Maraini Dacia

Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza

Pubblicato il: 12 agosto 2014

Sono arrivata a “Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza” di Dacia Maraini per pura curiosità. Onestamente: mi aspettavo qualcosa di meglio. Una famosa autrice che scrive di una delle sante più celebri e celebrate della tradizione italiana mi aveva lasciato immaginare un’opera complessa, magnifica, profonda, sorprendente. No. Niente di tutto questo. “Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza” non è propriamente un saggio perché non ne ha la forza oggettiva né la struttura; non è un romanzo perché non inventa né ricostruisce nulla; non è un’agiografia perché la vita della Santa è spesso solo tratteggiata e mai sviluppata del tutto. La sensazione è che la Maraini si sia accontentata di rimanere in superficie limitandosi a filtrare informazioni derivate da altre opere dedicate a Chiara di Assisi alle quali ha incorporato la propria partecipazione empatica ed onirica. L’autrice propone qualche riflessione e una buona serie di interrogativi ma credo che per comprendere pienamente le scelte della Santa e afferrarne il senso sia necessario scavare ulteriormente nel profondo di una cultura, di una religiosità e di un tempo molto diversi e molto distanti dai nostri.

L’espediente messo a punto dalla scrittrice per iniziare la sua opera è piuttosto blando: una giovane siciliana, tale Chiara Mandalà, inizia ad inviarle delle e-mail dando vita ad una sorta di scambio epistolare che, a tratti, si fa però inconsistente e un po’ finto. La ragazza, oltre ad essere anoressica e bulimica, sembra non avere alcuna prospettiva. Si sente persa e, con discreta sfrontatezza, chiede alla scrittrice di dedicarsi alla figura di Santa Chiara a cui lei tiene tanto. Tutto qui? Tutto qui. La Maraini si mostra inizialmente scettica e vagamente infastidita dall’insolenza della ragazza ma, ovviamente, alla fine si fa trasportare dalla curiosità e da qualche sogno di troppo ed inizia a scrivere il suo “diario”. Nel frattempo la Mandalà sparisce come farebbe un fantasma ma l’opera di avvicinamento alla Santa va avanti.

Il testo è un procedere lineare attraverso le testimonianze delle monache che hanno conosciuto Chiara, e hanno scelto di vivere con lei la clausura, ed altre nozioni relative alla condotta delle donne del XIII secolo. La tradizione vuole che Chiara sia stata avvicinata alla vita monacale da Francesco, lui che aveva già abbandonato le proprie ricchezze e si era votato alla povertà totale. Anche Chiara, seppur giovanissima, sceglie di lasciare la sua casa e le agiatezze in cui era sempre vissuta, per dedicarsi a Dio. Chiara non avrebbe prediletto la clausura. A quanto pare avrebbe amato muoversi e predicare come faceva Francesco ma, al tempo, alle donne non era consentito fare le predicatrici né dedicarsi all’evangelizzazione. Le donne non potevano far altro che pregare e rimanere rinchiuse. Alla preghiera e alla clausura, Chiara aggiunse anche la piena povertà e la mortificazione del corpo. Un concetto, quest’ultimo, che pare scandalizzare alquanto la nostra scrittrice ma che, al tempo, era pienamente accettato e diffusamente praticato. Il principio, in realtà, è alquanto semplice, se si vuole: la mortificazione del corpo, e il dolore fisico che ne consegue, servono a conquistare la purificazione poiché punendo la carne lo spirito viene mondato da ogni peccato. E solo uno spirito puro può sperare di avvicinarsi alla vera essenza di Dio. D’altro canto il Medioevo è il tempo dei penitenti e dei flagellanti: probabilmente l’argomento avrebbe potuto essere sviluppato meglio.

Le considerazioni, anche abbastanza pedanti, relative alla misoginia della Chiesa non sono una grande novità così come non rappresentano nulla di nuovo tutte le valutazioni legate allo stato di subordinazione e sottomissione a cui erano costrette le donne del tempo. Chiara non è stata una femminista né una rivoluzionaria. Ha fatto una scelta coraggiosa ma, come scrive la stessa autrice, al tempo vi erano molte altre realtà monastiche femminili che nascevano spontaneamente e che, tra l’altro, preoccupavano non poco i pontefici. Chiara ha scritto la sua “regola” anche se, probabilmente, non avrebbe mai desiderato farlo. Papa Innocenzo IV, che si reca a trovare la Santa poco prima della morte, promette alla monaca che firmerà la bolla per l’approvazione della sua Forma Vitae. Una firma che effettivamente arriva e che Chiara accoglie con gioia: “Et desiderando epsa grandemente de havere la regula de l’ordine bollata, pare che uno dì se potesse pone epsa bolla alla boccha sua ed poi de l’altro dì morire“. E’ suor Philippa a parlare, una delle consorelle di Chiara, una delle testimoni più preziose del processo di canonizzazione della Santa di Assisi che fu proclamata tale dopo un paio di anni dalla sua morte.

Nonostante tutto la figura di Chiara sembra comunque sfuggire forse perché osservata costantemente da lontano e sfiorata solo per brevissimi istanti. La Maraini dà quasi l’impressione di temerla riducendosi a girarle attorno senza mai afferrarla davvero. Recupera qualche leggenda mistica, si appoggia alla letteratura monastica femminile e ne denuncia persino la scarsa diffusione, ci riporta le parole di testimoni in vita di Chiara eppure a me pare che l’anima autentica di questa giovane vissuta diversi secoli fa e ancora tanto affascinante le sia scivolata tra le mani. E a poco serve il parallelismo tra la scelta esistenziale compiuta da una ragazza del XIII secolo e quello di una ragazza del XXI secolo: il richiamo è piuttosto prevedibile e narrativamente debole.

Edizione esaminata e brevi note

Dacia Maraini è nata a Fiesole nel 1936, figlia dell’etnologo, orientalista e scrittore Fosco Maraini. Ha vissuto la propria infanzia in Giappone ed ha trascorso gli anni dal 1943 al 1946 nel campo di concentramento di Nagoyo. Dopo essere tornata in Italia, la Maraini ha vissuto per un breve periodo a Bagheria, in Sicilia, per poi trasferirsi a Roma da suo padre. Nel 1957 ha fondato, insieme ad altri, la rivista letteraria “Tempo della letteratura“. E’ un’autrice prolifica e poliedrica. Il suo primo romanzo risale al 1962 e si intitola “La vacanza“. A cui hanno fatto seguito “L’età del malessere” (1963); “A memoria” (1967); “Memorie di una ladra” (1972); “Donna in guerra” (1975); “Il treno per Helzinki” (1984); “Isolina” (1985); “La lunga vita di Marianna Ucrìa” (1990, premio Campiello e libro dell’anno); “Bagheria” (1993); “Un clandestino a bordo” (1993); “Voci” (1994); “Dolce per sé” (1997); “Buio” (1999, Premio Strega); “La nave per Kobe” (2001); “Colomba” (2004); “Il gioco dell’universo” (2008); “La grande festa” (2011); “L’amore rubato” (2012); “Chiara d’Assisi. Elogio della disobbedienza” (2013). E’ autrice di racconti, poesie, saggi, racconti per bambini, testi teatrali e sceneggiature cinematografiche. Ha collaborato e ha conosciuto alcuni dei più grandi autori del Novecento ed è stata la compagna di Alberto Moravia con cui visse dal 1962 al 1978.

Dacia Maraini, “Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza”, Rizzoli, Milano, 2014.

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