Zanardi Carla

Donne a Milano

Pubblicato il: 14 agosto 2017

“… arrivarono a piedi in Via Scaldasole, che partiva dal corso di Porta Ticinese per arrivare, dopo una svolta a gomito, fino alla via Arena, davanti alle chiuse del naviglio, quelle firmate da Leonardo da Vinci. Una viuzza stretta stretta dove si affacciavano fitti i portoni delle case di ringhiera.” (p. 14)

Sono le case di ringhiera a costituire lo sfondo dei primi racconti, ciascuno intitolato a una donna che in qualche modo ne è l’indiscussa protagonista, in questo piccolo ma delicato e curato libro di Carla Zanardi. Nelle case “popolari” arriva gente da fuori, dal Varesotto, dal Pavese, talvolta dal Meridione, e vive in famiglie di sei, di otto persone, in un paio di stanze. Qui si snodano le vicende umane di svariate generazioni, dall’inizio del Novecento al primo Dopoguerra, quando le condizioni economiche, decisamente migliori per tanti, permettono di abitare case e zone diverse, più confortevoli, in alcuni casi quasi avveniristiche: sono le generazioni che dagli anni Cinquanta alle soglie del Duemila si susseguono, in un crescendo di stili di vita che tuttavia non sempre permettono un vero affrancamento da paure, solitudini, idiosincrasie e legami col passato.

Le otto donne raccontate sono dichiaratamente parenti in alcuni casi (e queste parentele non sembrano ignote alla stessa Autrice) e partecipano ad un affresco familiare di inizio-metà Novecento, dove madri, figlie, suocere e nuore intessono la propria vita in modo già molto indipendente per i tempi (in campagna, soprattutto al Sud, avrebbero dovuto vivere fianco a fianco, volenti o nolenti). La parentela si sfronda mano a mano che le generazioni si susseguono, alcune storie sembrano decisamente slegate dalle precedenti e dalle successive. Una scelta non immediatamente comprensibile, che lascia solo leggermente confuso il lettore ormai entrato nella storia di famiglia.

Al nucleo femminile originario, costituito da una capostipite e dalle sue discendenti (nonna Vera, Wanda, Nuccia, ma anche mamma Alba) con le storie di fatica quotidiana, cura dei figli, mariti ubriaconi e violenti, periodi di guerra e di pace, rassegnazione alla fatica,  speranze per il futuro alla ricerca di condizioni migliori, piccole conquiste di spazi sempre più autonomi, si affiancano figure femminili apparentemente estranee al nucleo narrativo di fondo: Ada, la sciurin sciureta che vive miseramente, circondata dai regali che le famiglie presso cui impartisce lezioni di pianoforte preferiscono darle al posto dei quattrini e di cui però non sa che fare; Gemma, una donna che sa vivere sola in anni in cui è certo più normale mettere su famiglia; fino alle quasi contemporanee Laura e Roberta che incarnano la fatica femminile nel ritagliarsi un ruolo indipendente da mariti e uomini nella società, ancora e perfino ai giorni nostri, quando la libertà costa scelte radicali di fuga o viceversa l’adeguamento a un’esistenza comoda ma vuota e triste.

L’analisi psicologica delle protagoniste dei racconti si accompagna a ricordi di un tempo andato, di una città non ancora frenetica ma viva, operosa, con le donne a lavare i panni sui Navigli e come mezzi di trasporto le biciclette e i treni. Nella Milano della Zanardi i nuclei familiari sono già piuttosto dispersi, come è normale nelle città del Nord, le ragazze trovano marito e vanno via a fondare nuove famiglie, talvolta non riescono a rivedere la propria madre in tempo prima dell’ultimo saluto.

Milano, inizialmente presente con le sue strade, i riferimenti, i dintorni, pian piano sbiadisce e negli ultimi racconti quasi scompare, diventa anonima, una città come tante. A dire che forse abbiamo  pagato il nostro tempo e le conquiste in termini di indipendenza e di libertà mentale con la perdita di un’identità fatta di memorie tramandate di madre in figlia, di abilità, di luoghi cari al cuore. Dalla cura familiare l’attenzione delle donne si sposta alla cura personale. Siamo più libere, è indubbio, affrancate dal peso di una vita spesso sacrificata a mariti, figli, esigenze altrui. Ma siamo davvero più felici?

Edizione esaminata e brevi note

Carla Zanardi, giornalista milanese, collabora a varie testate con rubriche di tecnologia domestica e ambientale, pubblica servizi e interviste, raccoglie storie familiari. E’ al suo esordio narrativo.

Carla Zanardi, Donne a Milano, Iacobelli, Guidonia, 2017. 144 p.