Saltini Luca

Una piccola fedeltà

Pubblicato il: 4 giugno 2018

La peculiarità di Una piccola fedeltà, il bel romanzo di Luca Saltini edito da Giunti, è – tra le altre – la sua densità. Densità di descrizioni, di scrittura, di approfondimento e introspezione psicologica dei personaggi che lo popolano. Densità che, non vorrei esser frainteso, va declinata nella prospettiva di una condizione di fluidità, di avanzata concentrazione, di succosa ed efficace ricchezza. Sono, questi, aspetti non comuni nella narrativa italiana di questi ultimi anni, dove si procede sovente “per sottrazione”, dove la paratassi è maestra di vita e il ritmo sempre più concitato del racconto si modula sul linguaggio cinematografico: pochi ed essenziali riferimenti ambientali e personaggi che si spiegano nell’azione.

Una piccola fedeltà è invece un romanzo d’impianto tradizionale, opera di un autore maturo, consapevole del proprio talento e del proprio “mestiere”. Luca Saltini vive a Lugano, in Svizzera, dove si occupa di ricerca storica, ed è qui al suo quarto libro dopo la pubblicazione di numerosi racconti per l’infanzia in riviste, i romanzi Tattoo, Il demolitore di camper (per Fernandel) e Periferie (per ADV).  Le sue competenze in materia di Storia e Cultura del Novecento hanno fruttato nella composizione di un affresco così variegato e convincente della Romania negli anni della dittatura di Ceauşescu. L’io narrante e protagonista della vicenda è Augusto Castiglioni, un trader italiano che si è arricchito col petrolio in quegli anni burrascosi. All’inizio del romanzo lo troviamo anziano e recluso in una clinica di lusso di Milano, nell’attesa di scoprire la natura di una misteriosa malattia degenerativa che lo sta portando alla paralisi. È da quella distanza temporale e geografica, in un momento cruciale della propria parabola esistenziale, che Castiglioni riavvolge il nastro della memoria e riflette sul significato delle scelte compiute, delle figure che hanno avuto un ruolo importante nella sua formazione personale, a partire dal padre altruista e impegnato nel sociale, che avrebbe voluto per lui un futuro da medico: «Che ne era di tutto quanto mi aveva insegnato? Della sua pedagogia, dell’ideale di vita di cui aveva cercato di educarmi? Io ne facevo strame per un puro tornaconto personale!».

Divenuto ingegnere chimico, Castiglioni si vota al successo e alla brama di potere. Quello del trader è un lavoro dove serve la determinazione, la cattiveria e un chiaro obiettivo: fare soldi a palate. Senza scrupoli e senza guardare in faccia nessuno. Con Lenz, collaboratore onesto e sensibile forma la Lenca, società che inizia ad accumulare profitti, soprattutto in virtù dei contratti di fornitura strappati al diabolico Victor Janku, un alto funzionario del regime, personaggio di maudit che si imprime nel lettore per la sua sete di onnipotenza, per il suo istinto rapace e aggressivo che rivelerà, verso la fine del romanzo, alcuni aspetti di fragilità che potrebbero farci pencolare tra odio viscerale e una inquietante empatia nei suoi confronti. Il senso del possesso di Janku si esprime anche nella noncuranza che ha per i suoi interlocutori in affari, quel suo bizzoso tenerli per il collo, appesi all’altalena della sua volubilità, dei suoi umori e anche della sua dipendenza dall’alcool. È lo stesso piacere perverso e compiaciuto del carnefice con le sue vittime il rapporto che Janku ha con le sue amanti, considerate meri oggetti da piegare ai propri desideri.

Castiglioni asseconda Janku, per proprio interesse. Ne rimane sedotto, per alcuni aspetti: quell’uomo è un suo doppelgänger, è come se rimirasse in uno specchio la sua parte più oscura. Castiglioni e Lenz rimangono sconvolti per l’assoluta mancanza di rispetto con la quale Janku si rapporta alla giovane Achilina, figura di contadina altera e fiera: «Era molto bella certo, ma credo che la ragione per cui Janku impazziva per lei era il disprezzo con cui lo guardava. Non lo nascondeva in nessun modo, rimaneva fredda, non gli sorrideva mai, non faceva nulla per compiacerlo. […] Con ogni sguardo gli gridava che tutto quanto di lei non poteva stringere con le sue mani bramose, non gli sarebbe mai appartenuto, sarebbe sempre sfuggito in un luogo lontano».

