Camilleri Andrea

Il colore del sole

Pubblicato il: 28 giugno 2008

Nel 2006 presso il Düsseldorfer Museum si è tenuta una mostra su Michelangelo Merisi dal titolo Caravaggio. Auf den Spuren eines Genies. La curatrice del Museo, Kathrin Luz, per l’occasione contattò Andrea Camilleri chiedendogli di scrivere un racconto sul grande pittore italiano. Camilleri accettò la proposta. Così è nato “Il colore del sole”.

Andrea Camilleri, una volta tanto, si allontana dal suo celebre Montalbano per divenire personaggio. Lo ritroviamo, in prima persona, all’interno del libro, coinvolto in quello che appare, fin da subito, un giallo: mentre assiste ad una rappresentazione teatrale a Siracusa, qualcuno gli infila in tasca un biglietto che riporta un numero di telefono e la richiesta perentoria di chiamare subito e da una cabina pubblica. Nonostante qualche titubanza Camilleri decide di seguire l’invito. A seguito di quella telefonata l’autore si ritrova in una masseria di fronte ad uno sconosciuto che gli mostra una antica camera oscura e dei fogli scritti ingialliti dal lento disfacimento del tempo. Tutto è appartenuto a Caravaggio. Forse il pittore lavorava a ricalco? Forse quegli scritti disordinati erano stati affidati dall’artista ad un amico qualche secolo prima?

Camilleri viene lasciato solo. Deve leggere il contenuto dei fogli ed ottiene il permesso di copiarne il contenuto. “Il colore del sole” rappresenta la trascrizione di quei manoscritti.

L’espediente letterario relativo al ritrovamento casuale di un testo antico e la sua proposta al lettore non è originalissimo ma, anche in questo caso, ha la sua efficacia. Camilleri ricostruisce il periodo maltese-siciliano del Caravaggio e lo fa ricorrendo a quello che poteva essere l’italiano seicentesco di un uomo che, pur essendo uno tra i geni indiscussi della nostra pittura, di certo non eccelleva nell’arte della scrittura. Camilleri inventa e compone, seppur in frammenti, una sorta di diario personale del pittore con richiami a vicende reali e note della sua vita, ma carico anche delle inquietudini più intime e dei feroci turbamenti che attanagliavano l’anima del Caravaggio.

E’ il 1607, il pittore sta fuggendo da Roma. E’ stato condannato a morte per aver assassinato, nel corso di una rissa, Ranuccio Tomassoni. Da Napoli il Caravaggio si imbarca su una galera del principe Fabrizio Sforza Colonna e raggiunge Malta dove arriva, con ottima probabilità, intorno al 10 o l’11 luglio. Da qui parte la storia trascritta da Camilleri che si sofferma, in modo particolare, sull’ossessione del sole nero. Potrebbe trattarsi di una malattia degli occhi da cui Caravaggio era affetto. Essa non avrebbe consentito al pittore di vedere e percepire correttamente i colori, da qui la predilezione per gli sfondi cupi di molte sue opere: […] Elli gravemente dissemi che avea capito che la luce della decollazione era la luce del sole nero. Io prontamente negai. Ma elli ripetemmi che trattavasi di maleficio sopremamente diabolico. Dissemi anco che lo Creatore avea creato e governato tutta la materia per li suoi fini e li suoi propositi e che quindi la visione inversa de lo sole e de la luce sua significava obbedienza a la legge inversa, contraria a la divina, significava abbracciare per vero l’opposto suo, lo contrario de’ propositi del Creatore Supremo. Se lo sole è vita, lo sole nero è morte, ancor disse. Consigliommi digiuno e preghiera. Ma io hora cognosco che tutta l’esistenzia mia, ancor prima assai che Celestina mi desse quel liquido, era comenzata e continuata sempre sotto lo segno de lo sole nero.

Caravaggio fugge rocambolescamente da Malta e l’inventiva di Camilleri lo vede sbarcare presso Girgenti, poi fuggito a Licata e da lì, via terra, verso Siracusa, l’unica destinazione storicamente certa. Dopo qualche tempo trascorso in Sicilia, il pittore è arrivato a Napoli, ospite della marchesa Colonna. Ed è qui che si chiude il racconto.

La mente di Caravaggio è affollata di visioni e strane percezioni. Alcune ossessioni lo rendono eternamente inquieto e preoccupato. Sappiamo che quella di Camilleri è pura “menzogna” letteraria, ma è comunque notevole ed ammirevole il suo lavoro immaginifico, l’indagine e la successiva rivelazione dello spirito del pittore maledetto per eccellenza, un uomo noto per la sua furia e per le sue reazioni incontrollate, ma anche genio riconosciuto della pittura. Considerando che Caravaggio non ha lasciato quasi nulla di scritto, tranne qualche appunto e qualche scarno foglietto, mi piace pensare che Camilleri abbia dato questa voce e questo cuore al personaggio Michelangelo Merisi semplicemente partendo dai suoi straordinari capolavori pittorici.

Edizione esaminata e brevi note

Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925. E’ regista, sceneggiatore, scrittore, saggista, poeta, autore di teatro e di televisione. Al suo nome sono legati, tra gli altri, i primi telefilm polizieschi italiani: il Tenente Sheridan e il Commissario Maigret. L’esordio di Camilleri nel mondo della narrativa avviene nel 1978 con “Il corso delle cose”. La grande notorietà dello scrittore è legata al personaggio del Commissario Montalbano, protagonista di numerosi romanzi ed apparso per la prima volta ne “La forma dell’acqua” del 1994. Montalbano è stato trasposto in una serie TV: il protagonista è interpretato da Luca Zingaretti.