Bussoni Mario

Josef Mengele. L’angelo della morte

Pubblicato il: 8 gennaio 2015

Il libro di Mario Bussoni è essenzialmente una ricerca. Meglio, è la ricerca di qualche verità sull’autentico destino di Josef Mengele, il medico di Auschwitz. L’uomo che, dopo una sommaria occhiata ai deportati appena scesi dai treni bestiame, stabiliva chi dovesse sopravvivere e chi dovesse finire immediatamente nelle camere a gas. E’ lui, Herr Doktor, il medico dai modi distinti e compassati ad aver deciso della vita e della morte di centinaia di migliaia di esseri umani. Bussoni, in “Josef Mengele. L’angelo della morte” (Mattioli 1885), intraprende la sua indagine storica partendo dalla fine ossia dalla morte di Josef Mengele perché, tra i tanti misteri e i tanti enigmi che circondano la figura del medico di Auschwitz, la sua morte è ancora oggi quello più complesso ed inestricabile. I problemi nascono fin dalle tempistiche: le agenzie di stampa, infatti, il 7 giugno 1985 diffondono la notizia: “Il dottor Josef Mengele è morto a San Paolo [Brasile ndr] nel 1979, dove viveva sotto falso nome“. Mengele sarebbe annegato in seguito ad un malore mentre nuotava in mare sul litorale di Bertioga. Il suo cadavere è stato poi sepolto ad Embù, a poco più di trenta chilometri da San Paolo del Brasile. Una notizia che ha lasciato interdetti e sotto choc tutti coloro i quali, da alcuni decenni, gli davano la caccia. La domanda che si pone Mario Bussoni è quella che si porrebbe chiunque: “com’è possibile che siano trascorsi più di sei anni dal giorno della sua morte (7 febbraio 1979) a quello della notizia divulgata ora del recupero del cadavere (7 giugno 1985)?

La tesi di Bussoni è che, nonostante vari esami e varie indagini mediche ed autoptiche, non vi sia la certezza assoluta che la salma riesumata nel cimitero di Embù sia quella di Mengele. Di più: Bussoni ritiene che la vicenda del rinvenimento del presunto cadavere di Mengele sia così oscura ed ambigua “da fare seriamente pensare a un ben congegnato complotto ordito dalla potente famiglia Mengele, proprietaria della Grande Fabbrica di macchinari agricoli di Günzburg am Donau (Baviera), e da alcuni gruppi neonazisti ben inseriti, protetti e attivi in Sudamerica“. Dalle pagine che seguono si evince in maniera chiara che ancora oggi, a distanza di molti anni dai mostruosi trascorsi nazisti di Josef Mengele, nessuno a Günzburg am Donau voglia parlare del figlio dell’autorevole fondatore della fabbrica di macchinari agricoli. Il redattore del quotidiano locale non può che constatare con amarezza la diffusa omertà degli abitanti della cittadina bavarese: “Il fatto è che la gente di qui ha paura di parlare. I Mengele sono molto potenti e a Günzburg am Donau più o meno tutti mantengono un rapporto di lavoro con loro. Molti sanno, ma nessuno ha mai aperto né aprirà mai bocca“.

Josef Mengele, da giovane, vive come molti ragazzi della sua età. Consegue due lauree, una in filosofia e una in medicina. Il suo percorso di studi viene fortemente influenzato da Ottmar Freiherr von Verschuer, docente esperto di biologia razziale e fanatico razzista col quale il giovane medico rimarrà in contatto per gli anni a venire. L’arrivo di Mengele tra i ranghi delle SS avviene nel 1942 e nel maggio di quello stesso anno prende servizio presso il Lager di Auschwitz II-Birkenau col grado di capitano. Ed è qui che il dottor Mengele si guadagna il nomignolo di “angelo della morte“. Bussoni descrive, spesso ricorrendo alle testimonianze dirette dei sopravvissuti, le atrocità commesse dal medico di Auschwitz che, oltre a valutare i deportati stabilendone rapidamente il destino fin dal loro arrivo sul binario del campo di sterminio, sceglie con attenzione gli individui da trasformare in cavie per i suoi esperimenti più estremi al fine di selezionare una razza pura. I suoi test di eugenetica hanno condotto alla morte moltissime persone che non sono sopravvissute alle sue allucinanti e visionarie sperimentazioni. Molti testimoni affermano che Mengele nutriva una particolare attenzione per i gemelli. Il suo intento era quello di riuscire a far partorire due o più figli contemporaneamente così da incrementare la razza ariana. Herr Doktor sterilizza donne e castra uomini, infetta migliaia di bambini fino a portarli alla morte: “immetteva negli occhi dei bambini liquidi vischiosi: aveva l’assurda ambizione di riuscire a mutare loro il colore degli occhi da scuri in celesti. Quasi tutti i bambini, sottoposti a tale trattamento, morivano“.