Non ci dimenticheremo presto di questo personaggio di donna che soccombe ma decide con risolutezza di non farsi piegare e oppone strenuamente una sorta di “resistenza passiva” al male che la investe. Anche Castiglioni non è immune al suo fascino. Ogni volta che ritorna in Romania dall’Italia la colma di attenzioni e regali costosi: vestiti di boutique, accessori, cibi e bevande pregiate. L’occasione di una fuga d’amore si presenta nel corso di un viaggio di Janku all’estero, e Castiglioni finisce per rimanere impigliato nella rete dei suoi sentimenti. Quel che prova per Achilina è un amore destabilizzante, che rischia di compromettere il suo rapporto con Janku e pregiudicare le possibilità future di fare ancora affari con lui.

La Storia ci mette lo zampino: quando alla fine degli anni Ottanta il Comunismo inizia a sgretolarsi in tutta Europa, l’imperativo di Castiglioni, il suo patto stretto con Janku è quello di arraffare tutto quel ch’è possibile, sfruttare il vuoto di potere che si sta creando per arricchirsi ulteriormente, in maniera fraudolenta se necessario – ma con la cura capillare di cancellare tutte le tracce di sé lasciate per anni nei mercati internazionali. In questo scorcio epocale aumenta la velocità degli eventi, tutto diviene più concitato e febbrile, quasi confuso e a tratti imprevedibile. Non c’è posto per le promesse fatte ad Achilina di portarla via con sé da quella miseria. Castiglioni ha già compiuto la sua scelta, eppure se ne rende consapevole solo a distanza di tempo, ricomponendo l’ordito di tutti i suoi rimpianti.

Sarebbe bastata, allora, o è sufficiente oggi, per il trader, una piccola fedeltà: che si tratti di una premura nei confronti di un’anziana signora, incontrata al mercato di Bucarest, alla quale portava in regalo una stecca di sigarette rientrando in Romania dall’Italia (gesto che nel concreto gli ha salvato la vita in un episodio tra i più drammatici del romanzo) o un aiuto al povero Lenz, nella quotidiana lotta contro l’Alzheimer che ha afflitto la tanto amata moglie. Sono gesti che non leniscono le ferite più profonde, eppure mantengono vitale, per quanto nostalgica e malinconica, la consapevolezza dei propri errori e della propria natura, l’aver tentato di porvi rimedio ma senza successo, come nella celebre metafora della rana e dello scorpione.

Lo sfarzo degli ambienti del potere, la minaccia incombente della famigerata Securitate, la polizia del regime, le piazze e i palazzi tristi e ingrigiti in rigoroso stile comunista, l’insensata megalomania dell’edificio del Parlamento di Bucarest sono solo alcuni dei dettagli di questo romanzo che nella descrizione e indagine del particolare trova le sue invenzioni più felici, in un naturalismo aggiornato al gusto corrente che deve molto ai grandi romanzieri tra Otto e Novecento, come Zola o Maupassant. Uno per tutti, l’episodio del primo incontro con Achilina nella sua casa, quando Castiglioni ci arriva con Janku e Lenz. La ragazza si è nascosta, per sottrarsi alla visita indesiderata di Janku, e Castiglioni vaga per le stanze: «A quel punto percepii un cambio di equilibri dentro l’ambiente in cui mi trovavo, come se fossi stato in una sfera piena di sabbia e qualcuno l’avesse capovolta. Forse era mutata la luce o si era attenuata, forse l’aria era diventata più rarefatta. Mi voltai verso una parete alle mie spalle. Una mano di donna aveva scostato una tenda. Achilina mi guardava negli occhi con le labbra serrate, il volto disteso. […] Notai il leggero riflesso del sudore dentro la fossetta alla base del collo e due anelli dorati ai lobi delle orecchie. […]» Ho spoilerato abbastanza, ma il romanzo è pervaso di questa eleganza descrittiva, di un gusto ritrovato per il bello scrivere. Segnatevelo: Una piccola fedeltà, di Luca Saltini.

Edizione esaminata e brevi note

Luca Saltini vive con la moglie e quattro figli a Lugano. Ha pubblicato, per Fernandel, i romanzi Tattoo e Il demolitore di camper e Periferie per ADV.

Prima edizione: Luca Saltini, “Una piccola fedeltà”, Giunti Editore – Collana Scrittori Giunti, 2018, pagine 276.

Alberto Carollo giugno 2018, per Lankenauta.