Gori Leonardo

La città d’oro

Pubblicato il: 19 maggio 2013

La parola “mistery” presente sulla copertina dell’ultimo romanzo di Leonardo Gori non deve trarre in inganno e far pensare semplicemente ad un thriller o ad una sorta di poliziesco ad enigma ambientato nel passato, con illustri personaggi storici nelle vesti di detective. “La città d’oro” magari è anche quello, ma non solo. La vicenda si apre poco dopo la cacciata dei Medici, nella Firenze del 1508, città cupa, fetida e devastata da un’epidemia: Niccolò Machiavelli è Segretario della Repubblica e pare nascondere un segreto di vitale importanza, condiviso con un visitatore, forse suo prigioniero, di ignota provenienza. Qualcosa che evidentemente deve rimanere ben custodito e che per essere protetto necessiterà del sacrificio del giovane Andrea, prototipo rinascimentale di agente segreto, inviato in missione verso quelli che al tempo erano considerati i confini del mondo conosciuto.

Prima della partenza il novello 007 di Calimala sarà sottoposto a prove decisamente “machiavelliche”, intese non soltanto come duro esercizio fisico ma soprattutto come progressivo superamento di ogni scrupolo etico. Un trattamento a base di spietatezza che il Segretario ritiene vitale per poter giungere indenne, via Siviglia, nel Nuovo Mondo e qui condurre a termine una missione dai contorni ancora incerti. L’obiettivo, grazie alla consultazione di rare mappe presenti in territorio iberico, è raggiungere una fantomatica “città d’oro” nel continente inesplorato e quindi ben oltre l’Hispaniola (Santo Domingo) allora conosciuta. Andrea sul suo cammino incontrerà una donna britannica, Rose, anch’essa decisa ad entrare nel nuovo continente ed apparentemente in cerca di suo marito: una condivisione di intenti tra due persone votate a scoprire l’ignoto e che li porterà a vivere sentimenti contrastanti e poi un’ intensa passione. Li segue di nascosto un agente britannico, gigantesco, inesorabile macchina di morte, ben intenzionato a raggiungere quella città grazie alla loro inconsapevole guida. E, dopo un lungo cammino dentro foreste che apparivano come un altro pianeta, alla “città d’oro” giungeranno; salvo subito comprendere che lì l’oro non significava il prezioso metallo ma ben altro. Recuperato un libro, frutto di un’esperienza vissuta in quei luoghi ancora sconosciuti, il racconto prosegue in riva all’Arno: l’epilogo porterà a scoprire l’identità dell’ospite di Machiavelli e a svelare le tante finzioni che fino ad allora erano dissimulate con la ricerca della città. Dopo pagine e pagine dedicate a questi prototipi di agenti segreti è a Firenze che torna protagonista un Nicolò Machiavelli che Leonardo Gori, almeno in questo romanzo, concepisce ben lontano dagli schemi propri di quel recente filone poliziesco che trasforma famosi personaggi storici in Sherlock Holmes d’altri tempi. Qui non possiamo neppure dire che il Segretario fiorentino sia il protagonista principale del racconto, ma sicuramente viene rappresentato come uno degli artefici dei tanti inganni che poi si sveleranno nelle ultime pagine e tali da giustificare quel “mistery” della copertina. Un Machiavelli che quindi si mostra al lettore in parte fedele alla sua immagine tradizionale legata alla realpolitik (efficace pendant di un Andrea che vive la sua avventura preda dei sentimenti umani più nobili), e in parte reinventato come uomo contraddittorio e diviso tra rettitudine, spietatezza, debolezze e perversioni. Se non per un indugiare al vizio delle droghe davvero poco a che vedere con la figura di Sherlock Holmes (a volte evocata in recensioni un po’ sbrigative), e semmai aspetti umani (o disumani) che ricordano Moriarty e i momenti più concitati e meno deduttivi delle avventure firmate Conan Doyle. Non soltanto un “giallo” quindi ma un’opera che potremmo definire in altri modi senza paura di sbagliarci. Questo anche in virtù di personaggi, alcuni soltanto evocati come Cristoforo Colombo, Caboto, Leonardo da Vinci, ed altri presenti nel vivo della vicenda e con nomi – il religioso Bartolomeo e il britannico Tommaso – che possono svelare il vero significato di “città d’oro” ben prima di quel “machiavellico” finale che ridimensiona i sogni utopici disseminati nel romanzo. Un oro che, come abbiamo anticipato e senza la volontà di azzardare spoiler, non è il metallo prezioso ma che ci appare strettamente legato ad una filosofia dei rapporti umani – concretizzata nella giungla – ed a una politica che si teme possa rappresentare un tremendo pericolo per le famiglie regnanti del tempo.

Una vicenda che lo stesso Leonardo Gori ha ammesso aver voluto raccontare con uno spirito più rivolto all’immaginazione e meno alla verosimiglianza storica. In questo senso mi pare risultino coerenti le parole e le visioni un po’ deliranti, soprattutto nel descrivere i monologhi del gigantesco sicario ed il rapporto avventuroso tra Andrea e l’ambigua Rose. L’impressione, forse condizionata dal fatto che conosciamo bene le competenze di Gori, è quella di un racconto dove si procede avendo ben presente la tecnica del fumetto, ovvero l’intento di cogliere subito delle immagini senza dover troppo perdersi in spiegazioni e retroscena. Un romanzo dove la Firenze di Machiavelli ha un ruolo di primo piano, e non perché da lì prenda le mosse la vicenda e lì trovi il suo epilogo, ma perché di pagina in pagina, in questo viaggio oltre i confini del mondo conosciuto, si scoprirà come l’Atene d’Italia venga rappresentata in stretto rapporto all’idea filosofica di “città d’oro” (Le strade della Città d’Oro si incrociavano regolari, come nel centro più antico di Firenze, oppure contorte, al pari dei quartieri esterni: ma alcune erano appena tracciate sul suolo spoglio, e qua e là si vedevano macerie” – pag. 264). E dove – al di là del valore artistico dell’opera – il romanzo di Gori almeno arricchisce gli standard di genere, spesso assai noiosi e ripetitivi, con l’esplicito contrasto tra l’utopia del misterioso ospite e il vincente realismo del Segretario fiorentino.

Edizione esaminata e brevi note

Leonardo Gori è nato nel 1957 a Firenze. Ha pubblicato la serie di romanzi con protagonisti Bruno Arcieri e Niccolò Machiavelli e numerosi racconti. Per molti anni si è interessato al fumetto e al disegno animato sia come studioso che come collezionista. Tra le sue opere: Nero di maggio (2000), L’angelo del fango (2005), Musica Nera (2008).

Leonardo Gori, “La città d’oro”, Giunti Editore (collana M), Firenze 2013, pag. 420

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2013

Recensione già pubblicata il 19 maggio 2013 su ciao.it e qui parzialmente modificata.