Tra le varie assurdità che caratterizzano la vita di Mengele vi è il fatto che per diversi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale nessuno parlò di lui e dei suoi crimini. Dell’angelo della morte, infatti, si inizia ad avere qualche informazione solo nei primi anni ’60 quando le sue attività criminose e la sua misteriosa fuga iniziano ad interessare ed incuriosire molte persone in tutto il mondo. Josef Mengele, come molti altri gerarchi nazisti, è riuscito a scappare dall’Europa e a rifugiarsi altrove. I suoi spostamenti non sono del tutto chiari e neppure completamente ricostruibili, quel che è certo è che Mengele, grazie ad una carta di identità rilasciata dallo Stato italiano nel 1948, è riuscito a riparare in Sudamerica: Argentina prima, Paraguay dopo. Ed è proprio in Paraguay che il medico nazista ha trovato protezione totale anche grazie alla presenza del dittatore Alfredo Strössner, “vanitoso militare di origine bavarese” simpatizzante nazista. Mengele si muove con discreta libertà nel Paese di Strössner mentre in tutto il mondo sono sempre più numerosi quelli che organizzano la sua cattura. Il tentativo di rapirlo, come era accaduto per Eichmann, finisce con un fallimento. Intanto gli anni passano e di Mengele ogni traccia si confonde con avvistamenti continui ma vani, arresti sbagliati, notizie che si sovrappongono a continue smentite. Le taglie sulla testa dell’angelo della morte si accumulano ma il nazista di Günzburg am Donau non verrà mai arrestato né giudicato.

Bussoni ricostruisce minuziosamente ogni elemento relativo della caccia a Mengele dimostrando l’esistenza di superficialità, lacune e parecchie inspiegabili mancanze da parte di molti. La sensazione è che Josef Mengele, come molti altri nazisti sfuggiti alla giustizia, sia stato costantemente aiutato non solo dalla sua ricca ed influente famiglia che lo ha sostenuto economicamente per decenni, ma anche da altre persone che, pur conoscendo la sua identità e il suo passato, hanno preferito tacere forse perché consapevoli che parlando avrebbero rischiato la vita. Il lavoro di Mario Bussoni, realizzato con estrema meticolosità, è frutto di anni di ricerche e di indagini che hanno portato il giornalista e scrittore ad affrontare e scandagliare una materia piuttosto torbida e sulla quale in molti, ancora oggi, preferiscono glissare o tacere. La sua scrittura è agile e dinamica, le sue intuizioni e le sue analisi ci portano dentro ad una vicenda che mantiene tutti i caratteri di un giallo del quale nessuno ha individuato la soluzione. Infatti, alla fine, l’autore del libro giunge alla consapevolezza che, nonostante tutto, non verrà mai fatta piena luce sulla verità e sulle vicende che hanno caratterizzato la fine di Josef Mengele il quale, essendo nato nel lontano 1911, deve essere comunque morto. Forse nel 1979, forse no.

Edizione esaminata e brevi note

Mario Bussoni è giornalista, scrittore e grande viaggiatore. Dirige la collana “Archivi Storici” di Mattioli 1885. Ha pubblicato numerosissimi reportage su quotidiani, settimanali e mensili. È coautore dell’enciclopedia a fascicoli XX Secolo (DeAgostini) e di numerose guide turistiche.

Mario Bussoni, “Josef Mengele. L’angelo della morte“, Mattioli 1885, Fidenza (Parma), 2014.

Pagine Internet su Josef Mengele: Wikipedia / La storia siamo noi / Olokaustos / Josef Mengele: il medico di Auschwitz (video YouTube)