Foenkinos David

Charlotte

Pubblicato il: 29 novembre 2017

La Charlotte del titolo è Charlotte Salomon, pittrice ebrea tedesca deportata nel campo di concentramento di Auschwitz dove venne uccisa nel 1943, a soli 26 anni e incinta, in una camera a gas. Perché, ovviamente, ai nazisti nulla importava di chi fosse Charlotte, di cosa avesse vissuto e sofferto, di quanto avesse amato dipingere e di quali sogni si portasse dentro. Ai nazisti bastava sapere che Charlotte era un’ebrea per decretarne la soppressione. Di Charlotte Salomon ci resta una memoria fatta di moltissimi dipinti e disegni, opere che ricordano un po’ Chagall, un po’ Klimt, un po’ Van Gogh. Il libro di David Foenkinos è una sorta di biografia poetica della giovane pittrice tedesca, un lungo racconto che ci descrive la vita di Charlotte e un po’ anche il suo modo di fare arte.

In un’intervista Foenkinos racconta il suo incontro con Charlotte Salomon: “Mi sono imbattuto per caso in Charlotte, visitando una piccola esposizione dei suoi quadri a Parigi. È stato uno choc emotivo. Per anni ho continuato a pensare a lei, a sfogliare il catalogo delle opere. L’ho citata in altri libri, era diventata un’ossessione. Ho visitato tutti i luoghi della sua vita, sono andato a Berlino dove nacque e studiò, a Villefranche sur mer, in Costa Azzurra, dove si era rifugiata e dove fu denunciata e arrestata. Ma non riuscivo a scriverne.” Poi però l’autore francese ha trovato il metodo a lui più consono per riuscire a scrivere di Charlotte ossia frantumando ogni frase, soppesando ogni parola ed ogni dettaglio fino a produrre prosa poetica. Gli a capo sono costanti ed ossessivi, sono la misura che ci restituisce il passo e lo stile di chi scrive. Una misura che, con il procedere della storia, può farsi stancante e vagamente opprimente. Sicuramente le pagine scorrono via velocemente, sicuramente la vicenda di Charlotte affascina ma tanto poetico spezzettare potrebbe rivelarsi, alla lunga, fuori luogo e persino un po’ tedioso.

L’esistenza di Charlotte, che David Foenkinos ripercorre con estrema precisione, è funestata da dolorose tragedie. Sembra proprio che nella sua famiglia materna ci sia una fortissima predisposizione al suicidio. Lei stessa, Charlotte, porta il nome della sorella di sua madre morta a soli diciotto anni buttandosi in un fiume. “Charlotte ha imparato a leggere il proprio nome su una tomba. / Non è dunque la prima Charlotte. / All’inizio c’era sua zia, la sorella di sua madre. / Le due sorelle sono molto unite, fino a una sera di novembre del 1913“. E non è questo il solo episodio. Anche la madre di Charlotte deciderà di uccidersi e lo stesso farà sua nonna, molti anni più tardi. Charlotte cresce con suo padre Albert, un facoltoso ed importante medico chirurgo, e con la donna che lui decide di sposare dopo la morte di sua moglie. Charlotte deve lasciare il liceo che frequenta un anno prima di diplomarsi a causa le leggi razziali che Hitler ha promulgato. La ragazza inizia a disegnare e sogna di entrare in Accademia, pur sapendo che, da ebrea, il suo sogno è difficile da realizzare. Inizia comunque a studiare. “Non riesce a esprimere i suoi sentimenti. / Ma la tecnica migliora. / Trova un compromesso fra la tradizione che ha appreso e gli autori moderni. Ammira profondamente Van Gogh, scopre Chagall. / Ha una venerazione per Emil Nolde, del quale ha letto questa frase: «Mi piace quando un quadro sembra essersi dipinto da solo». Naturalmente, adora anche Munch, oltre a Kokoschka e Beckmann. Ormai le interessa solo la pittura, è diventata un’ossessione“.

Nonostante le avversità, Charlotte entra in Accademia dopo aver conquistato e convinto Ludwig Bartning che riconosce in lei un autentico talento. È l’unica studentessa ebrea presente. Nel frattempo i nazisti mettono al bando e distruggono le “opere degenerate“, quelle di artisti come Marc Chagall, Max Ernst e Otto Dix. Charlotte non ha dubbi di sorta: lei sta con questi artisti. Ne apprezza il genio, ne ammira i lavori, ne studia i particolari. Desidera dipingere e vivere per dipingere. Studia quello che deve ma elabora presto un suo stile personale ed autentico.

Foenkinos ci racconta, passo passo, i particolari della vita di Charlotte Salomon tra cui il suo amore per Alfred Wolfsohn, maestro di canto della matrigna Paula. Lo stesso Alfred che spesso ricorre nei suoi dipinti e nei suoi disegni. Ma Foenkinos ci racconta anche la sua fuga dalla Germania, l’arrivo rocambolesco a Villefranche-sur-Mer, nel sud della Francia, e il grande affetto nato tra Charlotte e l’americana Ottilie Moore che ospitò la pittrice e, con lei, i suoi nonni, presso l’Ermitage, una bellissima villa sulle colline. Charlotte continua a dipingere anche in Francia fino al momento in cui viene portata via dai tedeschi assieme ad Alexander Nagler, il rifugiato tedesco sposato pochi mesi prima e da cui aspetta un figlio. Il treno che ha prelevato Charlotte arriva ad Auschwitz il 10 ottobre del 1943. Probabilmente Charlotte è stata mandata nella camera a gas immediatamente. Prima di essere arrestata, la pittrice aveva affidato le sue opere al fidatissimo amico Moridis, medico di Villefranche-sur-Mer. Successivamente il materiale è stato spedito negli Stati Uniti ad Ottilie Moore, la donna a cui “Vita? O Teatro?” è dedicato. La donna, dopo la guerra, restituisce tutto al padre di Charlotte, sopravvissuto dopo essere fuggito in Olanda. Il patrimonio di opere lasciato da Charlotte Salomon è stato dapprima affidato al Rijksmuseum di Amsterdam, successivamente, dal 1971, è passato al Jewish Historical Museum della stessa città, dove è tuttora conservato a cura della Fondazione Charlotte Salomon.

Edizione esaminata e brevi note

David Foenkinos è nato nel 1974 a Parigi. Ha studiato presso l’Università della Sorbona ed ha esordito come narratore nel 2001. E’ uno scrittore molto amato ed apprezzato in Francia ed ha ricevuto diversi riconoscimenti: il Prix Roger-Nimier per “Le Potentiel érotique de ma femme” nel 2004 e il Premio Renaudot per il romanzo “Charlotte” nel 2014.

David Foenkinos, “Charlotte”, Mondadori, Milano, 2015. Traduzione di Elena Cappellini.

Pagine Internet su Charlotte Salomon: Wikipedia / Enciclopedia delle donne / Arte Rai / Mostra a Milano / JWA