AA.VV. Di Giorgi Cristina, Penna Bianca (a cura di)

Ignoto Militi

Pubblicato il: 21 Dicembre 2021

“Già. Il Tricolore… E adesso il verde che prima era dei prati è diventato dello stesso tono delle uniformi dei soldati che ci stanno accasciati sopra. Il bianco non è più solo quello della neve, ma è il colore dei visi dei cadaveri, degli infiniti cadaveri affilati e irriconoscibili. Il rosso invece è rimasto rosso sangue, rosso acrilico come quello di una lacca che porta il sigillo di una lettera… ed è una lettera di morte. Ma l’unico colore che vedo è quello della notte, che non giudica le mie maledizioni e non ottempera al dovere di consolarmi. La notte, semplicemente, mi fa compagnia mentre io ti cerco nel buio. E in quel buio voglio vedere nitidamente dove hai combattuto, voglio posizionarti mentre cadi, voglio focalizzare la tua sagoma. Voglio che rimanga nella mia memoria persino il momento del tuo punto terminale purché mi faccia vedere te, purché mi faccia riconoscere te nel nero profondissimo” (p.24)

Queste struggenti parole dall’afflato lirico sono, a parere di chi vi parla, la più eloquente introduzione all’opera che ho scelto di presentarvi. Parole che tradiscono un dolore assoluto e inaccettabile, annichilente e incomprensibile; quel dolore che solo una madre può provare, in ogni luogo e in ogni tempo, qualsiasi sia stata la circostanza che lo ha generato. Parole che riconducono idealmente alla notte dell’anima di chi suo malgrado resta, che hanno una solennità che va oltre la perdita in sé, per ricongiungersi ad un comune sentire ideale che abbracciò indissolubilmente un intero popolo, in un tempo lontano ma non troppo; un tempo in cui morire per la Patria non era solo un dovere, ma un onore. Un grande onore. Il più grande di tutti. Queste straordinarie parole, figlie dello spirito del tempo che le ha ispirate, sono a loro volta parole “madri”; madri perché generano, instillano nel lettore la consapevolezza di essere di fronte ad una storia unica e irripetibile, comune e condivisa, cruenta e dolorosa, gloriosa ed eroica. La Storia delle Storie, o per meglio ricondurla all’opera in questione, il Racconto dei Racconti, quello del Soldato Ignoto.

Ignoto Militi, edito da Idrovolante, è un vero e proprio ricordo-omaggio, a cento anni esatti dalla sua istituzione, in onore e in memoria del Milite Ignoto. Il soldato senza nome, il figlio d’Italia che è a sua volta padre di noi (italiani) che gli siamo succeduti, senza il cui sacrificio non saremmo dove oggi siamo e non avremmo la consapevolezza dell’immenso valore del suo dono. Chi è stato – ma sarebbe meglio dire chi è, considerata l’atemporalità e il valore della sua figura – e come è nato il simbolo Milite Ignoto voglio darlo per scontato, perché se avete la curiosità e la voglia di leggere queste pagine immagino che tutti, più o meno, lo sappiate. Quello che mi preme rimarcare, a maggior ragione essendo quella in questione un’opera scritta interamente al femminile, è il valore simbolico del gesto di Maria Bergamas, la donna che scelse il feretro da traslare all’Altare della Patria, madre di Antonio Bontempelli, irredentista gradiscano dai sentimenti repubblicani, che volle combattere e morire per l’Italia.

Undici racconti, come si diceva, tutti scritti da donne; in memoria e in ricordo di quelle donne – madri, mogli, figlie, amanti – che aspettarono sovente invano chi non tornò più. Undici racconti, come undici sono state le bare che furono trasferite a Gorizia e poi nella Basilica di Aquileia, per essere sottoposte al rito di selezione compiuto solennemente da Maria Bergamas, fino a che il Soldato Ignoto, nel suo viaggio lungo le stazioni d’Italia, arrivò a Roma, all’Altare della Patria, dove ancora oggi riposa e riposerà per sempre. Undici storie di soldati senza nome perché orrendamente mutilati fino a risultare irriconoscibili, idealmente affratellati con coloro le cui spoglie non si sono mai trovate. Undici storie terribili, sanguinose, estremamente dure e dolorose, inutile provare a decorarle in modo improprio; ma assolutamente umane, dense di vita, di gloria e di quello spirito eroico che, inevitabilmente, il tempo del benessere ha progressivamente affievolito nelle lande d’Occidente. Anche per questo è bene tornare a raccontarle, sia pur con l’ausilio dell’immaginazione – un’immaginazione assai verosimile, come potrete apprezzare leggendo –, perché lo spirito eroico dei nostri nonni e bisnonni non vada irrimediabilmente a disperdersi negli ingranaggi dell’omologante tritacarne culturale contemporaneo, tanto da poter parlare ancora, con voce forte, al nostro presente e ancor più – e ce ne sarà estremo bisogno – al nostro futuro. Da questo peculiare punto di vista il valore di Ignoto Militi va ben oltre la pur apprezzabile resa estetica e contenutistica, per iscriversi di fatto e di diritto tra le opere che è bene tramandare alle più immediate generazioni, a tutti quei figli ignari o totalmente disinteressati alla storia Patria, sovente non per loro colpa.

