Mugno Salvatore

Nascita della mafia

Pubblicato il: 16 Ottobre 2025

“Il nome di Pietro Calà Ulloa ormai da molti decenni passa di bocca in bocca e di pagina in pagina tra quanti si occupano delle vicende storiche della mafia. Se relativamente numerosi sono gli studiosi che lo citano nei loro saggi, nonché gli scrittori e i narratori che ne usano il nome, spesso in funzione puramente esornativa, vi sono pure noti e diffusi volumi di Storia della mafia che lo ignorano del tutto […] Anche gli autori più apprezzati e quotati in questo ambito di studi spesso hanno destinato poche righe a questa figura e, in qualche caso, sminuendone o travisandone immotivamente il ruolo” (p.53). Le parole di Salvatore Mugno ci fanno capire che il suo “Nascita della mafia” non rappresenta soltanto una meticolosa e poderosa ricerca sull’’attività svolta in Sicilia (1838-1846) dal Procuratore generale del Re, Pietro Calà Ulloa (Napoli, 1801-1879) – di fatto il primo magistrato ad avere individuato il fenomeno mafioso nell’Isola – ma anche una necessaria polemica nei confronti di una classe accademica e di presunti intellettuali che troppo spesso dimostrano più narcisismo che autentica vocazione all’approfondimento storico.

Al contrario Mugno, storico e ricercatore autentico, nel ricostruire la vicenda umana e professionale di Pietro Calà Ulloa, delinea un fenomeno che, se ancora non si può chiamare mafia – termine che il magistrato napoletano probabilmente nemmeno conosce – anticipa in tutto e per tutto le reti di complicità criminali che successivamente sarà denominata come “cosa nostra”. Un’anticipazione, quella del Procuratore, che ci racconta proprio quanto avvenuto, magari in maniera più evidente, decenni dopo: ricorrenti rapporti di connivenza criminale con le amministrazioni comunali, un’amministrazione della giustizia particolarmente inerte, se non addirittura complice, nei confronti dei noti taglieggiatori, un’atavica ignoranza e miseria della popolazione.

Concretamente – lo possiamo leggere grazie all’ampia casistica contenuta nelle sezione Storie – Ulloa ha dimostrato, con le sue incessanti indagini, come in quel di Trapani – ci lavorò dal 1838 al 1844 – si verificasse “il verminaio degli abigeati, delle componende, degli incontri e delle saldature di amicizie mafiose presso le fiere di animali in giro per tutti i Comuni della Sicilia, della macabra ragnatela di cordate criminali, campieri, possidenti, uomini pubblici, preti e casate eminenti e vere e proprie famiglie mafiose o proto mafiose dominanti che andavano coagulandosi in un’unica fluida, elastica, interconnessa realtà regionale” (p.19).

Con “Nascita della mafia” conosciamo le qualità investigative di un inflessibile Ulloa, le sue intuizioni, i suoi successi, le sue amarezze, ma anche un importante contestualizzazione degli scenari agresti e delinquenziali della  prima metà dell’Ottocento siciliano; a cominciare dai crimini del campiere, una sorta dei guardia privata delle terre del latifondista o del gabellotto. Se poi è vero che Pietro Calà Ulloa non ha mai usato, nelle sue relazioni, la parola “mafia” o “mafiosità”, di fatto possiamo leggere espressioni antesignane come “colpevoli associazioni”, soprattutto arricchendo la terminologia con cui veniva allora designata la delinquenza organizzata, “bollando le accolite di variegata criminalità da egli ravvisate sul territorio, comprensive anche della componente che oggi denominiamo colletti bianchi o borghesia mafiosa, con espressioni come fratellanze, partiti, malgavi, sette” (p.31).

Da questo punto di vista l’opera investigativa del magistrato napoletano sconfessa tutti quegli uomini di cultura che anche successivamente – del resto fino ai giorni nostri – “incorsero in abbagli, limitandosi a cogliere della mafia gli aspetti pittoreschi, folklorici, temperamentali, di costume, ma rigettando quelli, ben più gravi e gravosi di tipo criminale” (p.146). Ammesso e non concesso che fossero soltanto abbagli.

In sostanza, checché ne dicano certi eminenti – e probabilmente egoriferiti – professori, dobbiamo ringraziare Salvatore Mugno per aver salvato dall’oblio il primo, autentico, giudice antimafia del Regno delle Due Sicilie e d’Italia

Edizione esaminata e brevi note

Salvatore Mugno, saggista e narratore, ha pubblicato tra i romanzi,  Opere terminali (Jaca Book, 2001), Il pollice in bocca (il Grandevetro, 2005); Il biografo di Nick La Rocca (Besa, 2005; Arcana Editrice, 2017), Il prof terrone (Margana Edizioni, 2017); tra i saggi, Mauro è vivo. L’omicidio Rostagno dieci anni dopo, un delitto impunito (Coppola Editore, 1998), Matteo Messina Denaro. Un padrino del nostro tempo (Massari Editore, 2011), Una toga amara. Giangiacomo Ciaccio Montalto la tenacia e la solitudine di un magistrato scomodo (Di Girolamo Editore, 2013).
Per Navarra Editore ha pubblicato Decollati. Storie di ghigliottinati in Sicilia (2019), Sentenze di ghigliottinati in Sicilia (2019) e I carnefici di Sicilia (2021).

Salvatore Mugno, “Nascita della mafia. Storie di «uomini d’onore» istruite in Sicilia (1838-1846) da Pietro Calà Ulloa, il Procuratore generale del Re che scoprì la piovra”, Navarra Editore (collana Officine), Palermo 2025, pp. 475.

Luca Menichetti. Lankenauta, ottobre 2025