Pubblicato nel 2024 sul New York Time Magazine – non propriamente una rivista simpatizzante di Hamas – “The unpunished. How extremists took over Israel” di Mark Mazzetti e Ronen Bergman, peraltro premiato col Polk esteri nel febbraio 2025, è un’inchiesta meticolossissima frutto di anni di indagini sul campo, sulla radicalizzazione della destra ebraica, ma soprattutto su come il movimento dei coloni – “grazie alla protezione della polizia, del sistema giudiziario e della politica” – sia riuscito letteralmente a degradare le istituzioni d’Israele.
Nelle prime pagine leggiamo alcuni passaggi fondamentali che spiegano le motivazioni e la struttura della monografia: “Come ha fatto una nazione giovane a voltare così rapidamente le spalle ai propri ideali democratici? E che prezzo ha dovuto pagare? Qualsiasi risposta seria deve tenere conto di un fatto: mezzo secolo di comportamenti illegali rimasti in gran parte impuniti ha portato l’ultranazionalismo radicale al centro della politica israeliana […] Nella prima parte descrivamo le origini del movimento religioso che negli anni settanta ha fondato insediamenti ebraici nei territori appena conquistati di Gaza e della Cisgiordania. Nella seconda parte, raccontiamo come gli elementi più estremisti del movimento dei coloni abbiamo cominciato a prendere di mira non solo i palestinesi, ma anche i leader israeliani che lavorano per la pace. Nella terza parte, mostriamo come i protagonisti più influenti dell’estrema destra israeliana, mai puniti per i loro crimini, abbiano acquisito sempre maggiore potere politico, mentre una generazione di coloni ancora più radicali prometteva di eliminare completamente lo stato israeliano” (p.13)”.
Del resto Mazzetti e Bergman, in questo loro saggio a cavallo tra approfondimento storico e autentica inchiesta giornalistica, ci ricordano quanto per Meir Kahane, il famigerato rabbino di estrema destra, democrazia e sionismo fossero incompatibili. Incompatibilità nei fatti, visto quanto combinato fin dagli albori dello stato ebraico da diversi funzionari delle istituzioni israeliane. A cominciare dalle condizioni disastrose della giustizia penale: “quasi tutti gli israeliani ebrei coinvolti negli ultimi decenni in attacchi terroristici contro gli arabi hanno beneficiato di significativi sconti di pena” (p.32).
In sostanza vengono raccontate le origini del “Blocco dei fedeli” (Gush emunim) che ha poi portato agli insediamenti illegali a Gaza e in Cisgiordania. Da quel momento le evitabili violenze compiute da estremisti tra cui trovano spazio anche i giovani Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, attuali ministri del governo Netanyahu: “Smotrich, allora venticinquenne, fu arrestato e interrogato per settimane. Yitzhak Ilan, uno degli agenti dello Shin bet presenti agli interrogatori, racconta che rimase muto come un pesce per tutto il tempo, come un criminale navigato. Fu rilasciato senza accuse – spiega Ilan – in parte perché lo Shin bet sapeva che processarlo avrebbe potuto portare allo smascheramento degli agenti infiltrati nei gruppi estremisti ebraici, e in parte perché riteneva che Smotrich avrebbe comunque ricevuto una pena lieve” (p.49).
In questo senso l’aspetto centrale del breve ma densissimo saggio, come leggiamo dal titolo, è proprio l’impunità; dove si raccontano, con dovizia di particolari, “la lunga sequela di vessazioni, aggressioni e omicidi di palestinesi da parte dei coloni ebrei […] sempre accompagnata dal silenzio, dall’indulgenza e dalla complicità dei funzionari israeliani”.
In estrema sintesi, come ammettono anche diverse persone intervistate, ovvero agenti di sicurezze e dei servizi, avvocati israeliani, ufficiali dell’esercito, probabilmente la minaccia di questi estremisti, ormai governativi a tutti gli effetti, non è rivolta soltanto ai palestinesi che vivono nei territori occupati, ma proprio allo stesso stato di Israele. Un po’ come diceva – ricordiamolo – Meir Kahane: “Quindi il sionismo e la democrazia sono in contrasto. Io dico chiaramente che sto dalla parte del sionismo” (p.21).
Da notare che uno dei due autori, ambedue premi Pulitzer, è israeliano. La cosa è consolante vista certa ridicola narrazione – oltre che profondamente offensiva nei confronti di tutti gli ebrei onesti e democratici – che vuole l’antisionismo, o certo antisionismo, come equivalente all’antisemitismo. Ma la vera consolazione sarebbe altro: che finalmente vengano pubblicate altre inchieste come “L’impunità dei coloni”, punto fermo agli antipodi dell’attuale propaganda spacciata per giornalismo.
Edizione esaminata e brevi note
Mark Mazzetti, (1974) ha vinto il premio Pulitzer per i suoi reportage dal Pakistan e dall’Afghanistan. Scrive di politica internazionale sul “New York Times”. Con Feltrinelli ha pubblicato Killing machine. Come gli Usa combattono le loro guerre segrete (2014)
Ronen Bergman, Corrispondente senior per gli affari militari e l’intelligence di «Yedioth Ahronoth», il più grande quotidiano israeliano, e collaboratore del «New York Times Magazine», sul quale scrive di intelligence, sicurezza nazionale, terrorismo e nucleare. È autore di cinque bestseller di saggistica in lingua ebraica, di The Secret War with Iran (2008) e di Uccidi per primo (Mondadori 2018).
Mark Mazzetti, Ronen Bergman, “L’impunità dei coloni. Come un movimento estremista ha conquistato Israele”, Internazionale (collana “Extra Large”), Roma 2025, pp. 76. Traduzione di Davide Lerner
Luca Menichetti. Lankenauta, dicembre 2025
Follow Us