tutti vanno via dalla cascina, irrimediabilmente. Prima va via il padre, poi la madre e poi anche Emanuele. A custodire il luogo di sempre è solo Gabriele. È l’unico che si preoccupa di rimanere nella casa che suo nonno aveva costruito. Conosceremo, per gradi, l’infanzia di Gabriele, il suo riserbo, l’insofferenza verso i compagni di scuola e del paese. D’altro canto lui appare difforme fin da piccolo e sembra trovarsi in una dimensione accettabile solo negli spazi di verde e di pietra della cascina. Gli studi presso la facoltà di Lettere lo hanno condotto lontano, ma solo per poco perché Gabriele è tornato comunque a casa.

Il presente di Gabriele è fatto di mansioni semplici e ricordi costanti. Il presente è fatto anche di un cielo assurdo che non ha più voglia di sparire. Un cielo che sembra aver dichiarato guerra ai viventi per via di un sole blu che appare poco dopo il tramonto dell’altro sole, quello di sempre. Non c’è più una vera notte perché la luce blu di quella che sembra essere una supernova plasma le ombre e le rintraccia ovunque. Le poiane impazziscono e precipitano morenti a terra, le formiche non smettono di sfilare lungo minuscoli e infiniti sentieri, i galli cantano a casaccio e le piante sono asfissiate dalle loro stesse esalazioni. Un mondo di troppa luce che degrada e si consuma a vuoto.

Splendide immagini di un cosmo che si sfalda e si rigenera attraverso masse di tempo che una mente umana non sa immaginare perché del tutto al di fuori della portata massima di un’esistenza. La cascina, intanto, si disgrega a modo suo. La muffa e l’umidità, per via di quel torrente che corre lì di fianco, sembrano divertirsi a ricamare e rosicchiare pareti, soffitti e angoli senza che Gabriele abbia voglia o intenzione di porvi rimedio. Tutto in questo libro porta in sé il seme della dispersione: la polvere, gli odori, la memoria, il cielo, gli affetti, i silenzi, i distacchi. Un inconsolabile dissolvimento delle cose umane che Raffaele Riba ha tramutato in una storia che è, al tempo stesso, di formazione e di de-formazione. Alla crescita anagrafica e alla maturità umana di Gabriele corrisponde un lento e inevitabile scivolamento verso il nulla.

Raffaele Riba ha scritto una storia sorprendente e diversa. Al tempo avevo apprezzato il suo romanzo d’esordio, qui ho ritrovato un autore preparato, intelligente e portatore di un progetto letterario estremamente interessante. “La custodia dei cieli profondi” è più intimista ed essenziale rispetto a “Un giorno per disfare”, forse autobiografico, forse visionario, sicuramente apocalittico e alienato. A rafforzare il tutto una scrittura compiuta e uno stile che può far considerare Riba come uno degli scrittori più intriganti del panorama letterario italiano contemporaneo.

Edizione esaminata e brevi note

Raffaele Riba è nato a Cuneo nel 1983. Nel 2009 ha conseguito la Laurea in Lettere e, due anni più tardi, si è diplomato presso la Scuola Holden. Ha pubblicato diversi racconti prima di pubblicþare, nel 2014, “Un giorno per disfare” (66thand2nd), il suo primo romanzo. Nel 2015 è uscito “Abbi pure paura” (Loescher) e nel 2018 “La custodia dei cieli profondi” (66thand2nd).

Raffaele Riba, “La custodia dei cieli profondi“, 66THAND2ND, Roma, 2018.

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