La storia della Grande Guerra, con le sue battaglie al fronte e le sue trincee, si respira davvero tra queste pagine, che evitano spontaneamente la retorica, senza particolari artifici, affidandosi più che altro a fatti e sentimenti, modellati da un’immaginazione che in tale contesto doveva avere necessariamente confini circoscritti. Anche se, ad un’attenta analisi, alcune storie risultano effettivamente sovrapponibili, l’armonia del tutto non ne risente particolarmente, perché il lavoro d’insieme ha una sua logica evidente, una sua poetica riconoscibile che non stona mai. Per questo ho scelto, in ossequio allo spirito che anima questi undici racconti, di non far risaltare alcuna firma a scapito di altre, di non lodare alcuna storia in particolare, nonostante le mie preferenze. È giusto leggere Ignoto Militi come un’unica storia che si compone di undici racconti, tra loro diversi per forma, struttura, ispirazione e mi spingerei ad affermare addirittura genere, ma accomunati dal sentimento che li ha guidati. Un sentimento che accompagna il lettore per l’intera narrazione, invitandolo a riflettere su tematiche che hanno a che fare con la nostra storia, con la nostra memoria, fino a interrogare il nostro se più intimo e profondo su questioni che trascendono i fatti che ci vengono raccontati per infine approdare alle considerazioni e ai dubbi che investono il presente.

E allora mi viene da chiedermi (e da chiedervi), dopo aver letto e apprezzato queste pagine, perché non il 4 Novembre? Perché idealmente si è scelto il 25 Aprile e non il 4 Novembre come ricorrenza che ci vorrebbe unire tutti sotto la stessa bandiera? Passatemi questa breve riflessione, a margine della lettura. Il 25 Aprile è una data che resta e probabilmente resterà – è di tutta evidenza – divisiva, per i motivi che tutti conosciamo, il più rilevante dei quali è che celebra la vittoria di una parte su un’altra, nell’ambito di una guerra civile. È stata una contesa tra italiani – stessa Patria, medesimo sangue -, a prescindere dall’eterna questione sull’essere dalla “parte giusta” o dalla “parte sbagliata” (lo ha cantato sulle splendide note di Franco Battiato, con una sorta di rispetto per i vinti assai inusuale per la fattispecie trattata, Francesco De Gregori nella sua intensa ballata Il cuoco di Salò). I motivi per i quali il 25 Aprile è una data più sentita e considerata del 4 Novembre non dobbiamo certo raccontarceli in questa sede, tanto sono palesi agli occhi di chi ha un minimo di nozioni sull’argomento ma il quesito è legittimo e va ribadito con forza. La memoria delle gesta eroiche delle Grande Guerra restano dunque come il collante più efficace per il nostro popolo, anche a distanza di cent’anni. Conoscerle, trasmetterle, tenerle vive nel ricordo di chi verrà dopo di noi è un dovere civico e morale, oserei dire anche spirituale perché credere in ciò che trascende la mera quotidianità, come tutto ciò che ha a che fare con l’amor di Patria e il Tricolore, è qualcosa che, al pari di una fede religiosa, rifugge l’immanenza del dover sopravvivere al giorno che viene. È una religione laica, civile. Un tempo li chiamavamo ideali; oggi, in questo continuo voler ridefinire il senso delle parole, non saprei.

“Mario giace a terra. Il viso contorto è schiacciato contro il fango. La testa è esplosa, l’elmetto polverizzato, l’hanno preso in pieno, è stato come se qualcuno avesse premuto all’improvviso l’interruttore. Tac. E non ci sei più. Nessuna puttana nel bordello piangerà per lui, nessuna si chiederà come mai quel giovane non torna, forse sarà morto in guerra; un nuovo cliente cui esaudire le voglie ne farà sparire la memoria. Ma i suoi fratelli hanno tutti gli occhi lucidi. Prima erano bagnati ma ora sono stati asciugati in fretta dalla manica della divisa. Non si guardano, non parlano, non serve. Sanno quel che devono sapere, e il Tricolore al vento garrirà l’indomani anche per lui”. (p.141)

Edizione esaminata e brevi note

Cristina Di Giorgi (1972): giornalista e scrittrice, ha pubblicato il saggio Note Alternative (Edizioni Trecento 2008), è coautrice di Il nostro canto libero (Castelvecchi 2010) e di Cantando Giovinezza (Ritter 2016), curatrice di La guerra tradita. Diario dal fronte di un ufficiale di artiglieria di Luciano Berti (Mursia 2016) e Cannoni e Ciliegi in fiore di Mario Appelius (Idrovolante Edizioni, 2017). Innamorata della Storia e dell’Italia, collabora con Idrovolante Edizioni come direttrice della Collana “Giganti”, che propone biografie di Uomini e Donne che hanno fatto grande il Paese. Teseo Tesei, All’assalto della Gloria (2018) è il primo ritratto di questa nuova serie.

Bianca Penna è nata a Roma il primo agosto 1987. Obliqua, è amante dei libri e delle narrazioni, in tutte le loro forme. È psicologa, laureata con lode in Neuroscienze cognitive all’Università La Sapienza; si sta formando come psicoterapeuta in Analisi transazionale socio cognitiva all’Ifrep. È autrice del romanzo Sui binari del treno (2011) e dello spettacolo teatrale Sera di Giugno (2019). Il profumo dei sogni incendiati (2020), è la sua seconda opera di narrativa.

AA.VV. a cura di Cristina Di Giorgi e Bianca Penna, Ignoto Militi. Le donne raccontano il Figlio d’Italia, Idrovolante Edizioni, 2021.