Serao Matilde

Idilio di Pulcinella

Pubblicato il: 20 ottobre 2017

“Idilio di Pulcinella” è una novella scritta da Matilde Serao nel 1914 e tratta dalla raccolta “La moglie di un grand’uomo ed altre novelle scelte dall’autrice“, pubblicata nel 1919. Una storia breve e piuttosto semplice nella quale viene affrontato il delicato e profondo tema dell’identità e della maschera, dell’essere e del sembrare. Poche pagine che si leggono in brevissimo tempo e che, per stile e temi, riportano alle atmosfere napoletane del primo novecento. L’ambientazione più adatta, ovviamente, è il teatro. La figura più emblematica è quella di Pulcinella: personaggio carissimo ai partenopei e non solo. Una figura che, come spiega Gennaro Matino nella sua nota di lettura finale, fu “inventata” a Napoli nella seconda metà del Cinquecento anche se il Pulcinella che conosciamo oggi venne ricreato nell’Ottocento da Antonio Petito, “il più famoso Pulcinella del suo tempo“. Pulcinella con il naso a becco e la voce stridula, Pulcinella perennemente affamato e sempre a pancia vuota. Scansafatiche, scanzonato, irriverente e ciarlone. Pulcinella generoso, allegro e bastonato che, con la sua ironia sferzante ed insolente, sa annichilire i potenti e smontare i boriosi. “Il tipico napoletano che ben conosce quell’arte di arrangiarsi che gli consente di farla franca nonostante i guai in cui si ritrova“.

Al Teatro San Carlino di Napoli le serate sono rallegrate, tra gli altri, da Pulcinella. Sotto al berrettone di lana e sotto l’ampio camiciotto di mussola bianca c’è il giovane Gaetano Starace. La maschera lo fa Pulcinella da sempre perché Gaetano è un Pulcinella da generazioni: lo era suo padre e il padre di suo padre. A lui il compito di ereditare “per trasmissione nel sangue” quella maschera e quella scena. “Pulcinella non è un uomo, non è una personalità simile ad un’altra, ma è un tipo, un carattere, una manifestazione – è lo spirito popolare, sarcastico, ribelle, filosofico, che scoppietta – è la maschera che personifica ed incarna il temperamento meridionale, pieno di fuoco e d’indolenza – è l’aspetto proteiforme di un popolo – è tutto, fuorché un individuo. Se ne sa il nome, è vero: ma pochi sanno il viso“. Gaetano è un commediante. Deve far ridere e ogni sera, dietro la sua maschera nera, inventa ed intrattiene, fatica e suda per sollazzare il pubblico pagante. E il pubblico lo ama e lo acclama.

Poi ci sono le sere in cui capita qualcuno che fa fatica a reagire. L’ostile che non si fa sfiorare dalle battutacce di Pulcinella, insomma “qualche spettatore isolato s’incaponiva a rimaner serio, non sorrideva neppure ai più graziosi frizzi“. Gaetano chiama “scogli” questi soggetti. E, una sera d’aprile, tra gli spettatori si presenta uno “scoglio” che Gaetano non riesce in alcun modo a scalfire. La ragazza, perché di una ragazza si tratta, rimane indifferente a tutto. Il suo volto è impenetrabile ed austero, possiede “un’aria di serietà superiore, quasi incosciente, certo naturale“. Pulcinella riesce a far ridere tutti, tranne lei che, invece, esprime, con lo sguardo, immenso disprezzo. Gaetano è impressionato, agitato ma anche attratto e pensa a quella strana ragazza ogni momento. Non sa togliersela dalla testa finché si scoprirà innamorato.

Sofia. Si chiama così quello “scoglio” che Gaetano vorrebbe avvicinare e frequentare. Nelle settimane seguenti la trova, la segue e riesce persino a farsi conoscere. Lei non ha idea che Gaetano sia il Pulcinella del San Carlino. E Gaetano finge di non esserlo. Inventa qualche storia su di sé e su quello che fa per vivere. Non vuole che Sofia lo biasimi per questo impersona esattamente l’uomo che lei vorrebbe che fosse. Il gioco delle parti si complica ulteriormente con la sovrapposizione di identità diverse: Gaetano è uno e centomila. I personaggi che interpreta in teatro si sommano al personaggio che diventa al cospetto della sua amata e tutti passano attraverso la persona che è.

Fingere è un’arte sottile ma anche particolarmente faticosa. La maschera protegge chi la porta fino al momento in cui cade svelando il vero volto di chi l’ha indossata. Il legame tra l’attore e il pubblico prevede una sorta di compromesso tra chi finge calcando la scena e chi, seduto in platea o in galleria, sa che l’altro sta fingendo. Un vincolo fondamentale che rappresenta l’anima dell’arte teatrale. La verità non serve, la realtà può essere comodamente esclusa. Ma quando l’attore dismette la propria maschera, si strucca o si sveste sceglie di rinunciare ad una difesa potentissima e torna ad essere un semplice individuo. Gaetano, sulla scena, recita due volte, dissimulando se stesso rispetto al pubblico e rispetto alla donna che ama. Calarsi la maschera per lui è, allo stesso tempo, un trionfo ed una disfatta perché lo espone al tripudio del pubblico che lo adora e al disprezzo di chi, nella sua alterigia, non sa amarlo per ciò che è.

Edizione esaminata e brevi note

Matilde Serao è nata a Patrasso, in Grecia, nel 1856. E’ stata una delle più amate e pregevoli scrittrici e giornaliste del primo Novecento italiano. Ha studiato a Napoli diplomandosi maestra. Ha iniziato a lavorare come telegrafista ma, ancora giovanissima, ha iniziato a pubblicare novelle e altri scritti su testate locali. Più tardi entra a far parte della redazione del Corriere del mattina. Si trasferisce a Roma nel 1882 dove inizia a collaborare con alcune riviste. Nel 1884 sposa Edoardo Scarfoglio col quale fonda prima il Corriere di Roma e poi il Corriere di Napoli e quindi Il Mattino di cui è condirettrice fino al 1904, anno in cui si separa dal marito e fonda, a Napoli, Il Giorno che dirige fino alla morte. Come scrittrice e narratrice, Matilde Serao ha pubblicato più di quaranta libri. Tra le sue opere più importanti possiamo ricordare: Dal vero (1879); Piccole anime (1883); Fantasia (1883); Il ventre di Napoli (1884); La virtù di Checchina (1884); La conquista di Roma (1885); Il romanzo della fanciulla (1886); Vita e avventure di Riccardo Ioanna (1887); All’erta, sentinella! (1889); Il paese di Cuccagna (1890); Addio, amore! (1890); Castigo (1893); L’infedele (1897); Nel paese di Gesù (1898); La ballerina (1899); Suor Giovanna della Croce (1900). Matilde Serao muore il 25 luglio del 1927, colpita da un infarto mentre scriveva.

Matilde Serao, “Idilio di Pulcinella”, EDB, Bologna, 2017. Nota di lettura di Gennaro Matino.

Pagine Internet su Matilde Serao: Wikipedia / Enciclopedia Treccani / Liber Liber / Enciclopedia delle Donne / Il portale del sud