Potok Chaim

Il mio nome è Asher Lev

Pubblicato il: 11 settembre 2016

Marc Chagall era un pittore ebreo. Lo erano anche Chäim Soutine e Max Liebermann. Così come il nostro Modigliani. E’ pur vero che di pittori ebrei, nella storia della grande arte, ce ne sono pochi. Il problema è che per lo più gli ebrei osservanti ritengono l’arte solo un mero diletto o un blando passatempo. La stessa identica opinione che ha Aryeh Lev, il padre di Asher Lev. Per questo padre è complicato avere a che fare con un figlio, l’unico figlio, portatore di un talento inusuale come quello del disegno. Perché per Asher Lev disegnare è come respirare. Gli viene naturale e gli è necessario. Non sa farne a meno. Sa parlare più e meglio attraverso i suoi disegni che con le parole. Coi disegni racconta il dolore lacerante di sua madre, i silenzi vorticosi che vive e vede, spiega certa solitudine e raccoglie sogni che non saprebbe spiegare altrimenti. Asher possiede un talento eccezionale, un incanto che dallo sguardo passa attraverso le dita e dalle dita ad una matita e da una matita sul foglio da disegno. Ritrae ciò che vede e ne ricava consolazione, pensiero e spesso tormento.

Potok mette in piedi un eccellente romanzo di formazione. Una storia che ruota soprattutto a temi di inconciliabilità, crescita e conflitto. Perché quando gli stessi genitori comprendono che Asher farà dell’arte la sua ragione d’esistere, fanno fatica a capire e ad accettare. Un uomo troppo spesso in missione in Europa per il Rebbe è un padre fin troppo assente. Il suo lavoro è fondamentale per la nascita di comunità ladover in un continente in cui, dopo la seconda guerra mondiale, gli ebrei sono privi di una guida e privi di certezze. Asher, dalla sua casa di Brooklyn, capisce la rilevanza del compito affidato a suo padre ma ne patisce comunque la lontananza. Sua madre, come tutte le madri, percepisce il disagio di Asher e comprende la forza autentica del suo talento più di quanto non riesca a fare Aryeh il quale, al contrario, teme che il “dono” di suo figlio sia solo una delle tante pericolose espressioni di corruzione e depravazione proveniente dall’Altra Parte, ossia dal regno del Male. Ed è solo grazie alla saggezza del vecchio Rebbe, capo della comunità ebraica di cui Asher fa parte, che il pittore in erba riesce a trovare la possibilità di individuare il suo percorso di maturazione personale ed artistica. Un cammino che lo avvicina alla grande pittura ma che lo allontana sempre di più dall’idea di rettitudine morale ebraica che suo padre vorrebbe che lui rispettasse. D’altro canto comprendere la pittura dei grandi artisti, emularne i temi, recuperarne la perfezione e studiarne le tecniche e le espressioni implica, per Asher, il contatto con immagini, storie e soggetti che la religione ebraica considera peccaminosi: blasfemia allo stato puro.

Eppure Asher non pensa di essere blasfemo quando dipinge un nudo di donna, non rinnega il suo Dio quando osserva e studia la Cappella Sistina, non pensa di venir meno alle leggi della sua religione quando rimane ad occhi spalancati di fronte all’immagine di un Cristo morto. Perché Asher è e rimane un ebreo osservante. Un ebreo osservante che diviene anche un ottimo artista. La cultura tradizionale ebraica osteggia tutto quello che deriva dalla rappresentazione figurativa ma Asher sa che il suo talento non può essere disgiunto dalla volontà suprema ed incontrovertibile del Ribbono Shel Olom.

“Il mio nome è Asher Lev” non fa che confermare il fatto che Chaim Potok sia uno scrittore eccellente, capace di trasferire nei suoi libri tematiche umane, sociali e spirituali di estremo interesse. Lo confesso: ho un debole per Potok. Dopo l’innamoramento iniziale per “Danny l’eletto” non ho mai smesso di incrociare e leggere i suoi libri. Ed è quel che continuerò a fare.

Edizione esaminata e brevi note

Chaim Potok, figlio di ebrei polacchi immigrati in America, nasce a New York, nel quartiere del Bronx, nel 1929. Studia letteratura inglese presso la Yeshiva University e si laurea con il massimo dei voti. Poi ottiene altre lauree: quella in filosofia all’Università di Pennsylvania e quella in ebraico presso il Jewish Theological Seminary of America, che avvia Potok alla carriera di rabbino. E’ cappellano dell’esercito USA in Corea e, più tardi, redattore capo della Jewish Pubblication Society of America. La notorietà, come scrittore, giunge nel 1967 grazie a “The Chosen”, tradotto in Italia con il titolo di “Danny l’eletto”, romanzo che, nel 1981, diviene un film: “Gli eletti” (titolo originale “The Chosen”) diretto da Jeremy Paul Kagan. Potok è autore di libri per ragazzi, saggi storici, romanzi ed è noto anche come critico letterario. Le sue opere, oltre a “Danny l’eletto” sono: “La scelta di Reuven”, “Il mio nome è Asher Lev”, “Il libro delle luci”, “In principio”, “Storia degli ebrei”, “Il dono di Asher Lev”, “L’arpa di Davita”, “Io sono l’argilla”, “Vecchi a mezzanotte”, “Novembre alle porte”, “Zebra e altri racconti”. Potok muore nella città di Merion, in Pennsylvania, il 23 luglio del 2002.

Chaim Potok, “Il mio nome è Asher Lev“, Garzanti, Milano, 2006. Traduzione dall’inglese di Donatella Saroli.