Mazzucco Melania G.

Vita

Pubblicato il: 1 ottobre 2012

“Vita” è un romanzo complesso e bellissimo, scritto col cuore e la penna di chi scava nel passato di un padre e del padre di un padre. Persone che, in vita, hanno raccontato tanto senza voler dire quasi nulla di sé. A narrare il passato ci sono però lettere, ricordi, fotografie sbiadite e il desiderio della Mazzucco di non dimenticare. “Vita” naviga nel tempo e nello spazio, apparentemente senza ordine anche se la casualità, in un’opera di questo calibro, non può esserci. Il lettore più pigro potrebbe trovarsi spaesato, quello più acuto, invece, non potrà che apprezzare il gioco tutto letterario di sguardi e di intrecci tra persone e personaggi. Un romanzo che diventa un’epopea familiare ma anche nazionale visto che racchiude il senso di un’epoca in cui, oggi, facciamo spesso finta di non riconoscerci.

Quando Vita e Diamante approdano ad Ellis Island, il 12 aprile del 1903, sono solo dei bambini. Lei ha nove anni, lui meno di dodici. Il futuro a Tufo di Minturno, dalle parti del Garigliano, non promette nulla e per loro viene decisa l’America. Destinazione: Prince Street. Una strada di New York alla moda e piena di negozi, oggi. Un quartiere malfamato e fatiscente all’epoca. Lì, in una casa di un paio di locali, vive Agnello, padre di Vita e primo abitante di Tufo ad essere arrivato oltreoceano. Agnello ha i suoi traffici e, come tutti gli immigrati italiani, cerca di fare i soldi. Nella sua misera casa vivono parecchi bordanti e Lena, una circassa dai trascorsi confusi, che gli fa da amante e da serva. Vita è stata mandata da questo padre sconosciuto e non sapeva che gli avrebbe trovato accanto una donna che non ha niente a che fare con sua madre Dionisa che in America non può venirci. Diamante è destinato ai cantieri ferroviari di Cleveland, in Ohio, ma è arrivato troppo tardi, la sua squadra è già partita. Per compensare zio Agnello, che lo ha fatto arrivare fino a New York, il ragazzino lavora come strillone e si arrangia come può.

Nella sudicia casa di Agnello, Vita e Diamante imparano la fame e la miseria accanto a personaggi come Rocco, Geremia e Coca-Cola. L’America ha regole spietate e una lingua che traccia differenze e confini. Il racket della “Mano Nera” impone e minaccia chiunque e anche Agnello, col suo piccolo negozio, è costretto a farci i conti. La Mazzucco scrive con passione ed immediatezza. Affezionarsi ai due protagonisti, Diamante e Vita, è affare di pochi istanti. Seguire la loro storia di crescita e la goffa nascita di un amore che, come fosse un gioco, mescola nuove parole da insegnare ed imparare a baci e carezze è commovente e, allo stesso tempo, divertente. La loro vicinanza diviene pericolo agli occhi di un padre che sogna altro. Il futuro però, Diamante e Vita, se lo promettono ugualmente anche se il destino ha per loro ben altri progetti.

Diamante, nonno della scrittrice, torna in Italia per fare il soldato lasciando alla sua Vita “tutto quello che ha trovato, tutto quello che ha perso. Le lascia il ragazzo che è stato e l’uomo che non sarà mai. Perfino il suo nome” perché Diamante, Dy, si chiama il figlio di Vita che, nel 1944, combatte in Italia per l’esercito degli Stati Uniti. Un giovane ingegnere mandato proprio sul fiume Garigliano a cacciare i nazisti. Ed è proprio Dy a cercare, tra le strade di una Roma che prova a rialzarsi, il volto di quel padre, Diamante, che per una strana miscela di scelte e fatalità non era stato suo padre.

“Vita” mescola realtà e finzione. La Mazzucco inventa ma rimane ben salda ad una storia fatta di ricerca e studio che le hanno permesso di recuperare la storia americana di suo nonno e di scovare le tracce di molti italiani arrivati, agli inizi del XX secolo, in un continente da cui non hanno mai fatto ritorno.

Edizione esaminata e brevi note

Melania Gaia Mazzucco è nata a Roma nel 1966. Suo padre è lo scrittore Roberto Mazzucco. Dopo aver conseguito la Laurea in Storia della Letteratura italiana moderna e contemporanea e in Cinema presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Mazzucco si dedica alla scrittura. Ha realizzato vari soggetti e sceneggiature per il cinema prima di esordire, nel 1992, con il racconto “Seval”. Collabora con l’Enciclopedia Italiana Treccani dal 1995. Il suo primo romanzo si intitola “Il bacio della Medusa” (Baldini&Castoldi, 1996). Seguono “La camera di Baltus” (Baldini&Castoldi, 1998) e “Le così amata” (Rizzoli, 2000) vincitore di vari riconoscimenti letterari. Il premio Strega arriva nel 2003 con “Vita” (Rizzoli, 2003). Poi scrive “Un giorno perfetto” (Rizzoli, 2005) dal quale Ferzan Ozpetek, nel 2008, trae l’omonimo film con Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari e Stefania Sandrelli. Nel 2008 con “La lunga attesa dell’angelo” (Rizzoli) si aggiudica il Premio Scanno. Si è poi dedicata a “Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Biografia di una famiglia veneziana” (Rizzoli, 2009) col quale ricostruisce in chiave documentaristica e storica la vicenda narrata ne “La lunga attesa dell’angelo”. Nel 2012 è uscito “Limbo” (Einaudi).

Melania G. Mazzucco, “Vita“, BUR Rizzoli, Milano, 2010.

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