Greer James

Fallire

Pubblicato il: 11 marzo 2012

Quando mi propongono di leggere un autore americano vado nel panico, o quasi. Non ho grande affinità con questa letteratura. Colpa mia? Probabile. Ma non riesco proprio a reggere certa retorica, certe speculazioni e quel gusto tutto a stelle e strisce di gonfiare le pagine di parole fino a renderle indigeste. Gli americani esagerano spesso, anche nello scrivere. Una sorta di (pre)giudizio di massima che, nel caso di Greer, sono stata costretta a rivedere in toto.

Finalmente un’opera genuina, luccicante, schietta e travolgente. Inaspettata, anche. La copertina (anche quella dell’edizione originale) è pacata e lieve: puro spazio e una violetta dipinta ad acquerello. Non leggo mai i risvolti di un libro per cui venir travolta da una slavina come “Fallire” ha avuto il suo bell’effetto.

L’epilogo è già chiaro fin dal titolo del primo capitolo: “Com’è che Guy Forget si ritrovò in coma“. Infatti Guy è quasi morto in uno schianto automobilistico con un’auto che aveva appena rubato nel tentativo di fuggire da una rapina nemmeno ben riuscita e dopo aver mollato il suo miglior amico Billy sul fianco di una collina.
Per cui Guy Forget (nomen omen) è disteso su un letto d’ospedale e al narratore non completamente onnisciente non rimane altro che saltellare da un episodio all’altro, da un tempo all’altro per spiegare gli eventi che, guarda caso, hanno come punto di riferimento comune il fiasco al cambio-assegni coreano. Perché Guy e Billy avevano intenzione di mettere a segno una rapina coi fiocchi al cambio-assegni coreano, quello gestito da un certo Charlie. “Charlie non era il vero nome di Charlie, probabilmente, perché lui era coreano, ma nella sua targhetta c’era scritto Charlie, rispondeva al nome Charlie, e quando lo chiamavi e ti rispondeva ti diceva “sono Charlie come posso aiutarla?”. Il che dimostra a che punto siamo arrivati, come nazione, se un uomo di origine asiatica può farsi chiamare Charlie senza minimamente tener conto delle associazioni offensive che derivano dall’uso di questa parole, in Vietnam, come espressione slang per indicare il nemico“.

Il colpo al cambio assegni coreano doveva servire a reperire quei cinquantamila dollari necessari a Guy e Billy per lanciare il progetto Pandemonium, un prototipo di una applicazione Internet sostanzialmente ridicola. Guy non gode di particolare stima. E’ un giovane belloccio, dotato di cervello ma sostanzialmente inaffidabile e privo di talento. La sua ambizione primaria è quella che va tanto di moda nel nostro tempo: diventare ricco senza lavorare. Billy lo affianca anche se per il momento tira avanti portando a spasso i cani, a modo suo s’intende: li lega al paraurti della sua auto guidando molto lentamente.

Trovare quei soldi è indispensabile ma nemmeno tanto facile. Marcus, il fratello studioso, laureato e perfetto di Guy, non ci pensa nemmeno a investire una somma del genere per un progetto di cui non afferra l’originalità nonostante gli sforzi di Guy di descrivere le ricadute economiche, comunicative e sociali di Pandemonium. Non avendo altra scelta, Guy e Billy devono rapinare il cambio-assegni coreano. Purtroppo Violet, la bella fidanzata di Guy, (il cui nome richiama il fiore di copertina) ci mette lo zampino, così come lo stravagante Sven Transvoort, uno strano soggetto che odia visceralmente Guy anche se per ragioni che non sono immediatamente comprensibili.

“Fallire” è, nella sostanza, una crime story. La sua forma, però, è sorprendente e anticonvenzionale. Greer, col suo stile diretto e autentico, ricorre essenzialmente alla forma dialogica. La maggior parte dei capitoli del libro sono occupati da conversazioni, a volte surreali ma sempre spassose ed illuminanti, tra Guy e Billy ma anche tra Guy e Violet o tra Marcus e la madre Laura. All’interno di questo romanzo ci sono forme gergali, disquisizioni che vanno dal filosofico all’esistenziale, poesia, musica, riferimenti al mondo web, satira nera e cultura pop. Una mescolanza affascinante e ben organizzata di linguaggi e riferimenti al mondo contemporaneo.
“Fallire” è un bell’esempio di letteratura americana. E per quanto mi riguarda di fallimentare, in questo romanzo, non c’è nulla.

Edizione esaminata e brevi note

James Greer è nato a Boston nel 1961. Ha lavorato per la rivista “Spin” a New York nei primi anni ’90 e, successivamente, dopo essersi trasferito a Dayton, Ohio, è entrato a far parte della rock band indie chiamata Guided By Voices. La musica ha avuto ed ha nella vita di Greer un posto di primo piano. Ma James è anche sceneggiatore e scrittore. Ha all’attivo due romanzi: “Artificial Light” (2006) e “The failure” (2010). Quest’ultimo romanzo, “Fallire” è stato pubblicato in Italia nel 2012 da Quarup. Greer vive tra Los Angeles e la Francia.

James Greer, “Fallire“, Quarup, Pescara, 2012. Traduzione di Valerio Murri. Titolo originale: The Failure (Akashic Book, 2010).

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