Torossi Tevini Marina

Nella terra del mito

Pubblicato il: 19 Ottobre 2026

“Nella terra del mito”, di Marina Torossi, è un romanzo relativamente breve – poco più di centoventi pagine – ma è anche la dimostrazione che brevità non è sinonimo di scarsità di contenuti e di pressapochismo. Il “mito”, inquadrato nella terra minoica, infatti ci conduce non soltanto a considerare diversi piani storici, ma soprattutto, raccontando la parabola di una famiglia, tragica e nel contempo prototipo di un certo modo di vivere nella società attuale, ci porta a riflettere su temi reali, di cui probabilmente molti occidentali non hanno piena consapevolezza.

Non è un caso che la famiglia tragga origine, intorno al 1905, da un incontro a Creta – luogo dove l’armonia fa il paio con una bellezza e cultura millenaria – tra Jim, un giovane britannico, al momento semicieco, giunto sull’isola accompagnato da una sorella devota, con la ferma intenzione di produrre un’opera poderosa sulla civiltà minoica; e Jane, una ragazza letteralmente fuggita dal suo ambiente familiare, che a quel tempo condivideva la sua vita con Ellen, un’archeologa.

In sostanza una nuova famiglia nata dalla rottura delle famiglie di origine, senza patria, una coppia di esuli che si ritrovano senza una rete di protezione, in un luogo che prometteva una grande libertà; e dove il mare appariva molto diverso dai paesaggi del Nord, dove “si doveva essere in grado di convivere con la libertà e l’inquietudine”.

Questo il piano storico più antico, che avrà una conclusione decisamente tragica. Ma non una conclusione definitiva in quanto “nella terra del mito”, troviamo anche Alexis, il bisnipote della coppia, che, intorno al 2010, alla ricerca delle sue origini – ovvero del nonno Markos, sopravvissuto a Buchenwald, e rifugiatosi a Creta intenzionato “a seppellire l’orrore che aveva attraversato dietro ad una patina di vita primitiva” – vedrà una Creta decisamente diversa da quella vissuta molti anni prima dai suoi progenitori: “La zona di Festo e di Agia Tiada era affollata da turisti, ma riuscirono ad evitarli sistemandosi nella campagna circostante e recandosi nella zona degli scavi solo al tramonto quando i turisti sciamavano tirati a lucido verso gli happy hours” (p.113). Creta forse la comprenderà accompagnato da Anna, sua moglie, mentre tutti e due sono in pensiero per Sophie, la figlia, che in quel momento vive a New Orleans, anoressica e caparbia nel “perseguire una strada che definiva di purificazione”.

Semmai, quello che colpisce di “Nella terra del mito” – indubbiamente l’aspetto più sorprendente e  sicuramente più apprezzabile del romanzo – è l’estrema complessità, ricchissimo di excursus biografici, artistici, mitologici, sociali, morali, seppur funzionali a inquadrare vicenda e personaggi, che comunque non ne complicano affatto la chiarezza e la comprensibilità.

Da questo punto di vista lo potremmo definire una specie di piccola – viste le dimensioni – “opera-mondo”. Opera-mondo che, se andiamo a leggere qualche definizione di Franco Moretti, significa un’opera che ambisce a sovrapporre e a sintetizzare diverse dimensioni narrative. Ed effettivamente sono molte le dimensioni narrative presenti nella “terra del mito!. Come anticipato, il piano temporale che oscilla tra il 1905-1906, in parte il 1970, e il 2010; ma soprattutto ci si immerge senza alcun fastidio nelle numerose analisi storico sociali, nonché artistiche, mitologiche, biografiche, che scaturiscono sia dalle vicissitudini dei protagonisti sia dalla semplice contemplazione dei paesaggi passati e presenti: “Il mondo minoico, come risultò dai primi scavi, era un mondo molto diverso da tutte le altre civiltà fino allora scoperte […] La principale differenza era che vi regnava un eccezionale spirito di armonia tra uomini e donne […] Le sembrava di entrare in una dimensione che, in qualche modo, si opponeva a tutto quello che aveva visto fino ad allora. Un luogo in cui si realizzavano i suoi sogni” (p.15). Sogni destinati presto ad evaporare una volta usciti da Creta; e soprattutto, come intuibile, evaporati anche per i discendenti della coppia, come leggiamo insieme alle parole di Markos: “Poi ho conosciuto il male […] la vita vera è quando fissi negli occhi il tuo carnefice e non riesci a ricordargli che sei anche tu un uomo” (p.11).

In sostanza l’analisi della crisi della società occidentale appare ancor più avvilente proprio perché messa a confronto con un mondo ancora misterioso ma in cui sicuramente, come diceva Jim a sua sorella, conteneva “la chiave per leggere la realtà” e che “migliaia di anni fa aveva toccato il senso delle cose”  (p.13). Giustamente polemico, illuminato dall’amore per la classicità, è un romanzo che merita di essere letto e, proprio in virtù della sua ricchezza di contenuti, anche riletto.

Edizione esaminata e brevi note

Marina Torossi Tevini, è nata a Trieste e ha insegnato materie letterarie nei licei triestini. Ha pubblicato due libri di poesie Donne senza volto (1991, Svevo) e L’unicorno (1997, Campanotto, menzione speciale al Via di Ripetta) e otto di prosa Il maschio ecologico (1994, ivi, finalista al Carrara Hallstammer), Il migliore dei mondi impossibili (2002, ivi), Il cielo sulla Provenza (2004, ivi), Viaggi a due nell’Europa di questi anni (2008, ivi, Premio Trieste, scritture di frontiera), Le parole blu (2010, ivi I premio Golfo di Trieste), L’Occidente e parole (2012, I premio Contemporanea d’autore all’Alexandria scriptori festival), Rotte d’Europa (2015, Hammerle, Libri del Pen Trieste) e Trieste. La resa dei conti (2019, Campanotto, finalista alla I edizione del premio Carlo d’Asburgo), Bluoceano (2022). Ha pubblicato postumo il romanzo del padre La valle del ritorno (Campanotto, 1997). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per gli inediti tra cui il I premio al Leone di Muggia nel 1993 nella sezione narrativa e il II al concorso Ulcigrai del 1996. Sue poesie e racconti compaiono in diverse antologie tra cui Poeti triestini contemporanei (Lint, 2000), Lichtungen pubblicazione a cura dell’Università di Graz, Akademia e InterPen 2016. Ha collaborato alle riviste culturali Stilos, Nuova Antologia, Arte&Cultura, Zeta. È membro del direttivo del Pen Trieste.

Marina Torossi Tevini, “Nella terra del mito”, Campanotto Editore, Pasian di Prato 2026, p.128. Postfazione di Irene Visintini

Luca Menichetti. Lankenauta, ottobre 2026