Di Paolo Paolo

Mandami tanta vita

Pubblicato il: 27 agosto 2018

Piero Gobetti è ancora oggi ammirato da molti per il suo precoce talento, per la sua vivida intelligenza e per aver contrastato il regime fascista che lo perseguitava con brutalità. Gobetti è apprezzato ancora oggi perché, pur essendo giovanissimo, era riuscito a fondare una casa editrice, a dirigere riviste e scrivere libri di notevole spessore politico e filosofico. Eppure per me la figura di Gobetti rimane legata prevalentemente agli stralci di meravigliose lettere d’amore e di meditazioni che il giovane studioso e pensatore scrisse ad Ada, la ragazza che ha amato e sposato. Un Gobetti innamorato e tenero, profondo e idealista. Piero e Ada sono la dimensione di Gobetti che ho conosciuto sopra ogni altra.

“Mandami tanta vita” è un romanzo uscito nel 2013 e ho deciso di iniziarne la lettura perché curiosa di conoscere Paolo Di Paolo e il suo modo di scrivere. Sono sincera: ho scelto un libro a caso e non immaginavo che tra queste pagine avrei ritrovato anche Piero e Ada. Una sorpresa estremamente piacevole, senza dubbio. Un romanzo nemmeno troppo lungo ma che al suo interno racchiude una doppia storia fatta di speranze sospese e fatica di crescere. Dico di una doppia storia poiché oltre a Gobetti, in questo romanzo, si muove anche Moraldo “personaggio d’invenzione dal nome felliniano“. Tra Moraldo e Piero esiste una sorta di filo invisibile che porterà i due giovani a sfiorarsi appena senza che nessuno dei due ne abbia reale contezza.

La duplicità si sviluppa attraverso il racconto a doppio filo che lo scrittore romano ha saputo tessere e far crescere gradualmente e che permette al lettore di ritrovarsi nella Torino degli anni Venti. Moraldo è uno studente di Lettere appassionato di caricature. Viene dalla provincia ed è figlio di un mercante di scarpe di cui forse un po’ si vergogna. A Torino vive a pensione presso la casa di un vecchio insegnante che legge Benedetto Croce e si diletta a partecipare ai funerali di gente che nemmeno conosce. Moraldo è uno spirito inquieto, un giovane che vorrebbe uscire dal limbo esistenziale che lo trattiene e lo spegne. Anche per questo rimane irritato ma profondamente affascinato da un giovane dal volto pallido e col pomo d’adamo sporgente che un giorno viene a disturbare la lezione su Dante all’Università. “Avrebbe poi scoperto che lui e il suo piccolo clan venivano dalla facoltà di Legge, e che ogni tanto passavano da Lettere come uditori. Lui, il capo, aveva appena fondato una rivistina seriosa: ne aveva lasciata qualche copia sparsa sugli ultimi banchi. Si dava un gran da fare tra conferenze, libri, discorsi di politica. C’era chi li chiamava, lui e i suoi amici, l’Accademia dei Patiti“.

Moraldo ha appena visto Piero e comincia a sperare di poter avvicinare quel ragazzo tanto determinato e sicuro di sé. Avrebbe potuto, magari, scrivere su una rivista letteraria, conoscere persone interessanti quanto lui e farsi ammirare dai suoi genitori, ricevendo un’approvazione e un’attenzione sempre negate. Moraldo ci prova: scrive a quel Gobetti per presentarsi e proporsi. Lo fa due volte ma non riceve alcuna risposta. Nel frattempo Piero Gobetti, siamo nel febbraio del 1926, è già marito e padre, suo figlio Paolo è nato da un mese appena ma lui pensa che rimanere a Torino non sia sicuro. “È dalla fine dell’estate che Piero ragiona su Parigi, andare a Parigi come l’unica soluzione per resistere. Dividersi fra due città, finché sarà possibile. Se le cose andassero come lei le sogna, ci sarebbe tutto il tempo di veder crescere un po’ il bambino, appena il giusto per partire tutti e tre“. Infatti Piero vuole partire per Parigi alla ricerca di un lavoro e di una libertà che i fascisti, qui, nella sua città, gli hanno sottratto a furia di botte e divieti. Partire anche se non sta ancora bene, anche se la tosse gli spacca il petto, anche se non sa esattamente cosa farà. “Il silenzio, quando si dilata troppo, è un urlo. Ma il dovere è sorridere. Lei dice Quando Paolo avrà dei fratelli e avremo una casa a Bruxelles, e un’altra a Ginevra. Lui dice Sì. Poi dice Non tremare, il nuovo lavoro e la libertà mi faranno guarire. Meglio rimandare il momento in cui dirsi buonanotte, meglio prendere tempo. Bisogna farsi proteggere dalle notti che precedono un viaggio, stare dentro i loro minuti come nell’ultimo luogo sicuro“.

Anche Moraldo finirà a Parigi, un po’ per istinto, un po’ per passione. Sta seguendo Carlotta, la ragazza che ha conosciuto per caso quando le ha restituito la valigia che aveva scambiato con la sua. Una fotografa che, al contrario di molte donne del tempo, decide di sé e segue con estrema determinazione i propri sogni. Moraldo è stregato e confuso da questa giovane con le trecce, anche se Carlotta, dopo averlo sedotto, lo tiene a distanza e lo tratta come tratterebbe chiunque. La storia di Piero e Moraldo procede in parallelo e offre nomi, luoghi e atmosfere che Di Paolo ha tratto da documenti, giornali e oggetti del tempo per poi rielaborarli e ispirarsi fino a farli divenire letteratura. Un lavoro efficace che trasmette a chi legge il clima dell’epoca, oltre alle immagini di due giovani per molti versi differenti ma uniti entrambi dal disincanto e da una giovinezza che sfuma e si trasforma in un’età e in una consapevolezza nuove e probabilmente più complicate. Al termine della lettura di “Mandami tanta vita” posso tranquillamente affermare di aver incontrato un autore di sicuro interesse. Ho amato la sua idea di inventare una storia legata alle “giovinezze prodigiose” della Torino di un tempo e, soprattutto, ho trovato molto affascinante la liricità di molti passaggi e la loro immensa forza evocativa e ideale.

Edizione esaminata e brevi note

Paolo Di Paolo è nato a Roma nel 1983. Autore di numerosi romanzi “Raccontami la notte in cui sono nato” (2008), “Dove eravate tutti” (2011, Premio Mondello e Super Premio Vittorini), “Mandami tanta vita” (2013, Premio Salerno Libro d’Europa, Premio Fiesole Narrativa e finalista Premio Strega), “Una storia quasi d’amore” (2016). Inoltre è autore di “La meravigliosa stranezza di essere vivi” (2012) e “L’Italia del pomeriggio” (2014). Ha curato un’antologia di Piero Gobetti, “Avanti nella lotta, amore mio! Scritture 1918-1926” (2016). Molti suoi libri sono nati da dialoghi: con Indro Montanelli, a cui ha dedicato Tutte le speranze (2014, Premio Benedetto Croce), con Antonio Debenedetti, Dacia Maraini, Raffaele La Capria, Antonio Tabucchi, di cui ha curato Viaggi e altri viaggi (2010), e Nanni Moretti. Ha pubblicato tra l’altro “Ogni viaggio è un romanzo” (2007), per bambini “La mucca volante” (2014, finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi) e “Giacomo il signor bambino” (2015; Premio Rodari), per il teatro “Istruzioni per non morire in pace” (2015). È tradotto in diverse lingue europee.

Paolo Di Paolo, “Mandami tanta vita“, Feltrinelli, Milano, 2013.

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