Jefferson Margo

Negroland

Pubblicato il: 7 novembre 2017

Molti anni fa, seguendo un programma in TV, sentii dire che se un uomo nero è ricco, colto e potente viene considerato automaticamente un bianco. Mi venne da pensare: è considerato bianco dai bianchi o bianco dai neri? Probabilmente da entrambi. Godere di certi privilegi sembra poter tramutare una persona nera in una persona bianca o, almeno, sembra far dimenticare a molti che il nero è nero. Il razzismo di fondo è lampante. I neri, in sostanza, raggiungono lo stesso livello dei bianchi a patto che dimostrino di possedere ricchezza, cultura e potere. Insomma esistono prerogative che appartengono solo ai bianchi e se un nero ha la fortuna e la possibilità di farle proprie, allora può travestirsi da bianco e godere degli stessi vantaggi di un bianco. E’ su questo insano ma collaudato meccanismo culturale e sociale che si fonda “Negroland” di Margo Jefferson.

Siamo di fronte ad un’opera che, a mio avviso, non è semplice inquadrare con precisione perché, per stile ed argomentazioni, spiazza e disorienta. Molti la definiscono “memoir”, di certo è un’opera articolata in molte entità differenti. A volte si snoda come fosse un’autobiografia, a tratti appare come un irruento flusso di coscienza, a volte pare la cronaca di un’epoca e di una società ormai estinte, altre volte diventa la testimonianza di un’osservatrice accurata ed altre ancora un’invettiva senza possibilità di rimedio. Onestamente si può anche far fatica a seguire certi salti e certe evoluzioni perché, narrativamente parlando, sembra che il filo si spezzi e si riannodi in continuazione.

Di sicuro aver scelto un titolo come “Negroland” denota coraggio e una buona dose di anticonformismo. Margo Jefferson, una donna nera che parla dei neri chiamandoli serenamente Negri per tutto il corso del suo libro: “…trovo ancora che negro sia una parola sbalorditiva, illustre e terrificante. Una parola che trovi sui manifesti con gli schiavi fuggiaschi e sugli editti con i diritti civili […] La chiamo Negroland perché per molto tempo la parola “Negro” ha dominato la nostra storia, perché per molto tempo ho vissuto con i suoi significati e le sue insinuazioni…“. “Negroland” non è un paese reale, è più autenticamente, un microcosmo che non ha confini né frontiere. “Negroland” è, infatti, uno stato d’animo, una condizione esistenziale, un club piuttosto esclusivo di cui la Jefferson fa parte perché, semplicemente, ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia borghese e benestante. Padre medico pediatra e madre proveniente da una distinta élite nera. Sono Negri che appartengono ad una classe superiore e, proprio per questo, spinti a comportarsi al meglio e a conquistare traguardi e successi.

Per la mia generazione era ancora valido un motto: Affermazione. Invulnerabilità. Portamento“. La Jefferson è nata nel 1947 ed è stata educata, fin da subito, a divenire una donna sicura, determinata e pronta a risaltare per le proprie capacità e la propria intelligenza. Fin da bambina, Margo di Negroland, ha imparato che il privilegio di appartenere ad un gruppo di neri abbienti e culturalmente formati si paga con una gravosa dose di responsabilità: modi impeccabili, aspetto impeccabile, dizione impeccabile, istruzione impeccabile. Tutto concorre a mantenere e rafforzare quei privilegi che i Negri hanno conquistato nei secoli con estreme sofferenze e che per i bianchi sono sempre stati semplicemente un diritto.

La tematica è complessa e la lettura impegnativa. Probabilmente, agli occhi di un lettore italiano, molte delle sfumature e delle questioni trattate dalla Jefferson restano sfuggenti o non totalmente afferrabili per via della mancanza di una conoscenza profonda e nitida delle questioni razziali che hanno caratterizzato la storia americana. La Jefferson, che ha vissuto in prima persona e sulla propria pelle i decisivi mutamenti razziali avvenuti degli Stati Uniti soprattutto durante gli anni ’60 e ’70, ha il merito di guardare e descrivere certi cambiamenti da una prospettiva molto speciale. Si coglie, soprattutto, la maturazione di una consapevolezza razziale costruita e conquistata con il tempo e con l’esperienza. Uscire da certe convenzioni, riconoscendone comunque il fondamento, è stato un percorso di maturazione intima ed intellettuale che ha costretto la Jefferson a mettere in discussione persino la sua stessa esistenza.

Edizione esaminata e brevi note

Margo Lillian Jefferson è nata a Chicago nel 1947. Ha lavorato come critica teatrale e letteraria per il New York Times ed ha insegnato presso la New School for Liberal Arts of Eugene Lang College. Dopo la laurea, conseguita alla scuola di giornalismo della Columbia, è divenuta redattrice di Newsweek dove ha lavorato fino al 1978. Nel 1995 ha vinto il premio Pulitzer per la critica. Nel 2006 ha pubblicato un saggio dedicato a Michael Jackson mentre con “Negroland”, uscito nel 2015, ha conquistato il National Book Critics Circle Award 2016 e il premio The Bridge 2016.

Margo Jefferson, “Negroland“, 66thand2nd, Roma, 2017. Traduzione dall’inglese di Sara Antonelli. Titolo originale “Negroland” (2015).