Krauspenhaar Franz

Brasilia

Pubblicato il: 22 novembre 2018

Un’opera a cui non ero preparato. Conosco Franz Krauspenhaar da più di dieci anni e ho letto la maggior parte dei suoi romanzi e delle sue raccolte poetiche. Ho pure dichiarato più volte che lo considero uno dei migliori scrittori italiani. Ma a Brasilia, ripeto, non ero pronto. È un libro molto diverso dagli altri. Sì, sempre legato alla sua vena intima, viscerale e drammaticamente corrosiva. Ma qui c’è una differenza specifica. Siamo davanti a un romanzo distopico, ambientato in un altrove insolito per l’autore e – normalmente – al più evocativo di un entroterra geografico architettonicamente interessante e farcito di rappresentanze diplomatiche: Brasilia, la capitale brasiliana.

Forse – viene da dire, alla luce dei recenti sviluppi elettorali nel grande paese sudamericano – si tratta perfino di uno sguardo “profetico”. Sì, perché F.K. qui tratteggia una vicenda che, sia pur privata e non riferita all’orizzonte politico, affonda in uno scenario “nero”, della violenza più radicale.

Il protagonista, Ernesto Erkens Moreira, è un giornalista che ritrova il padre, partito dall’Italia molto tempo prima. Scopre che è gravemente malato ma, prima di morire, vuole confessargli il giro oscuro e perverso di potere, controllo e manipolazione della in cui è entrato anni prima, salvo poi uscirne. Si apre così un itinerario allucinato – ma lucidissimo – nei bassifondi della città, dominati da una setta gestita da una mente ambigua e “pelosa”, capace di erodere interiormente il protagonista, insinuandosi nelle sue insicurezze, legate al rapporto stesso con il padre.

È proprio questa sottile linea di confine (aperto) tra lo strazio personale e l’orrore sociale l’aspetto più “franziano” di questo libro intenso, che coglie – sia pur in ottica surreal-deformante – i tratti più corrotti del mondo contemporaneo partendo dalla sofferenza di un uomo. A questa, però, dopo un tour angosciante negli abissi del male, infine riconduce, ricongiungendo in un unico sguardo – per usare un’espressione cara al comune amico e ottimo autore Marino Magliani – i due lati della “pozzanghera”, l’Oceano Atlantico. Questa vicenda, infatti, nasce dall’Italia e qui riporta, specificamente a Milano, la città-universo di F.K., eterno polo di riferimento delle sue rabbie e delle sue implacabili nostalgie. Nella stessa fase brasiliana, che è l’ossatura del romanzo, il capoluogo lombardo si riverbera costantemente, attraverso ricordi, rimpianti e un diffuso senso di saudade per una volta rovesciata: dal Brasile verso l’Europa.

Respira ancora, in tutto questo, l’eco di una bellissima opera dell’autore, Era mio padre (Fazi, 2008), che peraltro riesce a riversarsi in un territorio nuovo, disturbante e, soprattutto nell’ultimo terzo del libro, profondamente drammatico e commovente. L’aspetto che emerge, e che più di ogni altro sconvolge, è proprio il fatto che il controllo intrusivo delle nostre vite, esercitato in forme striscianti da soggetti spesso difficili da identificare, può arrivare a turbare radicalmente equilibri privati assai delicati.

Non diversamente da uno dei capisaldi del genere distopico, 1984 di George Orwell, questo romanzo di Franz Krauspenhaar evidenzia molto bene il risvolto psicologico della deriva negativa della Storia. Se infatti l’utopia è chiamata ad aprire prospettive e a consolare, la distopia deve far precipitare giù, negli abissi della psiche oppressa da un potere schiacciante e, sublimemente (in senso burkiano), generare un orrore in grado di spiazzare e spianare, creando vuoti di futura comprensione.

Edizione esaminata e brevi note

Franz Krauspenhaar è narratore e poeta. Tra i suoi romanzi, Le cose come stanno (Baldini & Castoldi, 2003), Era mio padre (Fazi, 2008) e Grandi momenti (Neo Edizioni, 2016). Ha pubblicato le raccolte poetiche Effekappa (Zona, 2011), Biscotti selvaggi (Marco Saya, 2013) e Capelli struggenti (Marco Saya, 2016). Ricordiamo anche La passione del calcio (Perdisa Pop, 2011). È stato redattore dei blog letterari Nazione Indiana, La poesia e lo spirito e Tornogiovedi.

Franz KrauspenhaarBrasilia, Castelvecchi 2018.

Franz Krauspenhaar in Lankenauta

Giovanni Agnoloni, novembre 2018