Gallardo Sara

Gennaio

Pubblicato il: 25 Aprile 2021

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“Gennaio” è il primo romanzo scritto da Sara Gallardo, scrittrice e giornalista argentina scomparsa nel 1988 a soli 57 anni. “Gennaio” venne pubblicato nel 1958. Solo oggi, nel 2021, con la traduzione di Bruno Arpaia e i tipi di Solferino, possiamo leggerlo anche in italiano. La Gallardo venne dimenticata quasi subito dopo la sua morte. Solo di recente alcuni autori argentini hanno recuperato la sua opera e le hanno restituito gli onori e l’attenzione di cui è degna. Sara Gallardo merita di essere letta, apprezzata, valorizzata e amata. Nonostante “Gennaio” sia il suo primo romanzo, quindi rappresenti l’esordio della Gallardo nel mondo della narrativa, esso dimostra di essere un’opera incisiva, consapevole e ben pensata.

“Gennaio” racconta una storia comune, in fondo. Una storia sentita mille volte perché appartiene a quella sfera della “violenza contro le donne” che è stata, è e, sfortunatamente, sempre sarà. In principio è una ragazzina incinta. Nefer sa di esserlo, non ha alcun dubbio. Vive in campagna attorniata da gente impegnata per lo più a valutare quanto renderà il raccolto o a capire di chi sono le vacche lungo la strada. A lei, in fin dei conti, nessuno bada veramente: è giovane, è femmina, è insignificante. Dopo Nefer, l’altra protagonista della storia è la paura di Nefer, non ci sono dubbi. Una paura che si gonfia lentamente come la sua pancia. La paura di dover ammettere che quel piccolo corpo che cresce dentro al suo corpo è arrivato da uno stupro.

La Gallardo dà vita a una prosa accurata, profonda, disperata così da riflettere, parola per parola, un paesaggio che può essere soffocante o stati d’animo che affondano nella lacerazione della vergogna. La vita procede indifferente rispetto al dramma tutto adolescenziale di una giovane vittima: gli insetti svolazzano, il sole brucia, la radio viene accesa, le ombre si allungano; “la voglia di morire le passa osservando sua sorella che si gratta pensosamente un braccio, mentre aspetta che il turco finisca di mangiare per portare via il piatto“.

Nefer è pur sempre un’adolescente e, come tutte le adolescenti, sogna ciò che non può essere come, per esempio, che quel figlio sia del giovane che le piace e non di quello che le è stato addosso, ubriaco dopo una festa. “Se il Negro sapesse che è suo, che è suo, forse mi guarderebbe, forse mi amerebbe e mi sposerebbe, forse ce ne andremmo tutti e tre con un sulky in qualche cascina, lontano, a vivere là per sempre Però non è suo Sì, sì, è suo, suo No, non è suo Però è colpa del Negro, è colpa. Cosa può fare una ragazza, sola in campagna, in una campagna così vasta e così verde, tutta orizzonte, con treni che vanno nelle città e tornano da chissà dove? Cosa può fare?“.

Nefer è impotente e sa benissimo di esserlo, Nefer è incastrata in un destino che non si cambia. Lei non è ricca, alle ragazze ricche quello che è accaduto a lei non succede e se succede c’è qualcuno che risolve tacitamente il problema: “fra tutta quella gente tranquilla lei è angosciata e impaurita nel bel mezzo della vita. Perché non si può tornare indietro, il tempo passa e tutto cresce, e dopo che è cresciuto arriva la morte. Ma all’indietro non si può andare“. Nefer si trascina opaca nei suoi silenzi, nei suoi occhi che osservano e contengono, nel cibo che non riesce più a trattenere, in un aborto che, alla fine, non riesce a farsi fare. Intorno non capiscono e non possono immaginare, nemmeno sua madre, donna troppo dura, presa dalle preoccupazioni del quotidiano. La Gallardo, con un libro del 1958, ci porta dentro l’urgenza di un tema attualissimo: la libertà, per una donna, qualsiasi donna, di abortire senza criminalizzazioni. “Gennaio” ha più di 60 anni eppure ci pone ancora di fronte a tematiche che, per molte persone e in molti luoghi, sono ancora causa di discrimine, di sofferenza, di ignominia, di morte.

Edizione esaminata e brevi note

Sara Gallardo (1931-1988) nasce a Buenos Aires da una famiglia aristocratica. È stata, come scrittrice e giornalista (per la rivista «Confirmado» e per il quotidiano «La Nación»), un’acuta osservatrice e critica della società argentina. “Gennaio” (1958) è il suo primo romanzo, cui sono seguiti “Pantalones azules” (1963), “Los galgos, los galgos” (1968), “Eisejuaz” (1971) e “La Rosa en el viento” (1979). Inoltre, ha pubblicato una raccolta di racconti, numerosi libri per bambini e diari di viaggio. Alla sua morte, stava lavorando a una biografia di Edith Stein. Riscoperta e consacrata in anni recenti come riferimento nella letteratura sudamericana grazie ad autori come Samanta Schweblin e Ricardo Piglia, accostata a Juan Rulfo, nel 2018 si è imposta all’attenzione del pubblico europeo con l’edizione spagnola di “Gennaio”.

Sara Gallardo, “Gennaio“, Solferino, Milano, 2021. Traduzione di Bruno Arpaia. Titolo originale: “Enero” (1958).

Pagine su Sara Gallardo: Scheda Solferino / Wikipedia (en)