Murgia Michela

L’incontro

Pubblicato il: 25 luglio 2012

Deludente. E’ il primo aggettivo che, a freddo, sono riuscita ad affibbiare a questo breve, recente romanzo della Murgia. Dopo aver adorato l’incanto, la potenza e il trasporto di “Accabadora” ritrovarmi tra le mani un libricino tanto insipido è risultato particolarmente sconfortante. Evidentemente mi aspettavo di più e di meglio di questa storiella tanto “carina” ma tanto insignificante. Probabilmente il contratto con l’Einaudi prevedeva la pubblicazione di un nuovo libro e gli obblighi contrattuali hanno portato la Murgia a scrivere un’inezia come “L’incontro”.

Al centro del romanzo c’è Maurizio, un ragazzino di una decina d’anni che, tutte le estati, va a trascorrere le vacanze dai nonni, a Cabras, il piccolo paese in provincia di Oristano in cui la Murgia è nata. Maurizio è figlio unico, uno status che, per molti versi, rappresenta un privilegio anche se, nella realtà comunitaria di Cabras, deve presto imparare a tradursi in quel “noi” che dà la dimensione di un’appartenenza più larga e solida. “A Maurizio non veniva così facile dire «noi», perché non c’è plurale nel mondo di un figlio unico, educato dalla solitudine a diventare per sempre l’unica misura di se stesso“.

Le estati di Maurizio somigliano molto a quelle di tutti i ragazzini che, avendo la fortuna di non dover restare in città, possono vivere avventure indimenticabili insieme agli amici con cui perdersi in giochi, cacce agli animali e qualche marachella capace di tramutare un avvenimento quasi pericoloso in vera e propria mitologia. I divieti dei nonni possono essere facilmente aggirati: “essere figlio unico presentava dei vantaggi: nessun fratello faceva la spia se infrangevi le regole“. Maurizio può muoversi con discreta libertà assieme ai suoi amici Franco Spanu e Giulio. L’estate del 1985 è scandita e passata agli annali per un evento quasi tragico che ha rischiato di mandare in fiamme l’intero cortile della parrocchia di Santa Maria. Fortunatamente l’incendio appiccato dai ragazzini per bruciare dei grossi sorci fuoriusciti dalla canala di scolo dell’acqua piovana, si è limitato ad incenerire la palma centenaria a cui il sacerdote, padre Marras, era particolarmente affezionato. “Il racconto della morte delle merdone e della spedizione nella canala occupò praticamente tutta un’estate di storie e passò di bocca in bocca davanti ai crocicchi serali delle case, arricchendosi di aneddoti succosi al punto che pian piano anche Giulio, Maurizio e Franco finirono per ripeterli come patrimonio comune, godendosi il gusto di essere eroi segreti di quella irripetibili avventura“.

Ma un’avventura ancora più formidabile e spettacolare è stata quella dell’anno successivo, il 1986, quando l’intera comunità di Cabras si ritrova, forse per la prima volta nella sua storia, divisa in due: due parrocchie, due comunità, due piccoli universi in contrasto. La processione dell’Incontro, che ogni anno, durante i riti pasquali, conduce la statua della Madonna a ritrovare ed incontrare quella del Gesù risorto, si trasforma in una sorta di sfida senza precedenti, una collisione tra parrocchie e parrocchiani la cui soluzione è affidata alla voce e alla guida dei due chierichetti quasi ex amici: Giulio da una parte e Franco dall’altra.

Una storiella semplice semplice, fin troppo probabilmente. Scritta in maniera un po’ piatta e sviluppata senza particolare enfasi né entusiasmo. Un romanzo che manca di verve e di personalità probabilmente perché non c’è una storia davvero degna di essere raccontata. La Murgia si è limitata a scrivere un anonimo temino ricorrendo ad alcuni ricordi della sua infanzia ma ha dimenticato di trasportare in questo libro quel talento che altrove, invece, è stata capace di tirare in ballo. Quell’estro e quella passione per la scrittura che le ha dato la fama di cui gode e che le auguro di ritrovare in fretta.

Edizione esaminata e brevi note

Michela Murgia è nata a Cabras, in provincia di Oristano, nel 1972. Per ISBN, nel 2006, ha pubblicato “Il mondo deve sapere”, un diario tragicomico della sua esperienza lavorativa presso la Kirby a cui, l’anno seguente, Paolo Virzì si è ispirato per il film “Tutta la vita davanti”. La Murgia collabora con magazine e riviste italiane. Nel 2007 ha scritto per l’antologia sull’identità sarda Cartas de Logu, curata da Giulio Angioni ed edita dalla CUEC. Un anno più tardi arriva “Viaggio in Sardegna – undici percorsi nell’isola che non si vede” (Einaudi) e “Altre Madri” accolto nell’antologia “Questo terribile intricato mondo”. Il romanzo più celebrato è però “Accabadora” pubblicato nel 2009 e vincitore dei premi Dessì, SuperMondello, Alassio, Viadana, Città di Cuneo e SuperCampiello. Nel 2011 pubblica “Ave Mary. E la chiesa inventò la donna”, sempre per Einaudi, e nel 2012 il romanzo breve “L’incontro”.

Michela Murgia, “L’incontro“, Einaudi, Torino, 2012.

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